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La mia ultima lettera

L’ultima lettera che scrissi interamente di mio pugno durante la mia lunga vita, fu quella destinata al carissimo nipote Lionardo.

Mi misi a scriverla il quel freddo 28 dicembre del 1563, tre giorni dopo il Santo Natale. Avevo trascorso quelle festività assieme ai miei amici più cari che poi mi avrebbero assistito fino all’ultimo respiro.

Sarei infatti morto meno di due mesi dopo ma ancora non lo sapevo, sebbene sentivo sempre di più monna morte tirarmi per la giacchetta.

In poche righe ci tenni a ringraziare Lionardo per aver fatto arrivare a Roma dodici marzolini, dei formaggi dal gusto assai delicato.

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In quel frangente la calligrafia era ancora del tutto leggibile ma, arrivato a quel punto della vita, scrivere era diventato per me sempre più difficoltoso: mi pareva meno complicato gestire mazzuolo e scalpello.

Nella lettera successiva che feci arrivare sempre al mi nipote Lionardo, datata 14 febbraio del 1564, non fui io a scrivere parola dopo parola ma il mio fidato Daniele da Volterra. Mi limitai a mettere la firma in calce.

Quattro giorni dopo me ne sarei andato verso lidi sconosciuti dell’al di là.

In quell’estrema lettera messa nero su bianco da Daniele , imploravo Lionardo di accorrere a Roma per vedermi vivo per l’ultima volta ma nemmeno fece in tempo ad arrivare a destinazione che già me n’ero andato.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

My last letter

The last letter I wrote entirely in my own hand during my long life was the one addressed to my dearest nephew Lionardo.

I began to write it on that cold December 28, 1563, three days after Holy Christmas. I had spent those holidays together with my closest friends who would then assist me until my last breath.

In fact, I was to die less than two months later but I still didn’t know it, although I felt more and more monna morte tugging at my jacket.

In a few lines, I wanted to thank Lionardo for having sent twelve marzolini cheeses with a very delicate taste to Rome.

At that juncture the handwriting was still completely legible but, having reached that point in life, writing had become increasingly difficult for me: it seemed less complicated to manage mallet and chisel.

In the next letter that I always sent to my nephew Lionardo, dated February 14, 1564, it was not I who wrote word after word but my trusty Daniele da Volterra. I just put the signature at the bottom.

Four days later I would be off to unknown shores beyond.

In that extreme letter written in black and white by Daniele, I implored Leonardo to rush to Rome to see me alive for the last time but he didn’t even have time to reach his destination when I was already gone.

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by making an appointment for the next posts and on social media.

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