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Uno sciacallo sulle mie tracce mandato da Cosimo I

Nell’ultimo periodo della mia vita, quando già nell’aria si intuiva che non avrei più campato a lungo, Cosimo I de’ Medici mi mise alle calcagna Averardo Serristori. Uno sciacallo al soldo del duca che aspettava tirassi le cuoia per accaparrarsi quanti più lavori miei potesse per inviarli poi a Firenze.

Serristori per anni era stato un ambasciatore al servizio di Cosimo I che lo inviava dove più gli faceva comodo. Era stato da principio mandato dal duca presso la corte di Carlo V nel 1537 poi inviato come ambasciatore residente presso Paolo III e permase alla corte dei pontefici successivi.

Insomma, conosceva molto bene Roma e si muoveva con agilità nell’ambiente dei marcanti fiorentini. Aveva una fitta rete di conoscenze sia politiche che sul piano culturale e aveva contati con me e con il Cellini.

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E’ vero che il Vasari narra che dopo la mia morte si impegnò affinché le mie collezioni non fossero disperse ma tralascia di dire, probabilmente di proposito visto che il mio amico Giorgio lavorava presso la corte di Cosimo I, che il duca probabilmente me l’aveva messo alle calcagna già a partire dal 1561 per tenere d’occhio i movimenti miei ma soprattutto quelli delle opere mie.

Dopo la mia morte il Serristori proseguì per conto di Cosimo I a sorvegliare costantemente le mie opere, premurandosi di avvertire il duca di ogni movimento. Insomma, c’è poco da fare. Il duca voleva essere sicuro di riuscire a mettere le mani sulle cose mie e non voleva che niente finisse nelle collezioni altrui. Ecco perché m’aveva fatto sorvegliare a vista dal Serristori.

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Nella lettera che scrisse il 19 febbraio 1564, il giorno dopo la mia morte, a Cosimo annota: “Illustrissimo ed Eccellentissimo Signor mio ossarvandissimo, havendo scritto hiersera ali E.V. per doppie mie quanto tenevo degno della notitia sua, non mi occorre per questa dirle altro, salvo che la morte di Micheal Agnolo Buonarroti, il quale si morì questa notte di Micheal Agnolo Buonarroti, il quale si morì questa notte passata per resolutione(…)

Ne’ mancherà ancora el governatore di fare esaminare i suoi di casa, per vedere se fussi trasportato cosa alcuna; il che non si crede perchè quant a’ disegni dicono che già abbruciò ciò che haveva…”

Insomma l’ambasciatore pareva proprio uno sciacallo inviato da Firenze per assicurare al duca l’arrivo nelle sue collezioni della maggior parte di opere mie, in un modo o nell’altro.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

The jackal on my trail: Cosimo I’s fault

n the last period of my life, when it was already clear in the air that I would no longer live for long, Cosimo I de ‘Medici put Averardo Serristori on my heels. A jackal in the pay of the duke who was waiting for me to kick the bucket to grab as many of my works as he could and then send them to Florence.

Serristori for years had been an ambassador in the service of Cosimo I who sent him where he suited him most. He had first been sent by the duke to the court of Charles V in 1537 then sent as resident ambassador to Paul III and remained at the court of subsequent popes.

In short, he knew Rome very well and moved with agility in the milieu of the Florentine markers. He had a dense network of both political and cultural acquaintances and he knew both me and Cellini quite well.

It is true that Vasari narrates that after my death he undertook to ensure that my collections were not lost but he omits to say, probably on purpose since my friend Giorgio worked at the court of Cosimo I, that the duke probably he had put on his heels as early as 1561 to keep an eye on my movements but above all those of my works.

After my death, Serristori continued on behalf of Cosimo I to constantly monitor my works, taking care to warn the duke of any movement. In short, there is little to do. The duke wanted to make sure he could get his hands on mine and he didn’t want anything to end up in other people’s collections. That’s why he had me watched by Serristori on sight.

In the letter he wrote on February 19, 1564, the day after my death, to Cosimo I, Serristori notes among other things: “Most Illustrious and Most Excellent Mr. death of Micheal Agnolo Buonarroti, who died last night (…)
The governor will have his servants checked to see if they have taken anything out of the house. There is no belief in understanding that he burned all the drawings he had before he died. … “

In short, the ambassador looked just like a jackal sent from Florence to ensure the Duke the arrival in his collections of most of my works, in one way or another.

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by giving you an appointment at the next posts and on social networks.

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