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La pietà Vaticana e Robert Hupka

C’è poco da fare. Gli artisti hanno una sensibilità diversa, uno sguardo sul mondo ricco di sottili sfumature che quasi nessuno riesce a notare. In tutte le mie opere ho dato il massimo per creare qualcosa di totalmente originale e stupefacente. Dalla mia prima testa di fauno scolpita a tredici anni nel giardino di San Marco mentre Bertoldo di Giovanni e Lorenzo de’ Medici mi guardavano fino all’ultima pietà ribattezzata Bandini, ho cercato di dare un’impronta stilistica diversa da tutte le altre fino al momento conosciute. Questo mia costante voglia di perfezionamento ha dato buoni risultati a mio dire e fino ad oggi sono tanti quelli che continuano a venire in Italia per ammirare le mie creazioni.

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Un esempio su tutti? La Pietà che adesso si trova nella Cappella del Crocifisso in San Pietro. Lei è stata anche all’estero: nel 1962 me l’hanno portata fino a New York per l’Esposizione Internazionale. Sono state tante le misure di sicurezza che gli esperti dl settore hanno messo in atto per proteggerla da eventuali naufragi ma io ero così preoccupato per la sua incolumità che mi sono rintanato in Santa Croce e non ho più messo il naso fuori fino a che la mia bellissima Madonna col Cristo fra le braccia non è tornata a casa sua.
Durante tutti questi spostamenti, tensioni e via discorrendo ho però avuto una grandissima soddisfazione. Non solo la scultura è stata il punto focale di tutto l’Expo ma c’è stato un uomo che ha saputo cogliere delle sfumature del complesso scultoreo come nessuno aveva mai fatto prima.

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Si tratta del musicista e direttore d’orchestra Robert Hupka. A lui venne affidato il compito di occuparsi del programma musicale del padiglione italiano. Hupka decise di fotografare la pietà per creare una copertina del tutto originale per il suo album e quando si trovò dinnanzi alla mia Pietà non riusciva più a fermarsi. Scattò più di mille fotografie con obiettivi e fotocamere diverse. Il risultato ottenuto impressionò anche me. Quando vidi le sue foto mi commossi fino alle lacrime: erano così belle! Nessuno prima di lui aveva fotografato la scultura con tanto amore e dedizione e negli scatti traspare tutta l’emozione di Hupka.

Il viaggio della Pietà fino negli Stati Uniti m’è costato notti insonni e giornate poco serene ma in compenso Hupka mi ha restituito un po’ di serenità perduta. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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