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Cappella Sistina: la percezione dei colori prima del restauro

Vi siete mai chiesti se prima del restauro dei miei affreschi sistini, si immaginasse che sotto quella pellicola scura, compatta, opaca e vetrosa i colori fossero così accesi e brillanti?

Certo era chiaro che la percezione del colore fosse alterata dagli strati di sporco che nel corso degli anni si erano depositati sulla superficie pittorica ma anche dal fiele di bue e dalle colle animali ossidate che erano state stese per ravvivarne le tinte.

Era però meno lampante il fatto che non avessi di proposito usato tinte più cupe rispetto a quelle brillantissime del Tondo Doni.

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Cercando notizie della percezione dei colori della Sistina in testi scritti prima del restauro da illustri studiosi delle opere mie come ad esempio Charles de Tolnay si può comprendere come venivano lette quelle tonalità di colore e in che termine se ne parlasse.

In Michelangelo, i diversi colori sono tutti subordinati a un tono bianco-grigio: non fanno più corpo con le rispettive materie ma appaiono come riflessi iridati, sulla superficie di una materia primordiale d’un tono grigio marmoreo”

e ancora “In alto le storie appaiono pallide, molto vicine al bianco grigio della materia originaria. Anche nelle prime scene, dove i particolari rivelano qualche richiamo più diverso (un giallo bronzato, un rossi ciliegia, un verde oliva), l’impressione dominante è data dal grigio chiaro dei corpi”.

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Addirittura Tolnay parla del grigio chiaro dei corpi facendo riferimento agli incarnati dei vari personaggi che popolano la volta della Sistina. Nonostante si capiva bene che i colori risultassero alterati, non si era compreso che sotto quella coltre scura gli affreschi fossero caratterizzati dalla brillantezza che oggi tutti abbiamo sotto gli occhi.

In un altro scritto in cui Tolnay parla della Cappella Paolina scrive: “I colori qui non hanno i toni terrosi e tristi del Giudizio Universale, ma sono invece di una dolce bellezza, preponderando il lilla e il verde tenero”.

Nel corso dei secoli la Cappella Paolina, essendo decisamente meno frequentata dalle persone dato che era ed è la cappella privata del papa, gli affreschi miei si erano meno anneriti rispetto a quelli Sistini e quindi trovava avessi fatto una scelta diversa nei colori adoperati.

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Bagio Biagetti, lo storico primo direttore dei Musei Vaticani entrato in carica nel 1921 e che fondò poi due anni dopo il primo Laboratorio Vaticano per il restauro di opere d’arte scrisse in merito alla volta della Sistina “Noi la vediamo come attraverso un vetro affumicato”.

Lo stesso Gianluigi Colalucci, capo restauratore dei miei affreschi sistini rimase a dir poco stupito quando si rese conto per la prima volta di quanto fossero brillanti i colori sotto gli strati che si erano depositati nei secoli e annotò nel suo diario: “…con una piccola porzione di un fazzoletto di carta umettato di saliva pulisco una porzione del mantello della figura in primo piano di cm 2 per lato e sotto lo strato nero colloso appare un colore ocra gialla del tutto insospettabile (ed il colore era ancora molto sporco!). Ciò conferma quanto constatato nel Matteo da Lecce e Van de Broeck e cioè che le pittura sono ricoperte da un altissimo e nerissimo beverone che ne altera completamente i colori”.

Uno degli ingudi della volta durante la fase d restauro
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Questo stralcio di diario lo ha poi reso pubblico nel suo bellissimo libro dato alle stampe qualche anno fa Io e Michelangelo, diventato ahimé un po’ difficile da reperire ma che vale senza dubbio la pena leggere.

Quindi come vi ho accennato all’inizio, si sapeva che i colori erano coperti da uno spesso strato di sporco ma non si immaginava che sotto quella coltre annerita fossero brillanti e vividi come li possiamo ammirare oggi.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

Sistine Chapel: the perception of colors before restoration

Have you ever wondered if before the restoration of my Sistine frescoes, you imagined that under that dark, compact, opaque and glassy film the colors were so bright and brilliant?

Of course it was clear that the perception of color was altered by the layers of dirt that over the years had deposited on the pictorial surface but also by the ox gall and the oxidized animal glues that had been applied to revive the colors.

However, it was less obvious that I had not purposely used darker colors than the very bright ones of the Tondo Doni.

Looking for information on the perception of the colors of the Sistine Chapel in texts written before the restoration by illustrious scholars of my works such as Charles de Tolnay, we can understand how those shades of color were read and in what term they were spoken of.

“In Michelangelo, the different colors are all subordinated to a white-gray tone: they no longer form a body with their respective materials but appear as iridescent reflections, on the surface of a primordial material with a marble gray tone”

and again “Above the stories appear pale, very close to the gray-white of the original matter. Even in the first scenes, where the details reveal some more different references (a bronzed yellow, a cherry red, an olive green), the dominant impression is given by the light gray of the bodies “.

Even Tolnay speaks of the light gray of the bodies referring to the incarnations of the various characters that populate the vault of the Sistine Chapel. Although it was well understood that the colors were altered, it was not understood that under that dark blanket the frescoes were characterized by the brilliance that we all have under our eyes today.

In another writing in which Tolnay speaks of the Pauline Chapel he writes: “The colors here do not have the earthy and sad tones of the Last Judgment, but are instead of a sweet beauty, predominating lilac and soft green”. Over the centuries the Pauline Chapel, being decidedly less frequented by people since it was and is the Pope’s private chapel, my frescoes had been less blackened than the Sistine ones and therefore he found I had made a different choice in the colors used.

Bagio Biagetti, the historic first director of the Vatican Museums who took office in 1921 and who then founded the first Vatican Laboratory for the restoration of works of art two years later, wrote about the vault of the Sistine Chapel “We see it as through a smoked glass “.

Gianluigi Colalucci himself, chief restorer of my Sistine frescoes was nothing short of amazed when he realized for the first time how brilliant the colors were under the layers that had deposited over the centuries and noted in his diary: “… with a small portion of a paper handkerchief moistened with saliva I clean a portion of the cloak of the figure in the foreground of cm 2 per side and under the sticky black layer a completely unexpected yellow ocher color appears (and the color was still very dirty!). This confirms what was found in Matteo da Lecce and Van de Broeck, namely that the paintings are covered with a very high and very black mash that completely alters their colors ”.

This excerpt from the diary was then made public in his beautiful book published a few years ago Michelangelo and Me, which unfortunately has become a bit difficult to find but is undoubtedly worth reading.

So, as I mentioned at the beginning, it was known that the colors were covered by a thick layer of dirt but we never imagined that under that blackened blanket they were as bright and vivid as we can admire them today.

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by giving you an appointment at the next posts and on social networks.

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