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Cappella Paolina: curiosità poco note

I primi test di pulitura sui miei affreschi della Cappella Paolina vennero effettuati nel 2003 ma già erano stati preceduti da due interi anni di indagini scientifiche. I grandi affreschi presentavano uno stato conservativo differente: mentre i danni più grandi della Conversione di Saulo erano dovuti principalmente all’esposizione dei cambi climatici, la Crocifissione di San Pietro era stata tutta bucherellata con  una serie di chiodi, sporcata con cera e graffiata in  molte parti.

Il restauro del San Pietro fu affidato a Maurizio de Luca mentre quello della scena che ha per protagonista San Paolo a Maria Ludmila Pustka. E’ stato un intervento assai complicato considerando anche il fatto che non adoperai solo la tecnica dell’affresco ma dipinsi pure a mezzo fresco e a secco.

La scena della Crocifissione di Pietro la stravolsi completamente quando oramai l’avevo già affrescata, un po’ come feci per il Mosè. Cambiai l’impostazione prospettica della croce ruotando il braccio orizzontale verso l’alto, dipingendo al contempo a secco una nova mano a Pietro. Per rendere la scena più impattante e suggestiva voltai il capo all’apostolo fino a farlo guardare un eventuale spettatore in maniera frontale.

Sebbene San Pietro da secoli presentasse tutti e quattro i chiodi della crocifissione e un panneggio censorio a coprirgli i genitali, non fui io a dipingerli. Vennero aggiunti negli anni successivi. Questo è stato possibile dedurlo grazie a una serie di copie a stampa di artisti di fine Cinquecento e da un disegno eseguito nei medesimi anni.

Nella Conversione poi i restauratori sono riusciti a togliere quella sorta di presepe orientaleggiante ridipinto chissà come e chissà da chi proprio sopra la mia città di Damasco dipinta a secco sopra le colline dello sfondo realizzate a buon fresco.

Le ultime pennellate che diedi nella mia vita furono quelle che formarono il gruppo delle dolenti situate ai piedi della croce di San Pietro.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Pauline Chapel: little known curiosities

The first cleaning tests on my frescos in the Pauline Chapel were carried out in 2003 but had already been preceded by two whole years of scientific investigations. The great frescoes presented a different conservative state: while the greatest damages of the Conversion of Saul were mainly due to the exposition of the climatic changes, the Crucifixion of Saint Peter had been completely pitted with a series of nails, dirty with wax and scratched in many set off.

The restoration of the San Pietro was entrusted to Maurizio de Luca while the one of the scene that has San Paolo as its protagonist is Maria Ludmila Pustka. It was a very complicated operation also considering the fact that you did not only use the fresco technique but also painted with fresh and dry medium.

The scene of the Crucifixion of Peter completely twisted it when I had already painted it, a bit like I did for Moses. I changed the perspective setting of the cross by rotating the horizontal arm upwards, while at the same time painting dry a new hand to Pietro. To make the scene more striking and evocative I turned the head to the apostle to make him look at an eventual spectator in a frontal manner.

Although St. Peter had been presenting all four nails from the crucifixion for centuries and a censoring drapery to cover his genitals, I did not paint them. They were added in the following years. This was possible thanks to a series of printed copies of late sixteenth-century artists and a drawing made in the same years.

In the Conversion then the restorers were able to remove that sort of oriental crib repainted who knows how and who knows from who right above my city of Damascus painted over the hills of the background made fresh.

The last brushstrokes I gave in my life were those that formed the group of mourners located at the foot of the cross of St. Peter.

Your always Michelangelo Buonarroti

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