L’Ariosto che mi vedeva come un Angel divino
Ludovico Ariosto ai miei tempi era celebrato come il più grande poeta contemporaneo e sicuramente ebbi modo di incontrarlo una o più volte di persona.
Le nostre strade infatti si incrociarono in differenti occasioni.
Non ricordo il momento esatto in cui gli strinsi la mano, son passati secoli ormai e a dirla tutta mi piaceva più il suo poetare che il discorrere delle faccende della vita.
L’Ariosto soggiornò più volte a Firenze e si recò a Roma dopo l’elezione di Leone X de’ Medici, avvenuta nel 1513.
Visitò ripetutamente la Cappella Sistina e non fece mistero del suo apprezzamento per gli affreschi della volta. Addirittura volle ricordare Giona nelle sue Satire:
“Sia ver che tante mitre e diademe/mi doni, quante Jona di cappella/ala messa papal non vede inisieme…”
Nel luglio del 1529 andai a Ferrara per studiare da vicino le fortificazioni fatte costruire dal duca Alfonso d’Este. In quel momento l’Ariosto era il poeta di corte e non è da scartare che ci conoscemmo proprio in quel frangente.
Nel canto XXXIII dell’Orlando Furioso, l’Ariosto scrisse: “…quel che a par sculpe e colora, Michel, più che mortale, Angel divino”
Nonostante l’ammirazione che l’Ariosto aveva nei miei riguardi, non nacque un’amicizia stretta o comunque un legame di qualsiasi altro tipo fra noi.
Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
The Ariosto who saw me as a divine Angel
Ludovico Ariosto in my time was celebrated as the greatest contemporary poet and I certainly had the opportunity to meet him one or more times in person.
In fact, our paths crossed on different occasions.
I don’t remember the exact moment I shook his hand, it’s been centuries now and to be honest I liked his poetry more than talking about life’s affairs.
Ariosto stayed several times in Florence and went to Rome after the election of Leo X de’ Medici, which took place in 1513.
He visited the Sistine Chapel repeatedly and made no secret of his appreciation of the vault’s frescoes. He even wanted to remember Jonah in his Satires of him:
“Sia ver che tante mitre e diademe/mi doni, quante Jona di cappella/ala messa papal non vede inisieme…”
In July 1529 I went to Ferrara to closely study the fortifications built by Duke Alfonso d’Este. At that moment Ariosto was the court poet and it cannot be ruled out that we met right at that juncture.
In canto XXXIII of Orlando Furioso, Ariosto wrote: “… the one who sculpts and colors, Michel, more than mortal, divine Angel”
Despite the admiration that Ariosto had towards me, a close friendship or in any case a bond of any other kind did not arise between us.
For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by making an appointment for the next posts and on social media.

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