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Quindici anni e la maestria in 3,5 centimetri di spessore

Nel 1490 avevo quindici anni. Ero impegnato a studiare i rudimenti della scultura presso il Giardino di San Marco sotto l’attenta guida di Bertoldo di Giovanni. Con l’entusiasmo e la voglia di imparare sempre di più, cercavo di fare miei i segreti di quell’uomo che era stato uno dei più promettenti allievi di Donatello.

Ebbi modo di avere fra le mani uno splendido marmo statuario arrivato direttamente da Carrara. Non era un blocco vero e proprio ma una lastra nemmeno tanto grande: misurava 56,7 cm in altezza e 40,1 cm in larghezza.

Era possibile dar forma e vita a qualcosa di bello in soli 3,5 centimetri di spessore? Me lo chiesi prima di iniziare a lavorare ma già sapevo la risposta: il maestro Donatello con i suoi capolavori lo aveva dimostrato anni prima.

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Sembra incredibile che in così poco spazio e con variazioni minime di spessore riuscii a scolpire quella Madonna e a quel Bambino che molto ha a che fare con la posa dell’Ercole Farnese.

Micheal Hirst sosteneva a ragione che se fossi morto poco dopo aver scolpito la Madonna della Scala, probabilmente l’opera sarebbe stata attribuita a Donatello o a un suo sconosciuto imitatore. Già il Vasari infatti notò lo stretto legame fra quest’opera mia e gli stiacciati donatelliani.

“Volendo contrafare la maniera di Donatello, si portò sì bene che par di man sua, eccetto che si vede più grazia e più disegno”

Giorgio Vasari
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E’ vero anche però che qualche novità in più la apportai in questo lavoro rispetto allo stile di Donatello. Basta osservare ad esempio il corpo del Bambino che poco aveva a che fare con sue le figure più paffute e meno muscolose.

Sebbene potrà sembrarvi un po’ strano, la Madonna della Scala non fu mai citata in testi scritti mentre ancora ero in vita. Compare per la prima volta nella seconda edizione delle Vite che scrisse il mio caro Amico Giorgio Vasari, data alle stampe nel 1568, quattro anni dopo la mia morte.

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Vasari racconta che mio nipote Lionardo aveva donato la Madonna della Scala al duca Cosimo I ma poco dopo, nel 1616, il Granduca Cosimo II volle restituirla a Michelangelo il Giovane. A parte questa breve parentesi medicea, la mia prima opera arrivata fino ai vostri giorni, ha sempre dimorato nelle stanze di Casa Buonarroti, dove tutt’oggi potete ammirarla.

Per i l momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

Fifteen years and the craftsmanship in 3.5 cm thick

In 1490 I was fifteen. I was busy studying the rudiments of sculpture at the Garden of San Marco under the careful guidance of Bertoldo di Giovanni. With the enthusiasm and desire to learn more and more, I tried to make my own the secrets of that man who had been one of Donatello’s most promising students.

I was able to have in my hands a splendid statuary marble arrived directly from Carrara. It was not a real block but a slab not very large: it measured 56.7 cm in height and 40.1 cm in width.

Was it possible to give shape and life to something beautiful in just 3.5 centimeters thick? I asked myself this before starting to work but I already knew the answer: Maestro Donatello with his masterpieces had shown it years before.

It seems incredible that in so little space and with minimal variations in thickness I was able to sculpt that Madonna and that Child who has a lot to do with the pose of the Farnese Hercules.

Michael Hirst rightly maintained that if I had died shortly after having sculpted the Madonna della Scala, the work would probably have been attributed to Donatello or an unknown imitator of him. In fact, Vasari already noticed the close link between this work of mine and the Donatellian stiacciati.

“Wanting to counteract the manner of Donatello, he did it so well that it seemed to be his hand, if you do not consider a greater grace and mastery in the design.” Giorgio Vasari

It is also true, however, that I brought some more innovations to this work compared to Donatello’s style. For example, it is enough to observe the body of the Child who had little to do with him, the more plump and less muscular figures.

Although it may seem a bit strange to you, the Madonna della Scala was never mentioned in written texts while I was still alive. It appears for the first time in the second edition of the Lives written by my dear friend Giorgio Vasari, printed in 1568, four years after my death.

Vasari says that my nephew Lionardo had given the Madonna della Scala to Duke Cosimo I but shortly after, in 1616, the Grand Duke Cosimo II wanted to return it to Michelangelo the Younger. Apart from this brief Medici parenthesis, my first work that has come down to your days, has always lived in the rooms of Casa Buonarroti, where you can still admire it today.

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by giving you an appointment at the next posts and on social networks.

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