Avevo oramai 74 anni e mi venne in mente di metter mano a un’opera che parlasse di me direttamente ai posteri: una scultura per la sepoltura. La mia tomba avrebbe dovuto essere collocata in Santa Maria Maggiore a Roma ma la storia a volte regala sorprese inaspettate come sapete bene.
Settant’anni ai miei tempi erano un’età da Matusalemme e la maggior parte delle persone non aveva il privilegio di arrivarci. Sfidando la vecchiaia e gli acciacchi mi misi al lavoro ma non con un esile pennello ma con subbie e scalpelli per dar vita a una pietà.
Il diplomatico francese Blaise de Vigenère mi venne a far visita fra il 1549 e il 1551. Rimase assai colpito dall’impeto che guidava la mia mano. Facevo schizzar via scaglie grandi e piccole fra un nugolo di scintille. Il marmo che scelsi per la mia pietà era durissimo e ogni volta che lo colpito prendevo certi contraccolpi che mi pareva quasi di scolpire me invece che la pietra.
De Vigenère descrisse così il mio modo di lavorare: “aveva superato il sessantesimo anno e, benché non fosse molto forte, riusciva in un quarto d’ora a staccare dal blocco di marmo anche più frammenti di quanto non avrebbero saputo fare tre giovani scalpellini in un’ora intera. Chi non l’avesse visto con i propri occhi non ci avrebbe potuto credere. E si lanciava sul lavoro con tale impeto e fervore da far pensare che la scultura sarebbe andata presto in frantumi. Con un sol colpo buttava giù pezzi spessi tre-quattro dita, riuscendo a raggiungere esattamente il punto previsto, oltrepassato il quale si sarebbe rischiato di rovinare tutto.”
Quanto mi fece tribolare quella pietà…e alla fine, tanto per gradire, una vena di silicio il povero Cristo perse una gamba. Dalla rabbia presi a martellate la pietà anche se poi me ne pentii amaramente. La ridussi parecchio male e ancora oggi potete vedere nettamente i segni di quella potenza devastatrice che me la fece conciar così.
Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e la sua Pietà successivamente ribattezzata Bandini.

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Pubblicato da Michelangelo Buonarroti
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