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Quando la mia amica marchesa vide la Crocifissione

La mia carissima amica Vittoria Colonna, marchesa di Pescara, mi chiese la realizzazione di un dipinto con la Crocifissione. Era questo un tema molto caro a me, a lei e a tutto il gruppo dei cosiddetti Spirituali.

Impiegai un po’ a fare il disegno destreggiandomi fra un contrattempo e l’altro. Lei, in una lettera, mi sollecitò glie lo mandassi anche se fosse stato incompleto: era ansiosa di mostrarlo alla cerchia più stretta delle sue amicizie. Dopo aver ricevuto quel foglio rimase a lungo in contemplazione di quel Cristo ancora vivo sulla Croce tanto da scrivermi poi due lettere piene di entusiasmo per il lavoro fatto nel medesimo giorno. Ve le riporto entrambe a seguire.

Roma, 30 novembre 1538

Unico maestro Michelagnelo et mio singularissimo amico,

ho hauta la vostra et visto il Crucifixo, il quale certamente ha crucifixe nella memoria mia quante altre picture viddi mai. Non se pò vedere più ben fatta, più viva et più finita imagine; et certo io non potrei mai exsplicar quanto sottilmente et mirabilmente è fatta, per il che son risoluta de non volerlo de man d’altri.

Et però chiaritemi se questo è d’altri, patientia; se è vostro, io in ogni modo vel torrei. Ma in caso che non sia vostro et vogliate farlo fare a quel vostro, ci parlaremo prima, perché, cognoscendo io la dificultà che ce è de imitarlo, più presto mi resolvo che colui faccia un’altra cosa che questa; ma se è il vostro questo, habbiate patientia che non son per tornarlo più.

Io l’ho ben visto al lume et col vetro et col specchio, et non viddi mai la più finita cosa. S(ervit)or al comando vostro la marchesa de Pescara.

Roma, 30 novembre 1538

Li effetti vostri excitano a forza il giuditio de chi li guarda et per vederne più exsperientia parlai de accrescer bontà alle cose perfette. Et ho visto che omnia possibilia sunt credenti.

Io ebbi grandissima fede in Dio, che vi dessi una gratia sopranatural a far questo Christo poi il viddi sì mirabile, che superò in tutti i modi ogni mia exspettatione poi, fatta animosa dalli miraculi vostri, desiderai quello che hora maravegliosamente vedo adempito, cioè che sta da ogni parte in summa perfectione, et non se potria desiderar più, né gionger a desiderar tanto.

Et ve dico che mi alegro molto che l’angelo da man destra sia assai più bello, perché il Michele ponerà voi Michel Angelo alla destra del Signore, nel dì novissimo.

Et in questo mezzo io non so come servirvi in altro che in pregarne questo dolce Christo, che sì bene et perfettamente havete depinto, et pregar voi mi comandiate come cosa vostra in tutto et per tutto. Al vostro comando la marchesa de Pescara.

Il disegno in questione oggi si trova al British Museum. Lo tradussi poi in pittura ma al momento risulta perduta. C’è chi ha saputo vedere in un dipinto quel lavoro ma chissà, ai posteri l’ardua sentenza. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

445px-Michelangelo_Buonarroti_-_Christ_on_the_Cross_-_WGA15516

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7 Comments »

      • Infatti. Non solo per i colori, ma anche per le forme e i volumi. Tu, Michelangelo, a mio modesto parere, dipingendo continuavi comunque ad avere l’occhio dello scultore, vedevi la forma dei corpi che dipingevi come se fossero a tre dimensioni, con i volumi ben delineati. Quel Cristo lì è piatto, non ha rilievo, non ha forme evidenziate. Scusa se uso termini comuni e se forse non mi spiego meglio, sono solo una casalinga.
        Buona giornata Michelangelo.

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      • Si è spiegata benissimo e ha colto il punto. C’è molta differenza fra il disegno e il dipinto. A sostenere la paternità del dipinto c’è uno dei maggiori esperti delle opere mie ma temo che dovrà ricredersi. Credo stiano effettuando le analisi sul colore per verificare se i pigmenti adoperati erano quelli presenti fino alla prima metà del Cinquecento.

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      • Potrebbe essere una copia eseguita quando Michelangelo era vivente, quindi, l’analisi dei colori, secondo me, non è comunque decisiva.
        E’ proprio la mano di Michelangelo che io non vedo e sono una profana in materia. Mi scusi, ma ricordo quante cantonate si sono presi molti “esperti” d’arte (la gogliardata delle sculture di Modigliani solo per citarne una). Oggigiorno si tende ad attribuire, un po’ troppo leggermente, a nomi celebri, le opere scoperte un po’ a caso. Ricordo il fatto di un’opera attribuita a Tiziano, da un celebre critico della nostra zona, cioè il ritratto di un mercante tedesco, finita in mano ad un mio amico che l’aveva acquistata su un mercatino pagandola come un quadro qualsiasi che era stato trovato in una soffitta. A me qualche dubbio era venuto anche per come era stato incorniciato il dipinto. Infatti, tolta la copertura dietro trovammo un’attestato scritto in corsivo tedesco dell’ottocento e quando lo tradussi scoprimmo tutta la storia dell’opera: una copia dell’ottocento di un ritratto fatto da Tiziano e lo scritto era firmato dal pittore di Monaco, con tanto di data. Inoltre c’era la storia della famiglia tedesca che aveva commissionato il ritratto a Tiziano, quando e perché era stata fatta la copia e anche i nomi dei vari componenti la famiglia che io confrontai con gli attuali archivi tedeschi ricostruendo la vera storia della famiglia e del dipinto.

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