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La perfezione è di questo mondo

A volte, quando non ho nient’altro di meglio da fare, me ne vado a spasso per le strade della mia città a scrutare i volti dei turisti. Mi metto in coda assieme a loro davanti agli Uffizi, al Bargello o alla Galleria dell’Accademia per ascoltare i loro discorsi. Ci sono le persone emozionate e trepidanti che non vedono l’ora di varcare le soglie della bellezza e chi non fa altro che lamentarsi senza nemmeno rendersi conto di tutto quello che lo attornia.

Ascoltare le loro conversazioni può essere assai divertente. I super esperti mi danno un senso di benessere totale, conoscono gran parte di quello che si prestano a vedere dal vivo e dispensano agli altri consigli per una visita consapevole.

C’è un’umanità così variegata davanti ai musei che è un vero piacere guardarla sfilare.

A pensare che c’è chi insiste a dire che la perfezione non sia di questo mondo e chi addirittura fa i salti mortali per apparire perfetto agli occhi degli altri. Ma cos’è la perfezione? Chi ha stabilito cos’è la perfezione? Ciascuno è perfetto a modo suo perché questo concetto non ha niente di universale.

Certo che è di questo mondo la perfezione!

Per quanto riguarda il mondo dell’arte, parlar di perfezione di questi tempi è un po’ azzardato. Ho visto certa roba in giro che ai miei tempi avrebbero messo sotto inquisizione per stregoneria gli autori di quella roba.

E pensare che io già m’accanivo con il Bandinelli che a malapena sapeva tenere in mano lo scalpello! Prenderei a picconate certe statue ferme, fredde e senza capo ne coda che trovo sparse ovunque.

Non è questione di vantarsi o meno, ma volete forse paragonare la perfezione delle forme che imprimevo alle mie opere e quella roba lì? Fatemi il favore di non chiamarli artisti… coniate un altro termine.

Il vostro Michelangelo Buonarroti, infervorato come sempre.

Guardate questo schiavo immortalato da Aurelio Amendola. Osate ancora dire che la perfezione non sia di questo mondo?

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3 Comments »

    • Il problema a mio avviso non è solo quello. Non c’è più la voglia di mettersi in gioco e dedicare corpo e anima all’arte. La perfezione non si raggiunge solo con il talento ma è uno studio continuo che dura tutta la vita. C’è chi si crede arrivato appena viene citato da qualche parte o per aver inaugurato un’esposizione personale. L’arte è fatica, impegno e costanza. E’ come chi improvvisa sul palcoscenico: dietro un discorso a braccio c’è la preparazione di una vita.

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      • Maestro, quel che lei dice è sacrosanto; anche perché se stiamo ad aspettare il riconoscimento di gente che, nella maggior partedei casi, non sa nemmeno dove si trova e che ruolo abbia, stiamo freschi! Eppure, chi fa arte, può farla solo per se stesso? Non crede anche lei Maestro che ci vorrebbe un minimo di conoscenza e di cultura un po’ più diffuse? Perché se mancan queste, manca pure la capacità di riconoscerlo, un artista. Son tempi bui per gli artisti, Maestro, questi.

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