Video: Paolucci racconta la Pietà Vaticana

Se volete vedere qualcosa di bello ed emozionante, questo video fa al caso vostro. Lo storico dell’arte Paolucci vi porta alla scoperta della Pietà Vaticana con tutta la sua conoscenza e delicatezza nello spiegare questa opera mia giovanile che ancora continua a stupire e meravigliare a distanza di secoli della sua realizzazione.

Sedetevi e guardatevelo dall’inizio alla fine. Avete la possibilità di vedere da vicino, seppur in modo virtuale, uno dei più grandi capolavori scultorei di tutti i tempi. Buona visione. Il vostro Michelangelo Buonarroti che vi lascia con il video e una foto realizzata da Christian Maidana.

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La grazia zoppa

Perch’è troppo molesta,
ancor che dolce sia,
quella mercé che l’alma legar suole,
mie libertà di questa
vostr’alta cortesia
più che d’un furto si lamenta e duole.
    E com’occhio nel sole
disgrega suo virtù ch’esser dovrebbe
di maggior luce, s’a veder ne sprona,
così ‘l desir non vuole
zoppa la grazia in me, che da vo’ crebbe.
    Ché ‘l poco al troppo spesso s’abbandona,
né questo a quel perdona:
c’amor vuol sol gli amici, onde son rari
di fortuna e virtù simili e pari.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta per il momento proponendovi un bellissimo scatto di Christian Maidana

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Arrivarono i becchini e la Pietà scese dal piedistallo

Tempo fa vi raccontai di quel lungo viaggio che dovette affrontare la Pietà Vaticana: dalla sua cappella dentro la Basilica di San Pietro, arrivò a New York dopo aver navigato attraverso l’Oceano Atlantico. Una storia di altri tempi che fece parecchio parlare di sé e non cessa di far discutere per certi aspetti. Ve ne ho parlato nel dettaglio qui.

La Pietà Vaticana divenne il fulcro non solo del padiglione vaticano ma di tutti l’Expò newyorkese del 1964. Oggi voglio proporvi un video che vi mostra come questa scultura venne fatta scendere dal piedistallo. Ci vollero due ore buone per completare l’operazione. Da quel momento iniziò il suo lungo viaggio fatto di attese e trepidazioni. Guardatevi il video proposto dalla Rai cliccando qui.

Sempre parlando di filmati ne ho scovato un altro nel quale gli incassatori prendono le misure per realizzare il cassone di legno nel quale verrà messa la Pietà prima di lasciare la Basilica di San Pietro. Sapete, gli incassatori dagli scultori sono guardati un po’ di sbieco. Li ho sentiti spesso appellare becchini: una volta che l’opera viene incassata è molto probabile che lo scultore non la rivedrà mai più. Vi posto il secondo video direttamente a seguire: non state ad alzare il volume, tanto è muto.

Buona visione. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti.

 

Un po’ di suprema bellezza

Domani, salvo imprevisti, potrò tornare a pubblicare regolarmente i miei post e le foto anche su Facebook a partire dalle nove del mattino o giù di lì. Nell’attesa vi propongo questa bellissimo scatto di Aurelio Amendola della Vergine.

Il vostro Michelangelo Buonarroti, della bellezza mai stanco.

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Parigi brucia e bruciamo tutti

Oggi me ne sto zitto. Dopo quello che è successo ieri sera in Francia non c’è parola che possa esprimere quanto accaduto. Sembra sia l’inizio della fine e quello che è successo si ripeterà una e più volte. Non saranno anni facili quelli che ci approssimiamo a vivere.

Parafrasando il titolo di uno dei testi di Dominique Lapierre, Parigi brucia ma con lei bruciamo tutti di dolore. Lo sgomento è tanto.

Mi infilo di nuovo dentro Santa Croce, mi chiudo dentro la mia casa eterna almeno per le prossime 24 ore.

Il vostro Michelangelo Buonarroti.

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Sfregi indimenticabili e restauri ineccepibili

Ci sono dei giorni in cui tutto sembra fermarsi. Sono quei giorni in cui ti crolla il mondo addosso e sembra non esserci stato passato, non c’è presente e il futuro pare non aver più senso.

M’è capitato parecchie volte durante la vita terrena di avere giornate sospese nel vuoto. E’ dopo la morte però che mi son sentito soffocare, perdere il respiro vitale ancora una volta, e poi un’altra e un’altra ancora fino a non poterne più.

Ho dato di matto? No, non ancora perlomeno. Avete presente la mia Pietà Vaticana? La perfezione delle forme, il ricorrersi delle ombre o il gioco dei pieni e dei vuoi che la rende ineguagliabile e unica nel suo genere. Chi mai avrebbe osato sfiorarla? Eppure proprio lei fu presa a martellate con una violenza inaudita. Fu un pazzo? Pare di sì ma a dirla tutta poco m’importa di quel tale lì… è il gesto che m’ha lasciato solo e disperato. Dinnanzi a tanto accanimento contro la bellezza eterea, raffinata e senza tempo mi ritrovai inerme alla stregua di quel marmo preso a martellate.

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Il giorno dopo il misfatto, il 22 maggio del 1972, l’Osservatore Romano chiedeva a gran voce ai suoi lettori ” Potrà il capolavoro michelangiolesco ritornare al suo primitivo aspetto?”. Me lo chiedevo anch’io ripetutamente, quasi fosse un mantra, in quelle ore tremende e tormentate.

I restauratori avrebbero fatto un lavoro impeccabile, ne ero certo. Ma lei, la mia Pietà, qualunque cosa fosse successo da allora in poi, non sarebbe più tornata ad esser la stessa. Oramai il marmo era stato intaccato per sempre. La sua continuità era finita e non c’era modo di rimediare. Una frattura riparata rimane comunque una frattura, un segno della follia umana a futura memoria.

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Laszlo Toth si accanì contro la mia opera sferrandole dieci colpi con un mazzuolo d’acciaio. Rimase sfregiata la nuca della Vergine, il volto e il lato sinistro del manto. La punta del naso non c’era più mentre gli occhi erano entrambi rovinati, rovinati per sempre. L’avambraccio sinistro si staccò di netto, cadde rovinosamente al suolo rompendosi in quattro pezzi. Un disastro completo, un dolore senza fine.

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Il restauro della Pietà venne affidato a Redig De Campos che in quel frangente era alla direzione dei Musei e delle Gallerie Vaticane. I lavori si protrassero per un anno intero. Non furono poche le difficoltà affrontate da tutta l’equipe. Intervenire in maniera così importante su un’opera permanentemente sotto l’attenzione di tutto il mondo non è certo cosa facile.

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La Pietà Vaticana dopo quel terribile giorno di maggio può essere osservata solamente a una distanza di sette metri, protetta da un vetro blindato. Non c’è dubbio che un po’ di poesia se ne sia andata e che la mia Pietà non sia più la stessa.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che ancora si meraviglia delle brutture del mondo e che non riposa affatto nell’altra orma dell’esistenza.

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