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I mecenati perduti che investivano in bellezza

Stamani ho voluto cominciare la giornata rileggendo alcune cose sul Bacco in un libro scritto da Risaliti e Vossilla. Sfogliando le pagine sono andato a ricercare ciò che ho sottolineato qualche anno fa alla prima lettura, e mi sono imbattuto in una considerazione sui mecenati che voglio condividere con voi.

Si sente spesso dire che gli artisti di un tempo non ci sono più ma siamo proprio sicuri sia così? A mio avviso è vero in parte ma dietro c’è una ragione ben precisa che già vi avevo palesato QUA.

I soldi oggi devono portare altri soldi e il guadagno non è tale se non comporta altro guadagno. Non c’è più il gusto del bello, la voglia di investire in grandiose opere pubbliche che possano far parlare del committente a secoli di distanza dalla sua morte.

Si investe in altro modo: azioni, palazzi, imprese. Si mettono da parte l’arte e il bello a scapito di tutti. Pensate un po’ alle grandiose fontane romane: opere magnifiche fatte sì per glorificare il committente ma che rendevano più bella la città e fornivano un vero e proprio servizio a tutta la popolazione.

Tagliando corto, in questo libro, ho trovato una considerazione del fiorentino Matteo Palmerini che fa pensare e ve la riporto qua.
“Magnificenza è posta nelle grandi spese dell’opere meravigliose e notabili. Per questo tale virtù non può essere operata se non da ricchi e potenti. Le spese magnifiche vogliono essere grandi e convenienti in dette opere, in modo che l’opera paia mirabile, e meriti la fatta spesa, et ogni cosa sia bene allogata in essa. Per le spese del Magnifico vogliono essere in cose onorifiche e piene di gloria, non private ma pubbliche, come in edifici et ornamenti di templi, teatri, logge.

Insomma, i grandi investimenti in opere pubbliche fatte dai personaggi più ricchi del tempo, erano qualcosa che rendeva onore a chi le commissionava e tutti ne potevano beneficiare guardandole o, come nel caso di fontane e chiese, usarle in quanto beni pubblici.

Troppe cose son cambiate da allora. Ai posteri forse riusciremo a lasciare le bellezze del passato ma della nostra epoca poco più che macerie.

A proposito, se volete sapere a quale libro sto facendo riferimento in questo momento, date un’occhiata QUA. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti.

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