La Sagrestia abbandonata

Nel 1534 me ne andai da Firenze alla volta di Roma e lì rimasi per il resto degli anni che avevo ancora dinnanzi a me. La Sagrestia Nuova non era terminata e la lasciai così com’era senza dar disposizioni a nessuno. Avevo solo collocato al loro posto le sculture dei due duchi mentre le personificazioni delle quattro ore del giorno giacevano sul pavimento. I Santi Cosma e Damiano così come la Madonna con Bambino si trovavano in una stanza adiacente. Tutte le pareti ancora dovevano essere intonacate e Giovanni da Udine doveva ancora terminare le decorazioni.

Carlo V ebbe l’opportunità di vedere la Sagrestia Nuova incompleta il 4 maggio del 1536. La famiglia Medici si spese in un gran quantitativo di tentativi per farmi ritornare a Firenze ma non ottennero gran ché da me.

Il compito di sistemare le sculture sopra i sepolcri e di completare quello che mancava terminare il complesso fu allora affidato ad artisti che risiedevano in loco. Il Tribolo, che dal 1542 era l’architetto della basilica di San Lorenzo, si occupò di montare le quattro ore del giorno sopra i sarcofagi marmorei e di collocare sia i Santi gemelli che la Madonna con bambino sopra lo spoglio sepolcro di Lorenzo il Magnifico e Giuliano. Quando il Tribolo passò a miglior vita, fu il Vasari a succedergli nell’impresa. Mise i vetri alle finestre e inizi ad intonacare le pareti.

Cosimo I però ancora non si era arreso e voleva a tutti i costi che tornassi a completare la sagrestia o che dessi disposizioni in merito. Mi fece scrivere dal Vasari perché sapeva che a lui non potevo non rispondere: era un caro amico. Porsi le mie scuse al duca mediante l’ambasciatore fiorentino Serristori dicendo che oramai la mia mano non era più bona per scrivere. Possibile che a ottantotto anni suonati ancora non mi lasciasse in pace? Alla fine la Sagrestia Nuova assunse l’aspetto che voi potete ammirare oggi grazie al Vasari che cercò di intuire come io avrei voluto che fosse il risultato finito della Sagrestia.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi ricordi che di tanto in tanto gli rivengono alla mente.

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