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L’Orto Botanico di Lucca: uno scrigno di biodiversità

Ubicato nel centro storico di Lucca, fra le imponenti mura rinascimentali e la zona sud-orientale della città, si trova il prezioso Giardino Botanico comunale un vero e proprio rifugio nella natura.

Basta entrare dalla cancellata principale per ritrovarsi in un’altra dimensioni, lontano dalla frenesia cittadina e dalla calura estiva. Lungo il percorso si ci trova faccia a faccia con piante provenienti da differenti parti del mondo e non è difficile avvistare uccelli di passaggio o altri volatili che qui hanno stabilito la loro dimora.

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La storia dell’Orto Botanico di Lucca ebbe inizio il 23 maggio del 1820, quando Maria Luisa di Borbone concesse l’utilizzo del terreno della Piaggia Romana al Liceo Reale per essere utilizzato come scuola botanica. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e oggi questo luogo è una vera e propria isola di biodiversità.

L’arboreto accoglie oltre 200 specie di alberi e arbusti con esemplari di gran pregio come il cedro del libano che si lascia ammirare nell’Orto Botanico di Lucca fin dal 1822 o le tre sequoie messe a dimora sempre nell’Ottocento e che hanno superato i trenta metri d’altezza.

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Poco dopo l’ingresso ci si trova dinnanzi a una piccola montagnola formata da blocchi di pietra. Avventurandosi per il sentiero che la percorre ci si trova faccia a faccia con la flora spontanea della zona: le Alpi Apuane e l’Appennino.

Ginepro, mirto, pungitopo, lecci e piante di asparagi: mi sembra d’esser tornato di colpo sulle montagne di Seravezza, avvolto dai colori e dagli odori di quei luoghi he mi han tenuto legato a sé volente o nolente per anni.

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Seguendo i percorsi tracciati dai vialetti, si arriva davanti a un laghetto popolato da tartarughe, ninfee in fiore e altre piante palustri. Il piccolo ponte che lo attraversa permette di vere una bella visuale d’insieme.

Il gracidare delle rane e il canto di qualche volatile rallegrano l’atmosfera creando un insieme di colori, suoni e odori unico.

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Al centro del laghetto si eleva un grande albero detto Cipresso Calvo. E’ un Taxodium distichum e arriva direttamente dalla zona sudorientale degli Stati Uniti. Vive abitualmente nei luoghi paludosi e può raggiungere i 40 metri di altezza. Gli esemplari più longevi riescono a vivere un centinaio d’anni.

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La tutela della biodiversità e la loro promozione è lo scopo principale di questo luogo. L’uomo è legato indissolubilmente al mondo vegetale ma sembra che spesso ce ne dimentichiamo e le conseguenze le paghiamo tutti a caro prezzo.

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L’Orto Botanico ospita una sede della Banca Regionale del Germoplasma che raccoglie i semi delle varietà orticole toscane a rischio estinzione come alcune varietà di pomodori e fagioli.

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Quando ho bisogno di ricreare me stesso vado in cerca della foresta più buia, della palude più fitta e impenetrabile: qui risiede la forza, la quintessenza della Natura… la vasta, selvaggia, terribile madre di noi tutti, la Natura. -Henry David Thoreau-

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Fra l’arboreto e le mura, si può ammirare la cospicua collezione di camelie e rododendri: piante che mai mancavano nelle ville ottocentesche di tutto il territorio lucchese. In questa stagione sono poche quelle fiorite: il periodo migliore per vedere tutte le varietà o quasi in fiore è compreso fra febbraio e maggio.

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Altra zona del Giardino Botanico di grande interesse è quella delle serre ottocentesche e moderne, all’interno delle quali vengono coltivate piante succulente provenienti dalle zone tropicali e subtropicali di tutto il mondo. Le serre ottocentesche furono progettate da Giovanni Lazzarini mentre quelle più moderne sono state costruite agli inizi del 2000.

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Il Giardino Botanico di Lucca è una tappa imperdibile per chi visita la città. Non perdete l’occasione di vederlo per osservare da vicino quanto la natura ci offre in termini di biodiversità e bellezza.

L’entrata principale si trova nella scesa del baluardo San Regolo.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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