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Il Papa mi obbligò a cavar marmi dalle montagne di Seravezza

Non crediate che abbia avuto vita facile perché sono stato un artista riconosciuto e apprezzato da tutti anche in vita. Ho affrontato un numero infinito di difficoltà che sono iniziate fin da quando ero un bimbetto, affidato alle cure di una balia di Settignano.

Fra alti e bassi non mi son perso d’animo e ho continuato per la mia strada. La mia famiglia all’inizio m’ha ostacolato: volevano diventassi un letterato ma a me della grammatica e delle parole non importava più di tanto. Scolpire era la mia grande passione e volevo a tutti i costi prendere in mano subbia e scalpello per creare ciò che la mia mente già immaginava.

Quando poi ottenni fama e successo, la situazione non è cambiata nel senso che i committenti han cercato di impormi le loro volontà. Mi ricordo bene uno dei periodi più difficili della mia vita quando Papa Leone X, esponente della famiglia Medici, mi obbligò a cavar marmi dal monte Altissimo e da quelli attigui per un capriccio. La repubblica di Lucca aveva donato a Sua Santità quei luoghi e lui voleva a tutti i costi che cercassi lì i marmi per la facciata del San Lorenzo a Firenze, la Chiesa che apparteneva proprio alla sua casata.

Sciupai tanto di quel tempo per cercare dei marmi in quella zona che ancora me ne rammarico se ci penso. Dovetti anche progettare una strada che potesse arrivare dalla montagna fino al mare. Gli scalpellini del luogo erano poco avvezzi a lavorare grandi blocchi.

Un giorno però avemmo fortuna e potemmo estrarre un blocco abbastanza grande di bianco. La lizza per scenderlo a valle si spezzò, un cavatore perse la vita e per poco non ci lasciai le penne pure io.

M’infuriai come non mai e me ne tornai a Carrara dove erano avvezzi a trattar con me e con marmi di grandi proporzioni.

Il 18 Aprile 1518 scrissi una lettera al mi’ fratello Bonarroto nella quale gli spiegavo tutta la mia delusione e l’intenzione di tornarmene in quel di Carrara: monterò subito a cavallo e anderò a trovare el cardinale dei Medici e al papa e dirò oro el fatto mio e qui lascerò l’impresa e ritornerommi a Carrara, chè son pregato come si prega Cristo…

 

 

es

 

 

Altissimo

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