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Quando il Cellini mi raccomandava i suoi collaboratori

Benvenuto Cellini forse non era un tipo assai raccomandabile ma era un amico per me e capitava di rimanere incantato davanti ai suoi capolavori come ho avuto modo di raccontarvi QUA.

Nel 1561 mi trovavo a Roma e lui a Firenze. Il 3 settembre prese carta e penna per scrivermi né più né meno una lettera di raccomandazioni per un suo collaboratore che era arrivato nella Città Eterna.

Ci teneva che lo prendessi a lavorare con me. In realtà con questo artista già avevo lavorato e avevo richiesto a lui, stando a ciò che scrive il Cellini, la realizzazione di capitelli da inserire nella Basilica di San Pietro in costruzione.

Il Cellini mi scrisse di farlo lavorare “per esser lui homo valente ne l’arte, che lui vi debbe essere riuscito, però la prego che per amor mio voi vi degniate di metterlo in opera, ch’io ve ne terrò molta obligatione pregandovi sempre che mi comandiate”.

Son passati secoli e alla fine non mi ricordo più se tenni o meno in considerazione quell’accorato consiglio del Cellini. A seguire vi riporto la lettera integrale che mi scrisse.

Firenze, 3 settembre 1561

Eccellentissimo et molto mio osservandissimo messer Michelagnolo.

Perch’io non credo che mai altr’omo nascessi al mondo più affetionato alle gran virtù vostre di quello che sono stato io, cominciando a cognoscerle quando io lavoravo della bella oreficeria et per esser invaghito di quelle vostre uniche virtù non mi pareva d’haver satisfatto alla honesta voglia mia se prima io non venivo con essa alla mirabile scultura, però, sempre amandovi et osservandovi, io mi son fatto qualche honore, che tutto dipende da voi.

Hora, considerato che gli homini veramente sono obligati et ad amare et osservare l’uno l’altro, trovandomi io adunque un mio lavorante, il quale per le gran bontà sua mi son fatto compare, et vedutolo volto per alcuni sua commodi a venirsene in cotesta bella Roma, ancora saputo da lui che altre volte egli vi ha servito innel fare certi capitelli per la gran fabbrica di San Pietro, dove io son certissimo, per esser lui homo valente ne l’arte, che lui vi debbe essere riuscito, però la prego che per amor mio voi vi degniate di metterlo in opera, ch’io ve ne terrò molta obligatione pregandovi sempre che mi comandiate.

Et Iddio felicissimo lungamente vi conservi.Di Firenze, il dì 3 di settembre 1561. Sempre paratissimo alli comandi vostriBenvenuto Cellini. Al molto eccellentissimo messer Michelagnolo Buonarruoti maggior mio osservandissimo. A Roma.

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