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Più m’uccide dove più m’arrendo

La ragion meco si lamenta e dole,
parte ch’i’ spero amando esser felice;
con forti esempli e con vere parole
la mie vergogna mi rammenta e dice:
    – Che ne riportera’ dal vivo sole
altro che morte? e non come fenice. –
Ma poco giova, ché chi cader vuole,
non basta l’altru’ man pront’ e vittrice.
    I’ conosco e’ mie danni, e ‘l vero intendo;
dall’altra banda albergo un altro core,
che più m’uccide dove più m’arrendo.
    In mezzo di duo mort’ è ‘l mie signore:
questa non voglio e questa non comprendo:
così sospeso, el corpo e l’alma muore.

The more kills me where the more I surrender

Over me reason groans with rue,
while I expect loving to be gay;
with powerful examples and words all true
my disgraces come to mind and say:
–might I report on any thing at all
in life but death?  And no phoenix-like existence. –
But little use: for one who wants to fall,
no other’s hand is prompt enough assistance.
I know my losses and the truth intended;
on the other side another heart is sheltered
which slays me most where most I tendered
In between two deaths by which I’m mastered:
that I want not and that not comprehended;
suspended thus, the body and the soul are murdered.

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