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29 maggio 1265: nasce Dante a Firenze

Pare sia stato un 29 maggio come oggi ma del 1265 quando Date venne alla luce nella mia amata Firenze. Scrivo pare perché non è ancora stata stabilito con precisione il giorno in cui il sommo poeta vide la luce di questo mondo.

Amavo Dante e i suoi versi che leggevo e rileggevo fino a conoscerli a menadito. Illuminato come pochi, per me fu molto di più di una semplice fonte di ispirazione.

Mi sarebbe garbato che almeno le sue spoglie potessero tornare in terra natìa ma ahimè, così non fu. Scrissi anche a papa Leone X de’ Medici nell’ottobre del 1518 per chiedere di intercedere sulla questione e, al contempo, offrendomi di fare la sepoltura a titolo gratuito.

Tanto era grande per me Dante che sarebbe stato un onore dedicargli una degna sepoltura come si conviene a un personaggio di tal spessore. “Io Michelagniolo Schultore il medesimo a Vostra Santità suplicho, offrendomi al Divin Poeta fare la Sepoltura sua chondecente, e in loco onorevole in questa Cictà”. Il papa non mosse un dito e della questione non volle interessarsi.

Sapete chi realizzò la scultura di Dante che si trova davanti alla basilica di Santa Croce a Firenze?

Fu Enrico Pazzi che nel 1865, in occasione dei 600 anni dalla nascita del poeta, realizzò quest’opera adoperando il marmo bianco di Carrara. Lo scultore volle omaggiarlo con una corona d’alloro alla maniera degli antichi. Nella mano destra tiene il suo capolavoro, la Divina Commedia. Che significa l’aquila ai suoi piedi? Simboleggia la giustizia.

Prima di salutarvi in questa giornata dedicata alla nascita del sommo poeta vi ripropongo i versi che scrissi pensando a lui. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti.

Dal ciel discese, e col mortal suo, poi
che visto ebbe l’inferno giusto e ‘l pio
ritornò vivo a contemplare Dio,
per dar di tutto il vero lume a noi.
    Lucente stella, che co’ raggi suoi
fe’ chiaro a torto el nido ove nacq’io,
né sare’ ‘l premio tutto ‘l mondo rio;
tu sol, che la creasti, esser quel puoi.
    Di Dante dico, che mal conosciute
fur l’opre suo da quel popolo ingrato
che solo a’ iusti manca di salute.
    Fuss’io pur lui! c’a tal fortuna nato,
per l’aspro esilio suo, co’ la virtute,
dare’ del mondo il più felice stato.

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