Marcello Venusti e la stima reciproca che ci tenne uniti per vent’anni
Mi legò a Marcello Venusti un rapporto di amicizia e collaborazione che durò circa vent’anni.
Venusti era nato a Mazzo di Valtellina, in provincia di Sondrio, nel 1510. Dopo una prima formazione di scuola lombarda, arrivò a Roma negli ultimi mesi del 1537 con Guglielmo della Porta per lavorare sotto l’attenta guida di Perino del Vaga a Castel Sant’Angelo, nella Cappella Paolina e finanche nella Basilica di San Pietro.
Ben presto il suo talento emerse e arrivarono le prime commissioni relative a pale d’altare e opere di piccolo formato.
Non mi ricordo esattamente la prima volta in cui ci incontrammo faccia a faccia ma, la prima lettera in cui è testimoniato il nostro rapporto, risale al 5 agosto del 1542.
Sernini, agente del cardinale Ercole Gonzaga a Roma, riferisce allo stesso quanto tenessi in considerazione il Venusti.
“Al mio ritorno di costà truovai a sorte un giovine mantovano il qual ritrava l’opera nuova ch’à fatto in Capella Michelangelo, il quale intendo ch’à hauto a dire che non conosce giovane di quella età che non sia suo pari et che se farà grand’huomo et se ben me n’intendo a pare che avanzasse tutti gli altri che vi andavano. M. Curtio mi ha detto che Michelangelo lo lauda tanto: voglio far diligentia di trovalo et far quanto posso che mi presti il ritratto ch’à fatto di la barca di Caronte per mandarla a vedere a V.S.”.
Dunque nel 1942 già conoscevo Marcello Venusti e ne lodavo il talento.
Solo qualche mese più tardi. il 19 gennaio del 1553, ero stato chiamato ad andare a vedere gli affreschi che Daniele da Volterra e i suoi collaboratori stavano realizzando nella chiesa di Trinità dei Monti, all’interno della Cappella della Rovere.
Preferii non andare e al mio posto inviai Marcello Venusti, sicuro che potesse dare un giudizio all’altezza dell’opera vista, al pari mio. Insomma, quel gesto fu un modo per dimostrare a lui, e non solo, tutta la mia fiducia.
Tanta era la stima che aveva anche lui nei miei confronti e me lo dimostrò in più di un’occasione come quando volle battezzare il primogenito con il nome di Michelangelo.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
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Marcello Venusti and the mutual respect that kept us united for twenty years
I was bound to Marcello Venusti by a relationship of friendship and collaboration that lasted about twenty years.
Venusti was born in Mazzo di Valtellina, in the province of Sondrio, in 1510. After an initial education in the Lombard school, he arrived in Rome in the last months of 1537 with Guglielmo della Porta to work under the careful guidance of Perino del Vaga in Castel Sant’Angelo, in the Cappella Paolina and even in St. Peter’s Basilica.
His talent soon emerged and the first commissions for altarpieces and small-format works arrived.
I don’t remember exactly the first time we met face to face but the first letter in which our relationship is documented dates back to August 5, 1542. Sernini, agent of Cardinal Ercole Gonzaga in Rome, tells him how much I held Venusti in high regard.
“On my return from there I found by chance a young man from Mantua who was painting the new work that Michelangelo had done in the Chapel, and I understand that he said that he does not know a young man of that age who is not his equal and that he will become a great man and if I understand well it seems that he surpassed all the others who went there. M. Curtio told me that Michelangelo praises him so much: I want to be diligent in finding him and do what I can to have him lend me the portrait he made of the boat of Charon to send it to Your Excellency to see.”
So in 1942 I already knew Marcello Venusti and praised his talent. Only a few months later, on January 19, 1553, I was called to go and see the frescoes that Daniele da Volterra and his collaborators were creating in the church of Trinità dei Monti, inside the Cappella della Rovere.
I preferred not to go and in my place I sent Marcello Venusti, sure that he could give a judgment worthy of the work seen, as I did. In short, that gesture was a way to show him and not only him all my trust.
He also had such great esteem for me and he showed it to me on more than one occasion such as when he wanted to baptize his firstborn with the name of Michelangelo.
For the moment, your always Michelangelo Buonarroti says goodbye to you, making an appointment with you in the next posts and on social media.
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