Il più virile, il più sicuro, il più durabile di tutti gli altri modi

Papa Paolo III, al secolo Alessandro Farnese, era un uomo colto e un mecenate dal gusto squisito. Appena salì al soglio di Pietro, non ebbe dubbio alcuno: la decorazione della parete dell’altare nella Cappella Sistina doveva essere realizzata da me, così come aveva stabilito il suo predecessore Clemente VII.

Cercavo di prendere un po’ di tempo: dovevo terminare la Tomba di Giulio II. I suoi eredi non finivano di infastidirmi e quell’opera che oramai si stava protraendo da anni era divenuta un coltello piantato nel fianco che mi provocava dolori continui notte e giorno.

“Io ho avuto trenta anni questo desiderio er ora che son papa non me lo caverò? Io son disposto che tu mi serva ad ogni modo.” Alla fine mi convinsi a salire ancora una volta i ponteggi: a papa Paolo III non potevo dire di no.

Ci si mise di mezzo pure Sebastiano del Piombo, amico con il quale ebbi a discutere in più di una occasione. Gli sarebbe garbato avessi lavorato sulla parete con i colori a olio, una moda che stava iniziando ad acquistare sempre più adepti ma ovviamente, come sempre, feci di testa mia mostrando d’aver la ragione dalla mia parte anche a secoli di distanza dopo la mia dipartita dal vostro mondo. L’affresco in fondo era ed è il più virile, il più sicuro, il più durabile di tutti gli altri modi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Le angeliche buone maniere

Il Giudizio Universale è un insieme di corpi affrescati in ogni atteggiamento possibile e immaginabile. Osservare i dettagli è un diletto sia per lo spirito che per la vista. Prendete una foto che riproduca per intero il Giudizio e iniziate a guardare uno a uno i personaggi che lo animano. Troverete particolari interessantissimi che forse non avevate mai notato prima. Momenti drammatici per alcuni, gloriosi per altri ma anche qualche brano ironico, capace di strappare un sorriso.

Guardate con quanta dolcezza gli angeli dissuadono i dannati ad ascendere verso il Paradiso. Con la sinistra fermano la loro corsa verso la salvezza mentre alzano la destra per sferrargli un cazzotto: un gentilissimo angelo mira al volto del dannato mentre l’altro ha come obbiettivo laddove non batte mai il sole. Insomma, con le buone maniere si ottiene sempre tutto, o quasi. Sembra che anche gli angeli in momenti così concitati perdano la loro proverbiale dolcezza adoperando maniere meno consone al loro status.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Realizzare l’impossibile

“Prima o poi, però, giunge il giorno in cui bisogna realizzarlo, l’impossibile… E dipingere il Giudizio Universale nella Cappella Sistina, per esempio… Una cosa impossibile per miliardi di uomini, proprio come redimere il mondo… Eppure ogni tanto spunta fuori qualcuno che lo realizza, l’impossibile…” Sàndor Màrai, Il sangue di San Gennaro

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che fra una lettura e l’altra prova a mettere insieme due righe che abbiano un senso compiuto…è il foglio bianco che mi frega

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Omaggio a un signore

La sua pazienza non l’ho mai avuta e sicuramente mi amavo assai meno di quanto mi abbia amato e mi ami lui.

Con stima profonda e con riconoscenza, un omaggio a un gran signore: Gianluigi Colalucci.

Perché questo omaggio? Perché non posso regalargli altro se non un pensiero prima di andare a dormire. Se oggi riuscite a leggere molto bene tutti i brani di pittura dei miei affreschi sistini, lo dovete soprattutto a lui.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Regali inaspettati ma molto graditi

Bussa il postino al portone, gli apro sperando non sia l’ennesima bolletta ( son morto ma le tasse mi tocca pagalle lo stesso…non mi chiedete il perché: non saprei rispondervi) e mi consegna nelle mani un pacco gigante. Non so se sia più rimato sorpreso dal fatto che sapesse dove abito o che quello scatolone fosse stato proprio spedito a me.

Apro la confezione e dentro c’è una grande stampa in PVC del mio Giudizio Universale gentilmente offerta da http://www.saal-digital.it/. Regali così, caduti come manna dal cielo, son sempre graditi. Lo dico nel caso in cui qualcuno volesse regalarmi qualcosa: non m’offendo.

La stampa è stata effettuata a 6 colori e realizzata su un pannello in PVC in schiuma rigida, spesso 5 mm. E’ possibile personalizzare le dimensioni partendo da una grandezza minima da 10×15 cm fino a un massimo di 110×240 cm.

I colori resistono bene ai raggi Uv e non scoloriscono nel corso del tempo. Insomma, un gran bel regalo che custodirò gelosamente. Anzi, via, voglio fare il generoso altrimenti ricominciano con la storia della mia presunta tirchiaggine: regalo questo bellissimo fotoquadro all’alter ego che oramai da qualche anno a questa parte mi sopporta e mi da’ voce quotidianamente.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti. Ah, se avete un po’ di tempo date un’occhiata al sito che stampa queste meraviglie: potrete stampare tutte le foto che desiderate nei formati preferiti e su un gran numero di supporti, a seconda delle vostre preferenze.

Guardate e giudicate voi la qualità dell’immagine del fotoquadro in questione 😉

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3 Febbraio: San Biagio

Oggi, 3 Febbraio, si ricorda San Biagio. Un santo di origini armene vissuti fra il III e il IV secolo. Era un medico che a causa della sua fede fu martirizzato dai romani. Non rinnegò mai la sua fede nonostante le torture subite con i pettini adoperati per cardare la lana e alla fine fu pure decapitato.

A questo Santo dedicai una porzione di affresco nel Giudizio Universale che nel corso degli anni fu oggetto di una censura tremenda e peraltro irreversibile. Non ho capito perché certi alti prelati vedano lo scandalo ovunque o forse si, già che ognuno si eleva a giudice adoperando il proprio metro di giudizio.

Daniele da Volterra, come sapete, fu incaricato di coprire le chiappe e i sessi che io avevo preferito non celare in panneggi azzardati. San Biagio e Santa Caterina ebbero sorte ben peggiore. I mal pensanti avevano interpretato le loro posizioni come un qualcosa che potesse ricordare la copula e Daniele dovette scalpellare via le due figure conservando ben poco di quello che io affrescai. Successivamente iniziò a realizzare a buon fresco la nuova testa di San Biagio e le vesti dei due Santi. Si può avere un’idea abbastanza precisa dell’aspetto originale di questa porzione di affresco grazie alla copia del Giudizio Universale che realizzò Marcello Venusti.

“Per meglio fare le persone ridere, l’ha fatta chinare dinanzi a San Biagio con atto poco onesto, il quale, standole sopra coi pettini, par che gli minacci che stia fissa, et ella si rivolta a lui in guisa che dice -che farai?- o simil cosa” scrisse Gilio a papa Carafa, facendo riferimento proprio al gruppo di San Biagio e Santa Caterina.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che spera in un veloce rasserenamento del cielo: oh, oggi c’è la fiera di San Biagio a Pietrasanta e mi ci vorrebbero giusto un paio di mestoli nuovi.

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Affreschi da bagno, o da bordello che dir si voglia

Sessantasei mesi di tribolazioni, freddo, caldo, umidità, disagi e critiche ma alla fine il Giudizio Universale vide la luce. Era la vigilia di Ognissanti del 1541 quando fu svelato al mondo. Chi ebbe la fortuna di vederlo con i propri occhi rimase affascinato e sconvolto da quel grandioso complesso. Anche le critiche dei bigotti non tardarono ad arrivare: tutte quelle nudità in un luogo sacro!

Sernini, in  una lettera al cardinale Gonzaga, scrisse “opera grande e difficile, essendovi più di cinquecento (sbagliando sul numero poiché le figure non arrivano a quattrocento) figure e di sorte che a ritrarne solamente una credo metta a pensiero agli dipintori. Ancor che l’opera sia di quella bellezza che po’ pensare V.Ill.S., non manca in ogni modo chi la danna, gli R.mi Chietini sono gli primi che dicono non star bene gli ignudi in simil luogo, che mostrano le cose loro..altri dicono che ha fatto Cristo senza barba e troppo giovane”

Anche Pietro Aretino ci mise del suo. Era furbo quello ma con me, se la passava male: che ci volete fare, a me i furbi non sono mai andati a genio. Risentito del fatto che mai gli avessi inviato nemmeno uno schizzo che mi aveva chiesto innumerevoli volte, non perse l’occasione di inviarmi una lettera pepata: “in un bagno delizioso, non in un coro supremo si conveniva il far vostro” scrisse. Il termine bagno ai miei tempi stava a indicare le case chiuse, i bordelli insomma.

L’Aretino, flagello dei principi come amava autodefinirsi, stravedeva per le mie opere ma, irato per avermi scritto un mare di lettere di richiesta che lasciai senza risposta, volle vendicarsi criticando il Giudizio. La solita storia della volpe e l’uva, sempre quella.

Addirittura anni prima s’era preso la briga di scrivermi consigliandomi l’intero impianto dell’affresco che ovviamente rifiutai in maniera garbata ma senza perdere la mia vena d’ironia.

Roma 20 novembre 1537

Magnifico messer Pietro Aretino mio signore e fratello,

io, nel ricevere de la vostra lettra, ho havuto allegrezza e dolore insieme. Sommi molto rallegrato per venire da voi, che sete unico di virtù al mondo, et anche mi sono assai doluto, però che, havendo compìto gran parte de l’historia, non posso mettere in opra la vostra imaginatione, la quale è sì fatta, che se il dì del giudicio fusse stato, et voi l’haveste veduto in presentia, le parole vostre non lo figurarebbono meglio.

Hor, per rispondere a lo scrivere di me, dicovi che non solo l’ho caro, ma vi supplico a farlo, da che i re e gli imperadori hanno per somma gratia che la vostra penna gli nomini. In questo mezzo, se io ho cosa alcuna che vi sia a grado, ve la offerisco con tutto il core. E per ultimo, il vostro non voler più capitare a Roma non rompa, per conto del vedere la pittura che io faccio, la sua deliberatione, perché sarebbe pur troppo. E mi vi raccomando. Di Roma, il XX di novembre MDXXXVII. Michelagnolo Buonarroti.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi ricordi

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Risurrezione di Cristo o Giudizio Universale?

Papa Clemente VII pensò di far affrescare la parete dietro l’altare della Cappella Sistina con una superba Resurrezione di Cristo. Discussi con lui della faccenda presumibilmente durante un viaggio romano che effettuai nel 1533. Tuttavia il pontefice cambiò idea in merito e preferì scegliere come soggetto il Giudizio Universale.

Fin da subito la collocazione dell’opera sembrò strana, azzardata e assai anomala. Solitamente, fino a quel momento, si preferiva raffigurare le scene apocalittiche non in posizione frontale rispetto ai fedeli. Papa Clemente VII però vide solo qualche schizzo iniziale e niente di più perché poco dopo passò a miglior vita.

Papa Paolo III, il successore, mi rinnovò la commissione dopo avermi nominato Sommo Architetto, Scultore e Pittore del Palazzo Apostolico.

Era un momento assai delicato della mia vita o meglio, desideravo ardentemente portare a termine il complesso scultoreo per l’oramai defunto Giulio II ma, per ovvie ragioni, dovetti riporre ancora una volta martello e scalpello per riprendere in mano pennelli e colori.

“C’è forse un’arte più sconvolta dalla disperata speranza di quella di Michelangelo? Era entrato un dramma nella vita: il mondo s’era accorto di non sapere più cosa fosse: se cristiano, se antico, se campato nel malessere, se abbandonato da Dio…Michelangelo soffrirà per tutti. Sarà l’atleta del tormento di tre secoli” scrisse Giuseppe Ungaretti facendo riferimento al Giudizio Universale.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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I disegni per il Giudizio

Sebbene dei cartoni che adoperai per il Giudizio Universale non ci sia più traccia, sono  giunti fino ai vostri tempi diversi studi, alcuni assai sommari, altri molto particolareggiati.

Questo che vedete a seguire, per esempio, è uno dei disegni miei appartenenti alla collezione Lord Methuen. Si tratta dello studio per l’angelo che affrescai poi all’estrema destra, all’interno del gruppo delle anime dannate. Con fare impetuoso solleva il braccio destro per colpire il dannato che tiene fermo con il sinistro. L’anima dannata aspirerebbe ad ascendere al cielo ma l’angelo, con maniere poco gentili e ortodosse, evita che lo faccia. Qui la testa dell’angelo appare appena tracciata e la posizione delle gambe un po’ diversa da quella che vedete tutt’oggi portata a termine nel Giudizio Universale.

Sempre nello stesso foglio disegnai sommariamente il braccio destro dell’anima dannata che accusa il colpo infertogli dal possente angelo.

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Sul verso dello stesso foglio schizzai quest’altro disegno relativo a un poco raccomandabie personaggio del Giudizio Universale. E’ quello che nei secoli è stato ribattezzato il demone della lussuria, ubicato all’estrema destra del gruppo delle anime dannate. Nell’affresco volli però potenziare le forme del corpo nudo rendendolo ancora più possente e forte.

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Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, perduto fra una montagna di suoi disegni.

Le critiche avanzate da chi poco avrebbe da criticare

“Non mi par molta lode che gli occhi de’ fanciulli e delle matrone e donzelle veggano apertamente in quelle figure la disonestà che dimostrano, e solo i dotti intendano la profon­dità delle allegorie che nascondono…” scrisse Ludovico Dolce nel 1557 nel suo Dialogo della Pittura. C’è chi non perdeva occasione per lodare il mio Giudizio Universale a distanza di qualche anno dalla sua inaugurazione e chi invece gridava allo scandalo chiedendo al papa di farlo distruggere o perlomeno di ricoprire le parti che potevano suscitare turbamenti.

Pensate un po’, ancora prima che terminassi il lavoro iniziarono a circolare critiche feroci. Mi accusavano di aver affrescato oscenità, di non aver adoperato un minimo di decoro e addirittura di tradimento della verità evangelica. Sospetto che chi mi accusasse di tradimento delle verità evangeliche poco conoscesse le Sacre Scritture nonostante l’appartenenza alle alte sfere del Clero.

Critiche feroci così come ammirazioni sublimi ce le avevo sia all’interno della corte papale che al di fuori di essa. I cosiddetti reverendissimi Chietini ce li avevo tutti contro e in questo gruppo di personaggi strampalati c’erano anche Andrea Gilio, quell’opportunista di Pietro Aretino, il sodomita violento e assassino di Biagio da Cesena e quel poco di buono di Ambrogio Catarino.

“Per meglio fare le persone ridere, l’ha fatta chinare dinanzi a San Biagio con atto poco onesto, il quale, standole sopra coi pettini, par che gli minacci che stia fissa, et ella si rivolta a lui in guisa che dice -che farai?- o simil cosa” scrisse Gilio al pontefice facendo riferimento al San Biagio chinato sopra Santa Caterina. Ora dico io, come si fa a pensare una cosa del genere? Bisogna essere dei pervertiti… e in effetti spesso chi mi muoveva le critiche più aspre aveva ben poco da parlare e non conduceva certo una vita rispettabile.

L’accusa di eresia nei miei confronti era già da un po’ che circolava ma dopo aver svelato al mondo il Giudizio mi sentivo sempre di più il fiato sul collo…ma ero tosto, mica avrei mollato così. Avevo ancora parecchie cose da dire e lo avrei continuato a fare poi soprattutto con gli affreschi della Cappella Paolina.

Gli anni passarono e, solo dopo la mia morte, fu ordinato a Daniele da Volterra di coprire le impudicizie con panneggi e perizomi assai improbabili come quello che ancora oggi sfoggia San Giovanni Battista. La censura più severa e irreversibile toccò proprio al gruppo di Santa Caterina d’Alessandria e San Biagio: venne infatti scalpellato via Biagio e ridipinto a buon fresco. Dopo l’intervento di Daniele seguirono quelli di Girolamo da Fano prima e Domenico Carnevale dopo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti per il momento vi saluta. E’ quasi giunta l’ora di desinare ma c’ha sempre da iniziare a preparare da mangiare…oggi ospiti: il Foscolo ha deciso di mettere il naso fuori dal suo sepolcro imbiancato.

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