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Il Mosè raccontato dal Vasari

Si tiene la barba, la quale nel marmo svellata e lunga, condotta di sorte, che i capegli, dove ha tanta difficultà la scultura, son condotti sottilissimamente piumosi, morbidi e sfilati d’una maniera, che pare impossibile che il ferro sia diventato pennello….

Il mio caro amico Giorgio Vasari spese per me e le opere mie parole lusinghiere. Vero è che legava uno stretto vincolo di amicizia ma la sua ammirazione per ciò che facevo era senza interesse, ve lo posso garantire.

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Guardando il Mosè rimase stupito di come avevo condotto la barba e i capelli che parevano e paion tutt’oggi soffici come piume. Appena sceso dal monte con le tavole della legge, rivolge il terribile sguardo al suo popolo che sta venerando sciocchi idoli.

E similmente finí un Moisè di cinque braccia di marmo, alla quale statua non sarà mai cosa moderna alcuna che possa arrivare di bellezza, e de le antiche ancora si può dire il medesimo, avvenga che egli con gravissima attitudine sedendo, posa un braccio in su le tavole che egli tiene con una mano e con l’altra si tiene la barba, la quale nel marmo svellata e lunga, condotta di sorte, che i capegli, dove ha tanta difficultà la scultura, son condotti sottilissimamente piumosi, morbidi e sfilati d’una maniera, che pare impossibile che il ferro sia diventato pennello; et inoltre alla bellezza della faccia, che ha certo aria di vero santo e terribilissimo principe, pare che mentre lo guardi abbia voglia di chiederli il velo per coprirgli la faccia, tanto splendida e tanto lucida appare altrui.

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Et ha sí bene ritratto nel marmo la divinità che Dio aveva messo | nel sacratissimo volto di quello, oltre che vi sono i panni straforati e finiti con bellissimo girar di lembi, e le braccia di muscoli, e le mani di ossature e nervi sono a tanta bellezza e perfezzione condotte, e le gambe appresso, e le ginocchia, et i piedi sono di sí fatti calzari accomodati, et è finito talmente ogni lavoro suo, che Moisè può piú oggi che mai chiamarsi amico di Dio, poiché tanto inanzi a gli altri ha voluto metter insieme e preparargli il corpo per la sua resurressione, per le mani di Michelagnolo; e seguitino gli Ebrei di andar, come fanno ogni sabato, a schiera, e maschi e femmine, come gli storni a visitarlo et adorarlo: che non cosa umana, ma divina adoreranno. 

Nella foto il restauratore Antonio Forcellino al lavoro sul Mosé
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Il Libro

Se volete conoscere ogni aspetto della grande commissione della Tomba di Giulio II, vi consiglio il libro “Il marmo e la mente” di Christoph Luitpold Frommel.

Frommel analizza ogni singolo aspetto di quella commissione: dalla ricerca dei marmi nelle cave di Carrara al rientro a Roma con i blocchi, il papa che non volle ricevermi, la mia fuga alla volta di Firenze, i progetti differenti, i rapporti con i successori del papa Giulio della Rovere e molto altro ancora. Lo trovate QUA . Se però prima di acquistarlo volete saperne di più, trovate la recensione completa QUI.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta e vi da appuntamento ai prossimi post.

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