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C’è da diventar matti nel tentativo di difendersi dagli sciocchi

“…A presso degli omini, non dico di Dio, mi tengo huomo da bene, perché non inghannai mai persona, e ancora perché a difendermi da’ tristi bisogna qualche volta diventar pazzo, come vedete…”. Un uomo perbene davanti agli uomini mi ci sentivo davvero… a chi mai avevo torto un capello? Semmai ero io quello che subiva torti e c’era chi non perdeva occasione per sottrarmi beni, famiglia compresa.

Le parole che vi ho scritto prima sono quelle che scrissi a un certo monsignore il 24 ottobre del lontano 1542. Fu una lettera molto intensa quella, probabilmente la più lunga di tutto il carteggio. Ruota attorno alla tragedia della mia vita: la tomba di Giulio II.

Lavorare quando si hanno mille pensieri non è cosa facile perchè, come scrissi pure al destinatario della lettera “Monsignor, la Vostra Signoria mi manda a dire che io dipinga et non dubiti di niente. Io rispondo che si dipigne col ciervello et non con le mani; et chi non può avere il ciervello seco, si vitupera però fin che la cosa mia non si acconcia, non fo cosa buona.” 

E come si fa a metter mano a progetti grandiosi con così tanti tormenti d’animo? Beh, alla fine dovevo lavorar comunque ma m’avessero dato tregua forse lo avrei fatto con più serenità, no?

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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