Cosa l’uomo è capace di fare

Senza avere visto la Cappella Sistina non è possibile formarsi un’idea apprezzabile di cosa un uomo sia in grado di ottenere, scriveva Goethe un po’ di tempo fa. In effetti ritrovarsi lì dentro, dopo aver visto da fuori solo una sorta di granaio privo di grazia alcuna, è un’immersione nella bellezza e nella sacralità cristiana.

La grande folla che quotidianamente si accalca in quello spazio rende difficile la visione accurata di ogni particolare, non v’è dubbio. Ma d’altro canto è comprensibile: nonostante i Musei Vaticani abbiano una quasi infinita collezione di opere d’arte meravigliose e importanti, la visione della Cappella Sistina è l’obiettivo primario di chi li visita.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Marcello Venusti e la copia del Giudizio

Il cardinale Alessandro Farnese desiderava arricchire la collezione di famiglia con una bella copia del mio Giudizio Universale in formato ridotto. Si rivolse così a Marcello Venusti che nel 1549 lo copiò a tempera su tavola.

Il Venusti copiò abbastanza bene il mio lavoro anche se si lasciò sfuggire qualche libera interpretazione aggiungendo la colomba sopra la testa del Cristo Giudice e Dio riprendendolo direttamente dalla Volta della Sistina.

La copia del Venusti divenne un prezioso documento storico durante la fase del restauro del Giudizio. Permise infatti di vedere con chiarezza che aspetto avesse il mio lavoro prima delle braghe apposte dopo l’esito del Concilio di Trento delm1564 e soprattutto la posizione e l’atteggiamento di San Biagio e Santa Caterina che erano stati scalpellati via quasi in toto.

Il lavoro del Venusti si trova al Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli. Come è finito lì? Ebbene, arrivò a Napoli come parte integrante della collezione Farnese agli sgoccioli del Settecento.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti quotidiani o quasi.

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Il più virile, il più sicuro, il più durabile di tutti gli altri modi

Papa Paolo III, al secolo Alessandro Farnese, era un uomo colto e un mecenate dal gusto squisito. Appena salì al soglio di Pietro, non ebbe dubbio alcuno: la decorazione della parete dell’altare nella Cappella Sistina doveva essere realizzata da me, così come aveva stabilito il suo predecessore Clemente VII.

Cercavo di prendere un po’ di tempo: dovevo terminare la Tomba di Giulio II. I suoi eredi non finivano di infastidirmi e quell’opera che oramai si stava protraendo da anni era divenuta un coltello piantato nel fianco che mi provocava dolori continui notte e giorno.

“Io ho avuto trenta anni questo desiderio er ora che son papa non me lo caverò? Io son disposto che tu mi serva ad ogni modo.” Alla fine mi convinsi a salire ancora una volta i ponteggi: a papa Paolo III non potevo dire di no.

Ci si mise di mezzo pure Sebastiano del Piombo, amico con il quale ebbi a discutere in più di una occasione. Gli sarebbe garbato avessi lavorato sulla parete con i colori a olio, una moda che stava iniziando ad acquistare sempre più adepti ma ovviamente, come sempre, feci di testa mia mostrando d’aver la ragione dalla mia parte anche a secoli di distanza dopo la mia dipartita dal vostro mondo. L’affresco in fondo era ed è il più virile, il più sicuro, il più durabile di tutti gli altri modi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Le angeliche buone maniere

Il Giudizio Universale è un insieme di corpi affrescati in ogni atteggiamento possibile e immaginabile. Osservare i dettagli è un diletto sia per lo spirito che per la vista. Prendete una foto che riproduca per intero il Giudizio e iniziate a guardare uno a uno i personaggi che lo animano. Troverete particolari interessantissimi che forse non avevate mai notato prima. Momenti drammatici per alcuni, gloriosi per altri ma anche qualche brano ironico, capace di strappare un sorriso.

Guardate con quanta dolcezza gli angeli dissuadono i dannati ad ascendere verso il Paradiso. Con la sinistra fermano la loro corsa verso la salvezza mentre alzano la destra per sferrargli un cazzotto: un gentilissimo angelo mira al volto del dannato mentre l’altro ha come obbiettivo laddove non batte mai il sole. Insomma, con le buone maniere si ottiene sempre tutto, o quasi. Sembra che anche gli angeli in momenti così concitati perdano la loro proverbiale dolcezza adoperando maniere meno consone al loro status.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Realizzare l’impossibile

“Prima o poi, però, giunge il giorno in cui bisogna realizzarlo, l’impossibile… E dipingere il Giudizio Universale nella Cappella Sistina, per esempio… Una cosa impossibile per miliardi di uomini, proprio come redimere il mondo… Eppure ogni tanto spunta fuori qualcuno che lo realizza, l’impossibile…” Sàndor Màrai, Il sangue di San Gennaro

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che fra una lettura e l’altra prova a mettere insieme due righe che abbiano un senso compiuto…è il foglio bianco che mi frega

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Omaggio a un signore

La sua pazienza non l’ho mai avuta e sicuramente mi amavo assai meno di quanto mi abbia amato e mi ami lui.

Con stima profonda e con riconoscenza, un omaggio a un gran signore: Gianluigi Colalucci.

Perché questo omaggio? Perché non posso regalargli altro se non un pensiero prima di andare a dormire. Se oggi riuscite a leggere molto bene tutti i brani di pittura dei miei affreschi sistini, lo dovete soprattutto a lui.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Regali inaspettati ma molto graditi

Bussa il postino al portone, gli apro sperando non sia l’ennesima bolletta ( son morto ma le tasse mi tocca pagalle lo stesso…non mi chiedete il perché: non saprei rispondervi) e mi consegna nelle mani un pacco gigante. Non so se sia più rimato sorpreso dal fatto che sapesse dove abito o che quello scatolone fosse stato proprio spedito a me.

Apro la confezione e dentro c’è una grande stampa in PVC del mio Giudizio Universale gentilmente offerta da http://www.saal-digital.it/. Regali così, caduti come manna dal cielo, son sempre graditi. Lo dico nel caso in cui qualcuno volesse regalarmi qualcosa: non m’offendo.

La stampa è stata effettuata a 6 colori e realizzata su un pannello in PVC in schiuma rigida, spesso 5 mm. E’ possibile personalizzare le dimensioni partendo da una grandezza minima da 10×15 cm fino a un massimo di 110×240 cm.

I colori resistono bene ai raggi Uv e non scoloriscono nel corso del tempo. Insomma, un gran bel regalo che custodirò gelosamente. Anzi, via, voglio fare il generoso altrimenti ricominciano con la storia della mia presunta tirchiaggine: regalo questo bellissimo fotoquadro all’alter ego che oramai da qualche anno a questa parte mi sopporta e mi da’ voce quotidianamente.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti. Ah, se avete un po’ di tempo date un’occhiata al sito che stampa queste meraviglie: potrete stampare tutte le foto che desiderate nei formati preferiti e su un gran numero di supporti, a seconda delle vostre preferenze.

Guardate e giudicate voi la qualità dell’immagine del fotoquadro in questione 😉

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3 Febbraio: San Biagio

Oggi, 3 Febbraio, si ricorda San Biagio. Un santo di origini armene vissuti fra il III e il IV secolo. Era un medico che a causa della sua fede fu martirizzato dai romani. Non rinnegò mai la sua fede nonostante le torture subite con i pettini adoperati per cardare la lana e alla fine fu pure decapitato.

A questo Santo dedicai una porzione di affresco nel Giudizio Universale che nel corso degli anni fu oggetto di una censura tremenda e peraltro irreversibile. Non ho capito perché certi alti prelati vedano lo scandalo ovunque o forse si, già che ognuno si eleva a giudice adoperando il proprio metro di giudizio.

Daniele da Volterra, come sapete, fu incaricato di coprire le chiappe e i sessi che io avevo preferito non celare in panneggi azzardati. San Biagio e Santa Caterina ebbero sorte ben peggiore. I mal pensanti avevano interpretato le loro posizioni come un qualcosa che potesse ricordare la copula e Daniele dovette scalpellare via le due figure conservando ben poco di quello che io affrescai. Successivamente iniziò a realizzare a buon fresco la nuova testa di San Biagio e le vesti dei due Santi. Si può avere un’idea abbastanza precisa dell’aspetto originale di questa porzione di affresco grazie alla copia del Giudizio Universale che realizzò Marcello Venusti.

“Per meglio fare le persone ridere, l’ha fatta chinare dinanzi a San Biagio con atto poco onesto, il quale, standole sopra coi pettini, par che gli minacci che stia fissa, et ella si rivolta a lui in guisa che dice -che farai?- o simil cosa” scrisse Gilio a papa Carafa, facendo riferimento proprio al gruppo di San Biagio e Santa Caterina.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che spera in un veloce rasserenamento del cielo: oh, oggi c’è la fiera di San Biagio a Pietrasanta e mi ci vorrebbero giusto un paio di mestoli nuovi.

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Affreschi da bagno, o da bordello che dir si voglia

Sessantasei mesi di tribolazioni, freddo, caldo, umidità, disagi e critiche ma alla fine il Giudizio Universale vide la luce. Era la vigilia di Ognissanti del 1541 quando fu svelato al mondo. Chi ebbe la fortuna di vederlo con i propri occhi rimase affascinato e sconvolto da quel grandioso complesso. Anche le critiche dei bigotti non tardarono ad arrivare: tutte quelle nudità in un luogo sacro!

Sernini, in  una lettera al cardinale Gonzaga, scrisse “opera grande e difficile, essendovi più di cinquecento (sbagliando sul numero poiché le figure non arrivano a quattrocento) figure e di sorte che a ritrarne solamente una credo metta a pensiero agli dipintori. Ancor che l’opera sia di quella bellezza che po’ pensare V.Ill.S., non manca in ogni modo chi la danna, gli R.mi Chietini sono gli primi che dicono non star bene gli ignudi in simil luogo, che mostrano le cose loro..altri dicono che ha fatto Cristo senza barba e troppo giovane”

Anche Pietro Aretino ci mise del suo. Era furbo quello ma con me, se la passava male: che ci volete fare, a me i furbi non sono mai andati a genio. Risentito del fatto che mai gli avessi inviato nemmeno uno schizzo che mi aveva chiesto innumerevoli volte, non perse l’occasione di inviarmi una lettera pepata: “in un bagno delizioso, non in un coro supremo si conveniva il far vostro” scrisse. Il termine bagno ai miei tempi stava a indicare le case chiuse, i bordelli insomma.

L’Aretino, flagello dei principi come amava autodefinirsi, stravedeva per le mie opere ma, irato per avermi scritto un mare di lettere di richiesta che lasciai senza risposta, volle vendicarsi criticando il Giudizio. La solita storia della volpe e l’uva, sempre quella.

Addirittura anni prima s’era preso la briga di scrivermi consigliandomi l’intero impianto dell’affresco che ovviamente rifiutai in maniera garbata ma senza perdere la mia vena d’ironia.

Roma 20 novembre 1537

Magnifico messer Pietro Aretino mio signore e fratello,

io, nel ricevere de la vostra lettra, ho havuto allegrezza e dolore insieme. Sommi molto rallegrato per venire da voi, che sete unico di virtù al mondo, et anche mi sono assai doluto, però che, havendo compìto gran parte de l’historia, non posso mettere in opra la vostra imaginatione, la quale è sì fatta, che se il dì del giudicio fusse stato, et voi l’haveste veduto in presentia, le parole vostre non lo figurarebbono meglio.

Hor, per rispondere a lo scrivere di me, dicovi che non solo l’ho caro, ma vi supplico a farlo, da che i re e gli imperadori hanno per somma gratia che la vostra penna gli nomini. In questo mezzo, se io ho cosa alcuna che vi sia a grado, ve la offerisco con tutto il core. E per ultimo, il vostro non voler più capitare a Roma non rompa, per conto del vedere la pittura che io faccio, la sua deliberatione, perché sarebbe pur troppo. E mi vi raccomando. Di Roma, il XX di novembre MDXXXVII. Michelagnolo Buonarroti.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi ricordi

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Risurrezione di Cristo o Giudizio Universale?

Papa Clemente VII pensò di far affrescare la parete dietro l’altare della Cappella Sistina con una superba Resurrezione di Cristo. Discussi con lui della faccenda presumibilmente durante un viaggio romano che effettuai nel 1533. Tuttavia il pontefice cambiò idea in merito e preferì scegliere come soggetto il Giudizio Universale.

Fin da subito la collocazione dell’opera sembrò strana, azzardata e assai anomala. Solitamente, fino a quel momento, si preferiva raffigurare le scene apocalittiche non in posizione frontale rispetto ai fedeli. Papa Clemente VII però vide solo qualche schizzo iniziale e niente di più perché poco dopo passò a miglior vita.

Papa Paolo III, il successore, mi rinnovò la commissione dopo avermi nominato Sommo Architetto, Scultore e Pittore del Palazzo Apostolico.

Era un momento assai delicato della mia vita o meglio, desideravo ardentemente portare a termine il complesso scultoreo per l’oramai defunto Giulio II ma, per ovvie ragioni, dovetti riporre ancora una volta martello e scalpello per riprendere in mano pennelli e colori.

“C’è forse un’arte più sconvolta dalla disperata speranza di quella di Michelangelo? Era entrato un dramma nella vita: il mondo s’era accorto di non sapere più cosa fosse: se cristiano, se antico, se campato nel malessere, se abbandonato da Dio…Michelangelo soffrirà per tutti. Sarà l’atleta del tormento di tre secoli” scrisse Giuseppe Ungaretti facendo riferimento al Giudizio Universale.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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