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Dettagli poco noti della mia vita raccontata dal Condivi

Ascanio Condivi fu un pittore che da me molto volle apprendere ma rimase un modesto creatore. Aveva voglia di fare ma non era portato né per la pittura né per la scultura.

Si sforzava per migliorarsi ma, nonostante gli sforzi, i frutti lasciavano a desiderare. A volte, con una certa sfrontatezza, mi chiedeva pareri sulle sue opere ma da me otteneva solo mugugni tra i denti. Non me la sentivo di sminuirlo ma disegno non era l’arte sua ed era facile rendersene conto.

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Ci conoscemmo probabilmente grazie a Niccolò Ridolfi, cardinale esule fiorentino a Roma. Il Ridolfi infatti era un mio caro amico e il Condivi un suo protetto.

Pensate che realizzai il grande cartone dell’Epifania per farlo poi dipingere al Condivi. Non aveva grazia nemmeno nell’accostare i colori sulla tela ma non mi importava, gli donai quel lavoro solo perché era un caro amico e riuscì a trarne un dipinto sommario.

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Impiegò anni per portare a termine il lavoro su tavola, oggi custodito a Casa Buonarroti. Sapete come arrivò lì? Fu il mio pronipote Michelangelo Buonarroti il Giovane a comprarla nel 1608 a un costo elevatissimo, pensando fosse pittura di mano mia.

Il cartone originale invece si trova al British Museum ed è stato da poco restaurato.

Come sapete, il Condivi scrisse la mia biografia dedicandola a papa Giulio III, al secolo Giovanni Maria Ciocchi del Monte. La mise nero su bianco a stretto contatto con me.

Nel 1548 mi misi alla ricerca delle origini della mia famiglia chiedendo al mi nipote Lionardo di scartabellare nel passato. Erano probabilmente informazioni che volevo fossero inserite in quel volume che poco a poco stava prendendo forma. Il profilo che emerge dal racconto del Condivi è sicuramente di parte, influenzato dalla mia costante presenza.

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Per esempio non vengono mai citati i mirabili disegni che regalai al mio amato Tommaso de’ Cavalieri. Non è da escludere che il Condivi si fosse fatto aiutare nella stesura da qualche letterato più abile di lui nello scrivere come per esempio Annibal Caro, marchigiano e attivo negli ambienti romani vicini a me.

La prima edizione della biografia del Condivi fu stampata da Antonio Baldo, in rapporti molto stretti con Annibal Caro. Non può trattarsi solo di un caso fortuito.

In precedenza aveva pubblicato presso di lui dei propri testi e lo aveva inserito all’interno della Commedia degli Straccioni. Un altro dettaglio: il Condivi avrebbe poi sposato nel 1555 la nipote di Annibal, Porzia Caro.

Alcune informazioni narrate da Condivi hanno arricchito di particolari la storia della mia vita con dettagli che altrimenti sarebbero andati perduti per sempre. Il Vasari, conscio della loro importanza, integrò la seconda edizione delle Vite basandosi su quanto aveva apportato il Condivi.

Michelangelo e il potere. Ritratto realizzato dal Bugiardini
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Ingrato dall’aver appreso nuove informazioni, il Vasari non esitò poi nell’inserire nell’edizione giuntina un commento sprezzante sul lavoro letterario dello stesso.

Benedetto Varchi, invece, attinse a piene mani dalla biografia del Condivi per scrivere l’orazione funebre a me dedicata, riservandogli un giudizio assai più generoso.

Dovete sapere che fino ai vostri giorni è arrivata una copia dell’edizione originale della vita del Condivi, ricca di note a margine, aggiunte molto probabilmente da Tiberio Calcagni. Quella grafia infatti è stata direttamente ricondotta al mio fedele assistente e collaboratore.

Le diverse note sono assai significative perché riportano le reazioni critiche che ebbi in merito ad alcuni passaggi.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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Little-known details of my life told by Condivi

Ascanio Condivi was a painter who wanted to learn a lot from me but remained a modest creator. He wanted to do things but was not suited for painting or sculpture.

He tried hard to improve himself but, despite his efforts, the results left much to be desired. Sometimes, with a certain effrontery, he asked me for opinions on his works but from me he only got grumbles between his teeth. I did not feel like belittling him but drawing was not his art and it was easy to realize that.

We probably met thanks to Niccolò Ridolfi, a Florentine cardinal exiled in Rome. Ridolfi was in fact a dear friend of mine and Condivi was his protégé.

Just think that I made the large cartoon of the Epiphany to then have Condivi paint it. He had no grace even in matching colors on the canvas but I didn’t care, I gave him that work only because he was a dear friend and he managed to make a rough painting.

It took him years to complete the work on the panel, now kept at Casa Buonarroti. Do you know how it got there? It was my great-nephew Michelangelo Buonarroti the Younger who bought it in 1608 at a very high price, thinking it was a painting by my hand.

The original cartoon is in the British Museum and has recently been restored.

As you know, Condivi wrote my biography dedicating it to Pope Julius III, born Giovanni Maria Ciocchi del Monte. He wrote it down in close contact with me.

In 1548 I began researching the origins of my family by asking my nephew Lionardo to rummage through the past. It was probably information that I wanted to be included in that volume that was gradually taking shape. The profile that emerges from Condivi’s story is certainly biased, influenced by my constant presence.

For example, the wonderful drawings that I gave to my beloved Tommaso de’ Cavalieri are never mentioned. It cannot be ruled out that Condivi had some literary man who was more skilled than him in writing, such as Annibal Caro, from the Marche region and active in Roman circles close to me, help him in the drafting.

The first edition of Condivi’s biography was printed by Antonio Baldo, who had very close relations with Annibal Caro. It cannot be just a coincidence.

He had previously published some of his own texts with him and had included it in the Commedia degli Straccioni. Another detail: Condivi would later marry Annibal’s niece, Porzia Caro, in 1555.

Some information narrated by Condivi has enriched the story of my life with details that would otherwise have been lost forever. Vasari, aware of their importance, integrated the second edition of the Lives based on what Condivi had contributed.

Ungrateful for having learned new information, Vasari did not hesitate to insert a contemptuous comment on the literary work of the same in the Giuntina edition.

Benedetto Varchi, on the other hand, drew heavily from Condivi’s biography to write the funeral oration dedicated to me, reserving a much more generous judgment.

You should know that a copy of the original edition of Condivi’s life has reached your days, full of marginal notes, most likely added by Tiberio Calcagni. That handwriting has in fact been directly traced back to my faithful assistant and collaborator.

The various notes are very significant because they report the critical reactions I had regarding some passages.

For the moment, yours truly Michelangelo Buonarroti bids you farewell, making an appointment to see you in the next posts and on social media.

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