Mai sarei tornato a Firenze con Cosimo I al potere
Tra le opere esposte nella mostra ‘Michelangelo e il Potere’ in corso a Palazzo Vecchio, c’è la lettera che Cosimo I de’ Medici mi scrisse l’8 di maggio del 1557.
In quel periodo ero a Roma, impegnato in progetti differenti, primo su tutti quello relativo alla cupola della Basilica di San Pietro.

Il duca mi esortava di tornare a Firenze, la città che a detta sua mi aspettava in gloria. Secondo quanto scrisse, il piacere suo stava solo nel sapermi di nuovo in città e non m’avrebbe commissionato niente per non recarmi fastidio visto l’età che avevo.
82 anni all’epoca erano un’enormità ma lo sarebbero ancora per partire da Roma a cavallo e raggiungere Firenze, non vi pare?
Comunque non fu l’età avanzata la ragione principale per la quale non volli tornare. A Roma mi legavano affetti dai quali mai avrei pensato di separarmi ma dovevo anche portare a termine lavori che mi stavano impegnando non poco. Ma non solo.

L’altro motivo per il quale non volli sentire ragioni e mai rimisi piedi a Firenze se non da morto aveva un nome ben preciso: Cosimo I. La sua gestione del potere non era cosa per me e non avevo alcuna intenzione di dare con la mia sola presenza il consenso a quell’uomo solo al potere che faceva il bello e il cattivo tempo.
Non mi avrebbe avuto mai, almeno da vivo.
Ecco la lettera integrale che Cosimo I mi scrisse:
Magnifico nostro carissimo, poiché la qualità de’ tempi et la relatione delli amici vostri ci danno qualche speranza che voi non siate del tutto alieno dal volere dare una volta sino a Firenze per rivedere un poco, dopo tanti anni, la patria et le cose vostre, quel che a noi sarebbe di tanto piacere, quanto l’habbiamo sempre molto desiderato, ci è parso con questa nostra dovervene eshortare et pregare, come ve ne eshortiamo et preghiamo con tutto il cuore, persuadendovi di havere a esser visto gratissimamente da noi.
Né vi ritenga dubio che noi siamo per gravarvi di alcuna sorte di fatica o fastidio, ché bene sappiamo il respetto che hormai si deve così alla età, come alla singularità della virtù vostra ma venite pure liberamente et promettetevi di havere a passare quel tempo che vi tornerà bene di dimorarci a tutto vostro arbitrio et sodisfattione, perché a noi basterà assai vedervi di qua, et nel resto tanto piacere haremo, quanto ne sentirete voi maggiore recreatione et quiete, né penseremo mai se non a farvi honore et commodo.
Nostro Signore Dio vi conservi.Di Fiorenza, li VIII di maggio MDLVII.Vostro el duca di Fiorenza.Al magnifico messer Michelagnolo Buonaruoti nostro carissimo et cet.A Roma.
Se volete vedere la lettera originale, quella che il duca Cosimo I mi inviò a Roma e che scrisse di suo pugno, non vi rimane che visitare la mostra Michelangelo e il Potere in corso a Palazzo Vecchio fino al 26 gennaio 2025.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
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