Posto vacante in Piazza della Signoria

Questa foto che vedete me l’ha spedita Giorgio Lamberto qualche giorno fa. La conoscevo  già: sapete, di scatti dell’epoca non ce ne sono molti in giro. Da qualche parte me l’ero pure salvata ma, fra tutte le foto ammucchiate alla rinfusa che c’ho, trovarla non sarebbe stato semplice.

In primo piano c’è un’opera che tanto amo:  il Perseo del Cellini ma è il secondo piano a destare il maggior interesse in questo caso. Il posto del David è vacante: già era partito alla volta della Galleria dell’Accademia.

Lo scatto può essere datato fra l’agosto del 1873 e il 1910, quando finalmente sul’arengario di Palazzo Vecchio venne posizionata la copia scolpita da Arrighetti.

Insomma, una foto preziosa che testimonia un’epoca passata anteriore all’avvento delle due Guerre Mondiali.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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La storia della copia più fotografata del David

Correva l’anno 1873 quando venne deciso di trasportare il David dall’arengario di Palazzo Vecchio fino alla Galleria dell’Accademia. Troppi secoli di esposizione agli agenti atmosferici e un restauro temerario eseguito dal Costoli, stavano mettendo a dura prova la resistenza del gigante di marmo. Fu necessario dunque metterlo al riparo da ulteriori danni, sistemandolo all’interno del nuovo spazio progettato da De Fabris che in quel periodo ancora era in costruzione.

L’amministrazione comunale di quel periodo, avrebbe voluto riempire il vuoto lasciato dal David con la copia in bronzo fusa nel 1866 da Clemente Papi. I fiorentini però non ne vollero sapere di quell’opera: il nuovo David doveva essere uguale in tutto e per tutto all’originale.

Agli inizi del ‘900, a cavallo fra la amministrazione di Filippo Sangiorgi e Filippo Corsini da Filicaja, venne indetto un concorso pubblico: il vincitore avrebbe realizzato una copia identica al mio David. Luigi Arrighetti, scultore di Sesto Fiorentino, si aggiudicò il bando e nel 1910 finalmente quel posto vacante da decenni venne di nuovo occupato dal gigante di marmo.

Chissà se tutti quelli che quotidianamente si scattano foto sotto la copia di Arrighetti sappiano chi l’ha scolpita…lo dubito fortemente.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Adunche a venir meno

  Qui son morto creduto; e per conforto
del mondo vissi, e con mille alme in seno
di veri amanti; adunche a venir meno,
per tormen’ una sola non son morto.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che da anni si sogna due giorni di fila senza far nulla

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Se ben par dolce, pessimo e amaro

Stasera voglio salutarvi con questi versi che sento penetrarmi sotto pelle fino a farmi vibrare l’anima.

Non sempre a tutti è sì pregiato e caro
quel che ‘l senso contenta,
c’un sol non sia che ‘l senta,
se ben par dolce, pessimo e amaro.
    Il buon gusto è sì raro
c’al vulgo errante cede
in vista, allor che dentro di sé gode.
    Così, perdendo, imparo
quel che di fuor non vede
chi l’alma ha trista, e ‘ suo sospir non ode.
    El mondo è cieco e di suo gradi o lode
più giova a chi più scarso esser ne vuole,
come sferza che ‘nsegna e parte duole.

Si lo so, quel cosone dietro al leone è del Bandinelli. Nemmeno lui m’è mai garbato tanto ma la foto mi piace. E poi a conti fatti sempre meglio il Bandinelli che Jan Fabre con le sue robe in Piazza della Signoria e dentro Palazzo Vecchio, no? Tutte le volte che vedo quel tartarugone luccicante mi sento mancare il terreno sotto ai piedi. Se poi penso a quante povere bestie ha ammazzato per realizzare quelle che lui chiama opere d’arte mi si chiude lo stomaco a pugno.

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Copie e riproduzioni del mio David

Ma quante saranno le copie e le riproduzioni del mio David nel mondo? Non ne ho idea…se risulta non così complicato fare il conto delle copie presenti nei musei o all’aperto a grandezza naturale, conteggiare le riproduzioni è proprio impossibile.

Ci sono le statuine di gesso vendute come grotteschi souvenir ai turisti che si trovano sulle bancarelle di tutt’Italia e ci sono quelle un po’ più pregiate in marmo bianco di ogni dimensione dedicate a un pubblico un po’ più attento o talvolta solo più facoltoso.

Alcune statuette son fatte bene, altre benino ma qualcuna è decisamente inguardabile, talmente brutte e strambe da sembrare caricature.

Certo che la scultura che sta sostituendo il David originale in Piazza della Signoria è fatta bene! Talmente bene che in parecchi la scambiano per la mia opera. Mi capita spesso di vedere anche su siti abbastanza dettagli della copia che vengono attribuiti a me. A volte glie lo faccio notare e cambiano immagine, altri la didascalia e altri ancora mi mandano a quel paese. In fondo che c’entro io? Che c’entro io se mi attribuiscono roba non mia? Valli a capire.

Il vostro Michelangelo Buonarroti e la copia del suo David in Piazza della Signoria a Firenze

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Foglie di fico e scandali di corte

Ieri l’interessante pagina Facebook Firenze poco conosciuta m’ha chiesto se sapessi la data di collocazione dell’oscena foglia di fico sul gingillo del mio maestoso David. Beh, la memoria non è più quella di un tempo e i documenti a mia disposizione non m’aiutano nel ricordarmi giorni, mesi e anni. Fatto sta che la prima volta che il mio David venne immortalato da una macchina fotografica presentava quel foglione brutto ed era il 1851. Che l’abbiano messa dopo i disastrosi esiti del Concilio di Trento?

Ora che mi riprendo un attimo dal sonno pomeridiano, quella foglia venne menzionata anche da quell’opportunista dell’Aretino. Nel 1545, un anno dopo l’avvio del famigerato Concilio di Trento, mi scrisse una lettera a dir poco oscena. Era arrabbiato con me perché non volevo fargli dono di un qualsiasi disegno e criticò aspramente i miei nudi della Cappella Sistina senza nemmeno averli visti una sola volta con i suoi occhi. Nella medesima carta mi consiglia di essere più pudico alla stregua dei fiorentini che già allora avevano provveduto a coprire le “impudicizie” del mio David con una foglia dorata.

Povere menti quelle che vedono scandalo in un innocuo corpo nudo, bellissimo e perfetto in ogni suo dettaglio!

Voglio raccontarvi una cosa ganza legata al David e alla foglia di fico che riguarda la copia che si trova al Victoria and Albert Museum di Londra.

Il Granduca di Toscana Leopoldo II d’Asburgo-Lorena regalò alla Regina Vittoria una copia in gesso del mio David nel 1857. L’opera venne collocata all’interno della galleria che al tempo si chiamava South Kesington Museum. Appena la regina la vide rimase scioccata dalla nudità di quel colosso di gesso e ordinò di far qualcosa per coprire le sue parti a suo avviso meno nobili.

Gli  ordini vennero eseguiti e venne realizzata un’imponente foglia di fico in gesso alta quasi mezzo metro. L’autore di questa ridicola fogliona fu Domenico Brucciani, uno scultore originario di Lucca e insegnante di modellato al Royal College of Art.

La cosa divertente è che la foglia non veniva sempre sfoggiata ma per mezzo di ganci metallici sapientemente collocati fra i peli dell pube dell’eroe biblico, poteva essere messa o rimossa.

In particolare la foglia veniva issata solo durante le visite della famiglia reale alla Galleria o comunque di personaggi aristocratici di spicco.

Dopo che la foglia di fico fu finalmente dismessa, fu conservata a futura memoria nei depositi del museo. Solo da poco è stata esposta in maniera permanente in una teca alle spalle della copia del David.

Per adesso il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta sperando che nessuno possa vedere in un’opera del genere alcunché di scandaloso. La malizia sta tutta negli occhi di chi guarda.

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Piazzale Michelangelo e la sua storia

Oggi fa assai caldo e ho pure litigato con Canova. E’ presuntuoso e vuole sempre avere l’ultima parola quando si parla di scultura. E’ mai possibile? Già mi tocca sopportarlo da un par di secoli a questa parte ma da lì a ascoltare le sue disquisizioni ce ne passa!

Canova a parte vi volevo raccontare un po’ la storia di Piazzale Michelangelo a Firenze e delle copie che la sovrastano.

Ebbene, era il 25 giugno del 1873 quando venne inaugurato il David che tutt’ora troneggia al centro del Piazzale. In origine quell’opera lì avrebbe dovuto essere sistemata al posto del David originale, per riempire il buco visivo lasciato dopo il suo trasferimento definitivo dentro la tribuna dell’Accademia.

Fatto sta che ai fiorentini non gli garbava. Rimase in pazza della Signoria per un po’ ma alla fine si decise di toglierla. Il colore del bronzo era un cazzotto in un occhio per tutti coloro che erano avvezzi a guardare i riverberi del marmo.

Servirono nove paia di buoi per trasportare il David di bronzo lungo il viale dei Colli fino a Piazzale Michelangelo.

Fu posizionato al centro della piazza, assieme alle copie in bronzo delle quattro ore del giorno.

Giuseppe Poggi fu l’architetto che si dedicò alla riqualificazione di questa zona quando Firenze divenne capitale d’Italia. Dal piazzale si ammira Firenze per intero.

Cercate l’epigrafe scritta bene in mostra là sopra: “Giuseppe Poggi, architetto fiorentino volgetevi attorno ecco il suo monumento MCMXI”

Il vostro Michelangelo Buonarroti, eternamente appassionato e appassionante

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Il David e gli interventi che l’hanno rovinato

Il primo moderno intervento di restauro sul mio David fu eseguito da Stefano Ricci nel 1813. In un documento dell’epoca viene riportata una nota abbastanza eloquente in merito ” di quel David in piazza che rinettato nei giorni scorsi (…) dal valente scultore Stefano Ricci. Fu incaricato di rifare il dito medio della mano destra rotto per ignoto incidente; egli stimò pur necessario di dare a tutta la statua l’encausto ma poiché da lui praticato venne poscia proscritto”.

Non è dato sapere se prima dell’intervento alquanto discutibile date le moderne tecniche di restauro, il mio David abbia avuto o meno un’altra finitura a encausto.

Successivamente, prima di effettuare lo spostamento definitivo del David all’interno della Galleria dell’Accademia, Aristodemo Costoli si fece carico di una pulitura complessiva dell’opera che ha rovinato in maniera definitiva alcuni dettagli del mio gigante di pietra. Lorenzo Bartolini, l’allora consultore della direzione delle regie fabbriche, scrisse nel 1843 che “la pulitura del Davidde di Michelangelo viene assai bene” mentre ancora erano in corso i lavori. in realtà fu un disastro totale e io mi mangiavo le mani nel veder compiere quello scempio infinito senza poter intervenire direttamente.

Più guardavo il Costoli metter mano al mio capolavoro e più avevo il desiderio di farlo cadere dai ponteggi non per fargli male, s’indende, ma per farlo desistere da quegli atti a dir poco osceni mirati solo a rovinare il mio David in maniera irreversibile.

Il Costoli ebbe l’ardire di intervenire su quel corpo di marmo così delicato una soluzione al cinquanta percento di acido cloridrico e farri taglienti per graffiar via le croste più resistenti. Gli effetti di questa pulitura andarono a gravare ancor più sulla situazione conservativa generale del David già di per sé assai preoccupante. Non era forse bastata la pioggia che per secoli aveva eroso le parti pi esposte come la sommità delle spalle e i riccioli dei giovanotto?

Evidentemente no: ci mancava pure il Costoli!

Vennero fatte tre relazioni negli anni compresi fra questo restauro azzardato e il momento in cui il David venne portato al riparo nella Tribuna della Galleria dell’Accademia. In tutti e tre i testi si evidenziava come il processo di deterioramento del marmo avesse subito un’accelerazione affatto trascurabile proprio a seguito del lavorone del fantomatico restauratore.

I guai per il mio meraviglioso David ancora non erano finiti. Il  26 agosto del 1846 il granduca di Toscana ebbe la geniale idea di commissionare a Clemente Papi la realizzazione della forma in gesso dell’opera.

Papi si mise subito all’opera ricoprendo l’eroe biblico con un getto in cera nell’ottica di realizzare successivamente pure un getto in bronzo. In quel frangente al Papi vennero commissionate diverse copie in gesso già che oramai aveva creato lo stampo originale.

La copia originale del mio David eseguita dal Papi esiste tutt’oggi ed è conservata presso la gipsoteca dell’Istituto statale d’arte di Firenze.

La colata di cera rovinò ulteriormente il mio amato David e mise ancor più a rischio la sua stabilità precaria. Il Papi volle farsi carico di un impegno ricco di incognite e non ci pensò due volte nell’accettare una cosa del genere. Non si fece scrupoli nel mettere in pericolo, ancora una volta, lo stato conservativo del gigante di marmo.

Ah, vita dura ha avuto il mio povero David nel corso dei secoli!

Il vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta con un nodo alla gola per non aver avuto il potere d’intervenire su chi ha fatto scempio delle sue amate opere.

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Il trasporto e le dorature del David

Il David ha alle spalle una storia lunga oltre 500 anni tutta da raccontare. Alcune sue vicissitudini le vissi in prima persona mentre ancora ero in vita ma altre le ho osservate da morto e sepolto.

La mia opera venne trasportata dinnanzi a Palazzo Vecchio fra il 14 e il 18 maggio del 1504 e per facilitare la sua movimentazione venne creata una struttura in legno simile a una gabbia per uccelletti. La gabbia veniva spinta su travi unte di sevo guadagnandosi lentamente ogni centimetro di terreno. Se ci fossero state le gru che c’avete adesso sicuramente l’impresa sarebbe stata meno degna di nota e nemmeno sarebbe passata alla storia. Se volete avere un’idea di che forma avesse questo gabbiotto funzionale potete guardare il modello presentato presso casa mia a Firenze.

La base non toccava direttamente a terra ma era leggermente sollevata per evitare che le ripetute vibrazioni potessero danneggiare il mio David. Ecco fatto: tante ore di lavoro, passione e fatica denigrate da un gruppetto di sciabigotti senz’arte né parte.

Come potete intuire il trasporto non fu cosa da poco e durò quattro giorni. Durante una pausa notturna un gruppo di giovanotti affezionati all’appena esclusi dalla reggenza della città, me lo presero a sassate. Era chiaro a tutto che il David fosse il simbolo della repubblica appena instaurata.

Alla fine il David fu collocato dinnanzi a Palazzo Vecchio e sul posto vennero dorati la cinghia  e il broncone.

Cos’è il broncone? E’ quel pezzo di tronco d’albero che realizzati dietro la gamba destra del gigante. Oh, non lo misi a caso tanto per rendere più armonica l’opera ma contribuisce a distribuire il peso del colosso che si regge quasi per intero sulle caviglie.

In realtà venne preparata anche una ghirlanda in filo d’ottone con ben ventotto foglie in rame ma ancora gli storici si stanno scervellando per capire se realmente poi fu messa in testa al David o no. Io non vi rivelo nulla perché mi diverto assai nel vedere esperti e storici che si attorcigliano le budella per cercare di capire come siano andate le cose.

Il David anche negli anni a seguire non ebbe una gran fortuna: dal fulmine che lo colpì alla base nel 1512 agli oggetti che venivano lanciati dalle finestre di Palazzo Vecchio verso la piazza che frantumarono il braccio sinistro e scheggiarono sia la palpebra inferiore dell’occhio sinistro che la fionda…

Va be’ via, per oggi ve n’ho dette assai.. rimando a più tardi altri dettagli sul mio gigante buono.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti.

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Perché si chiama Loggia dei Lanzi?

Firenze si sta addormentando. Passeggio per le strade mentre poco a poco i vicoli si svuotano. L’estate è ancora lontana e la sera l’arietta fresca fa rincasare tutti presto. Vado fino a Piazza della Signoria per guardarmi lo spettacolo della Loggia dei Lanzi. Li sembra davvero che il tempo si sia fermato e per un attimo mi illudo di essere sempre un mortale vestito di corpo e armato di gradina.

Questo venticello leggero accarezza il Ratto delle Sabine del Giambologna e sfiora il volto del Perseo del Cellini.

Tutti conoscono la Loggia ma in pochi sanno che viene detta dei Lanzi per il fatto che proprio sotto questo porticato si accamparono i temibili lanzichenecchi nel 1527 che stavano andando alla conquista di Roma. La Loggia viene chiamata anche dell’Orcagna per una attribuzione sbagliata. Infatti la sua realizzazione per molto tempo fu attribuita a Andrea di Cione, detto Orcagna, ma in realtà era stata progettata dal su’ fratello Benci assieme al Talenti. L’Orcagna probabilmente ci mise del suo ma in modo assai marginale.

Me ne torno in Santa Croce da solo. A quest’ora anche in Canova si sarà addormentato. Dubito che il Machiavelli si sia deciso a cedere il telecomando al Foscolo. Quei due litigano sempre perché amano guardare programmi totalmente diversi. Niccolò è sempre alla ricerca di dibattiti politici e Ugo guarda certe robe lacrimose che mi fanno star male anche me.

Il vostro Michelangelo Buonarroti tornando a casa vi augura una buona serata.

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