Il mio buongiorno in versi

I’ fe’ degli occhi porta al mie veneno,
quand’ el passo dier libero a’ fier dardi;
nido e ricetto fe’ de’ dolci sguardi
della memoria che ma’ verrà meno.
    Ancudine fe’ ‘l cor, mantaco ‘l seno
da fabricar sospir, con che tu m’ardi.

Il sempre vostro Michenangelo Buonarroti

Goodmorning

I made my eyes an entryway for poison

when they let through your haughty hail of harroes;

for your sweet glance I hollowed nests and burrows

there in my memory’s mine, secure forever.

My breast I mad a belows to deliver

the sighs your flame had fueled, my heart the anvil.

Your Michelangelo Buonarroti

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O notte, o dolce tempo benché nero

Quella che vi propongo oggi è una delle mie poesie più note dedicata alla notte o meglio, alla sua personificazione. La notte è in fin dei conti il dolce preludio della morte e consente di metter fine almeno per qualche ora alle preoccupazioni e alle angosce.  Dalla vita agiata è poca l’arte che può venir fuori e io di vita agiata poca ne ho avuto assai poca.

O notte, o dolce tempo, benché nero,
con pace ogn’ opra sempr’ al fin assalta;
ben vede e ben intende chi t’esalta,
e chi t’onor’ ha l’intelletto intero.
    Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero;
ché l’umid’ ombra ogni quiet’ appalta,
e dall’infima parte alla più alta
in sogno spesso porti, ov’ire spero.
    O ombra del morir, per cui si ferma
ogni miseria a l’alma, al cor nemica,
ultimo delli afflitti e buon rimedio;
    tu rendi sana nostra carn’ inferma,
rasciughi i pianti e posi ogni fatica,
e furi a chi ben vive ogn’ira e tedio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi madrigali

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Today I’ll be giving you one of my most famous poems that I dedicated to Night or better yet, how Night is typically represented. Night after all is the sweet prelude of death and allows us, for a few hours, to forget  all our daily concerns and anxieties. Not too much art can come out of an anxious lifestyle but you should know that I haven’t lived a low key life which led me to have lots of anxiety.

O night, o sweet though sombre span of time!

All thing find rest upon their journey’s end

Whoso hath praised thee, well doth apparehend;

And whoso honours thee, hath wisdom’s prime.

Our cares thou canst to quietude sublime;

For dews and darkness are of peace the friend:

Often by thee in dreams upborne, I wend

From earth to heaven, where yet I hope to climb.

Thou shade of Death, through whom the soul at length

Shuns pain and sadness hostile to heart,

Whom murners find their last and sure relief!

Thou dost restore our suffering flesh to strength,

Driest our tears, assuages every smart,

Purging the spirits of the pure from grief.

Always yours, Michelangelo Buonarroti and my madrigals

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Sono stato io a fare a pezzi la Pietà Bandini oppure no?

La Pietà Bandini ha una lunga storia alle spalle nella quale non mancano colpi di testa miei, leggende e dubbi. Il Cristo mentre lo scolpivo perse letteralmente una gamba a causa di una venatura di silicio nascosta nel marmo. Per questo motivo o probabilmente perché ero insoddisfatto del risultato che stavo ottenendo, presi a martellate la scultura facendola a pezzi.

Un mio allievo raccolse tutti i frammenti e vendette l’opera a un signore romano che provvedette a farla acconciare. Io ebbi una sorta di ripensamento tardivo e mi preoccupai di fornire qualche consiglio al restauratore per rimetterla un po’ in sesto.

Tutt’oggi i segni delle fratture sono ben evidenti sia nel braccio sinistro che nel resto del corpo di Cristo. La Vergine Maria ha una mano danneggiata e manca la gamba sinistra del corpo del salvatore che sta scivolando verso il basso.

L’8 giugno del 2005 uscì sul Corriere della sera un articolo che metteva in discussione proprio il fatto che fossi stato io a prendere a martellate la Pietà Bandini. Mentre il Vasari nelle Vite racconta che una notte afferrai un martello e, con tutta la forza che avevo, colpii ripetutamente la mia creazione, lo storico dell’arte Jack Wassermann della Università di Philadelphia pare abbia la certezza che le cose non andarono proprio in quel modo.

In una conferenza tenuta a Firenze, sempre nel 2005, dichiarò che io volevo modificare la scultura ma che mai avessi pensato di distruggerla poiché era all’epoca era proibito farlo per legge. Wasserman sostiene che nel periodo in cui avvenne il misfatto, danneggiare le opere sacre fosse considerato un grande sacrilegio che veniva puntualmente punito con la morte.

Anni prima Antonio Rinaldeschi fu impiccato per aver insudiciato con escrementi equini una Madonna con Bambino e Torrigiani fu fatto morire di fame in un carcere spagnolo per aver danneggiato un’altra opera.

Qual’è dunque la tesi di Wassermann in merito alle fratture presenti sulla Pietà Bandini? Secondo lui avrei condotto in maniera programmata la distruzione degli arti per eliminare alcune parti con l’intenzione di rifarle in un secondo momento.

A me questa tesi pare assai arbitraria e del tutto infondata. L’insudiciamento di una Madonna ha poco a che fare con la distruzione di un’opera peraltro creata da me. Era proibito distruggere opere d’arte sacra? Quante ne avrà fatte bruciare il Savonarola nei suoi immensi roghi delle vanità anni prima? Mi risulta che sia finito anche lui sul rogo e non certo perché aveva fatto distruggere un elevatissimo numero di capolavori purtroppo perduti per sempre.

Poi che assurdità….distruggere a martellate parte dell’opera a martellate per rifarla applicando perni. In quale altra occasione avrei fatto una cosa del genere? Bah..per me la scultura è sempre stata quella che si può ricavare da un blocco unico, mai pensato di fare aggiunte bislacche e improbabili.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi ragionamenti…a volte mi chiedo come possano venire certe idee poco probabili agli studiosi.

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Pietà Bandini: qualche dettaglio in più

A partire dal 1557, scalpellata dopo scalpellata, scolpii in un unico blocco alto 2,26 metri la Pietà che poi verrà chiamata successivamente Bandini o dell’Opera del Duomo.

Avevo raggiunto la ragguardevole età di ottant’anni ma sebbene mi mancassero parecchie cose, la forza per scalfire la dura pietra ancora non m’aveva abbandonato. Creare era il mio motore: già avevo guadagnato una ragguardevole fortuna ma non avevo mai cambiato il mio stile di vita parco.

Con la Pietà Bandini, in un primo momento pensata per la mia tomba, il Cristo è stato appena deposto dalla Croce e il suo corpo mobile ancora non è stato irrigidito dalla morte. Il peso lo fa scivolare verso il basso nonostante tutte le altre figure siano lì a sostenerlo.L’impressione che lo spettatore ha a prima vista è quella della vita che abbandona il corpo nonostante tutti gli sforzi compiuti da coloro che attorniano il Cristo. Sul suo torace c’è un laccio, una costante in molte opere mie.

Nel volto di Giuseppe di Arimatea è stato ravvisato un mio autoritratto. Se così fosse (è molto probabilmente è) me ne starei indifeso guardando rassegnato la morte che poco a poco mi sta portando via l’ultimo soffio vitale senza poter far niente.

Giuseppe di Arimatea, secondo i quattro Vangeli, è l’uomo che ottenne il permesso di avere il Corpo di Cristo e seppellirlo nel suo sepolcro, ovvero quello che già aveva acquistato per sé. Nell’opera è proprio questa figura emblematica a fare da sostegno all’intero complesso.

Sulla sinistra invece c’è la Maddalena che lasciai incompiuta e che Tiberio Calcagni, diversi anni dopo, decise di terminare ottenendo un risultato assai improbabile. La Maddalena appare assai diversa dalle altre figure sia per dimensioni che per stile.

Un viaggiatore francese che ebbe modo di vedermi lavorare: “Aveva superato il settantesimo anno e, benché non fosse molto forte, riusciva in un quarto d’ora a staccare dal blocco di marmo anche più frammenti di quanto non avrebbero saputo fare tre giovani scalpellini in un’ora intera.Chi non l’avesse visto con i propri occhi non ci avrebbe potuto credere. E si lanciava sul lavoro con talee impeto e fervore da far pensare che la scultura sarebbe andata presto in frantumi. Con un sol colpo buttava giù pezzi spessi tre o quattro dita, riuscendo a raggiungere esattamente il punto previsto, oltrepassando il quale si sarebbe rischiato di rovinare tutto”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti.

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Le favole del mondo

  Le favole del mondo m’hanno tolto
il tempo dato a contemplare Iddio,
né sol le grazie suo poste in oblio,
ma con lor, più che senza, a peccar volto.
    Quel c’altri saggio, me fa cieco e stolto
e tardi a riconoscer l’error mio;
manca la speme, e pur cresce il desio
che da te sia dal propio amor disciolto.
    Ammezzami la strada c’al ciel sale,
Signor mie caro, e a quel mezzo solo
salir m’è di bisogno la tuo ‘ita.
    Mettimi in odio quante ‘l mondo vale
e quante suo bellezze onoro e colo,
c’anzi morte caparri eterna vita.

Il vostro Michelangelo Buonarroti, in mille affanni e mille pensieri perduto

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Il mio monumento funebre: la Pietà Bandini

Avevo oramai passato i settant’anni e mi venne in mente di metter mano all’opera che avrebbe raccontato ai posteri di me. La mia tomba avrebbe dovuto essere collocata in Santa Maria Maggiore a Roma ma la storia a volte regala sorprese inaspettate come sapete bene.

Settant’anni ai miei tempi erano già una veneranda età e la maggior parte delle persone non aveva il privilegio di arrivarci. Sfidando la vecchiaia e gli acciacchi mi misi al lavoro ma non un esile pennello bensì con subbie e scalpelli per dar vita a una pietà.

Il diplomatico francese Blaise de Vigenère mi venne a far visita fra il 1549 e il 1551. Rimase assai colpito dall’impeto che guidava la mia mano. Facevo schizzar via scaglie grandi e piccole fra un nugolo di scintille. Il marmo che scelsi per la mia pietà era durissimo e ogni volta che lo colpito prendevo certi contraccolpi che mi pareva quasi di scolpire me invece che la pietra.

De Vigenère descrisse così il mio modo di lavorare: “aveva superato il sessantesimo anno e, benché non fosse molto forte, riusciva in un quarto d’ora a staccare dal blocco di marmo anche più frammenti di quanto non avrebbero saputo fare tre giovani scalpellini in un’ora intera. Chi non l’avesse visto con i propri occhi non ci avrebbe potuto credere. E si lanciava sul lavoro con tale impeto e fervore da far pensare che la scultura sarebbe andata presto in frantumi. Con un sol colpo buttava giù pezzi spessi tre-quattro dita, riuscendo a raggiungere esattamente il punto previsto, oltrepassato il quale si sarebbe rischiato di rovinare tutto.”

Quanto mi fece tribolare quella pietà…e alla fine, tanto per gradire, una vena di silicio il povero Cristo perse una gamba. Dalla rabbia presi a martellate la pietà anche se poi me ne pentii amaramente. La ridussi parecchio male e ancora oggi potete vedere nettamente i segni di quella potenza devastatrice che me la fece conciar così.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e la sua Pietà successivamente ribattezzata Bandini.

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Ardente carità d’amore accesa

Nel dolce d’una immensa cortesia,
dell’onor, della vita alcuna offesa
s’asconde e cela spesso, e tanto pesa
che fa men cara la salute mia.
Chi gli omer’ altru’ ‘mpenna e po’ tra via
a lungo andar la rete occulta ha tesa,
l’ardente carità d’amore accesa
là più l’ammorza ov’arder più desia.
Però, Luigi mio, tenete chiara
la prima grazia, ond’io la vita porto,
che non si turbi per tempesta o vento.
L’isdegno ogni mercé vincere impara,
e s’i’ son ben del vero amico accorto,
mille piacer non vaglion un tormento.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta e se ne va a bere un bicchiere di rosso, ma di quello bono. Ha detto che viene con me anche il Foscolo: non ha più voglia nemmeno lui di star qui chiuso in Santa Croce.

Vi lascio con un dettaglio della Pietà Bandini conservata presso il Nuovo Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore – Firenze.

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I volti scolpiti di Cristo

Ecco a voi alcuni dei volti di Cristo scolpiti che realizzai in vita. Ne ho messo solo alcuni ma ne avrei molti altri da proporvi… non aggiungo altro. Ogni parola in più sarebbe superflua.

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Il Cristo della Pietà Bandini

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Il Cristo della Pietà Vaticana visto dall’alto

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Il Cristo di Santo Spirito

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Il volto venato del primo Cristo Portacroce

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Il volto del Cristo Portacroce di Santa Maria Sopra Minerva

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Il Cristo della Pietà Rondanini

La pietà Bandini

Questo post è dedicato a tutti coloro che ancora non hanno visto con i propri occhi la Pietà Bandini conservata a Firenze presso il Museo dell’Opera del Duomo.

E’ quella che in un atto di rabbia e sconforto presi a martellate. Ancora potete vedere i segni di quel mio momentaneo attimo di dolore. Se vi recate a Firenze, non perdete l’opportunità di guardarla dal vero: l’emozione è assicurata.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che stamani fa colazione con o Stabat Mater a otto voci.

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S’amar l’un l’altro e nessun se medesmo…

Il vostro Michelangelo Buonarroti, sempre meno incline a sopportare le menzogne altrui, oggi vi scrive qualche verso. O meglio, vi riporto versi che scrissi quand’ancora ero fra di voi vivo e vegeto. 

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S’un casto amor, s’una pietà superna,
s’una fortuna infra dua amanti equale,
s’un’aspra sorte all’un dell’altro cale,
s’un spirto, s’un voler duo cor governa;
    s’un’anima in duo corpi è fatta etterna,
ambo levando al cielo e con pari ale;
s’amor d’un colpo e d’un dorato strale
le viscer di duo petti arda e discerna;
    s’amar l’un l’altro e nessun se medesmo,
d’un gusto e d’un diletto, a tal mercede
c’a un fin voglia l’uno e l’altro porre:
    se mille e mille, non sarien centesmo
a tal nodo d’amore, e tanta fede;
e sol l’isdegno il può rompere e sciorre.

 

 

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