Il trasporto e le dorature del David

Il David ha alle spalle una storia lunga oltre 500 anni tutta da raccontare. Alcune sue vicissitudini le vissi in prima persona mentre ancora ero in vita ma altre le ho osservate da morto e sepolto.

La mia opera venne trasportata dinnanzi a Palazzo Vecchio fra il 14 e il 18 maggio del 1504 e per facilitare la sua movimentazione venne creata una struttura in legno simile a una gabbia per uccelletti. La gabbia veniva spinta su travi unte di sevo guadagnandosi lentamente ogni centimetro di terreno. Se ci fossero state le gru che c’avete adesso sicuramente l’impresa sarebbe stata meno degna di nota e nemmeno sarebbe passata alla storia. Se volete avere un’idea di che forma avesse questo gabbiotto funzionale potete guardare il modello presentato presso casa mia a Firenze.

La base non toccava direttamente a terra ma era leggermente sollevata per evitare che le ripetute vibrazioni potessero danneggiare il mio David. Ecco fatto: tante ore di lavoro, passione e fatica denigrate da un gruppetto di sciabigotti senz’arte né parte.

Come potete intuire il trasporto non fu cosa da poco e durò quattro giorni. Durante una pausa notturna un gruppo di giovanotti affezionati all’appena esclusi dalla reggenza della città, me lo presero a sassate. Era chiaro a tutto che il David fosse il simbolo della repubblica appena instaurata.

Alla fine il David fu collocato dinnanzi a Palazzo Vecchio e sul posto vennero dorati la cinghia  e il broncone.

Cos’è il broncone? E’ quel pezzo di tronco d’albero che realizzati dietro la gamba destra del gigante. Oh, non lo misi a caso tanto per rendere più armonica l’opera ma contribuisce a distribuire il peso del colosso che si regge quasi per intero sulle caviglie.

In realtà venne preparata anche una ghirlanda in filo d’ottone con ben ventotto foglie in rame ma ancora gli storici si stanno scervellando per capire se realmente poi fu messa in testa al David o no. Io non vi rivelo nulla perché mi diverto assai nel vedere esperti e storici che si attorcigliano le budella per cercare di capire come siano andate le cose.

Il David anche negli anni a seguire non ebbe una gran fortuna: dal fulmine che lo colpì alla base nel 1512 agli oggetti che venivano lanciati dalle finestre di Palazzo Vecchio verso la piazza che frantumarono il braccio sinistro e scheggiarono sia la palpebra inferiore dell’occhio sinistro che la fionda…

Va be’ via, per oggi ve n’ho dette assai.. rimando a più tardi altri dettagli sul mio gigante buono.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti.

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