Al dono della natura aggiunsi la dottrina
E se si scopre d’avere un talento, una predisposizione per far qualcosa molto bene come ci si comporta? Bene o male tutti abbiamo un talento ma troppo spesso lo mettiamo a tacere, relegandolo a un’angolo della mente e a uno del cuore per il resto dei giorni.
Un talento non coltivato si affievolisce, diventa sempre più debole giorno dopo giorno fino quasi a scomparire. Quando sento dire ” eh quello è un puro talento” mi si rizza il pelo sulle braccia. Sì come no: state certi che quella bimba, quel bimbo o quella persona adulta lì, al talento ha aggiunto studio, perseveranza, testa dura e non è sceso a tanti compromessi: non ne ha alcun bisogno, lo sa bene quanto vale.
Il talento da solo non basta.
Deve essere seguito da una passione immensa, da studio, da dedizione e molto altro ancora altrimenti è come se ci rimanesse male di tante nostre disattenzioni e si andasse a rannicchiare da qualche parte nel cuore. Di tanto in tanto prova a riemergere ma viene tutte le volte messo a tacere perché diciamocelo chiaro, se si pensa di essere bravi in qualcosa ma a quella nostra vocina nella testa non gli si da retta, si soffre eccome. E’ più facile far finta di non sentirlo ma il talento che non è coltivato è una sofferenza spietata.
Anch’io avevo talento da bimbetto: ci son nato così. Però per farlo venire a galla e per mantenerlo tutta la vita non è stata mica una roba facile.
Di questo mio talento ne scrive in questi termini il Condivi raccontando la mia vita:
“E’ stato Michelangelo, fin da fanciullo. uomo di molta fatica, e al dono della natura ha aggiunta la dottrina, la quale egli non dall’altrui fatiche e industrie; ma dalla stessa natura ha voluto apprendere, mettendosi quella innanzi come vero esempio.
Perciocché non è animale di che egli notomia non abbia voluto fare, e del’uomo tante, che quelli che in ciò tutta la loro vita hanno spesa e ne fan professione, appena altrettanto ne sanno: parlo della cognizione che dell’arte della pittura e scultura è necessaria, non dell’altre minuzie che osservano i notomisti. E così sia, lo mostran le sue figure, nelle quasi son inimitabili da qualsivoglia pittore (…)
Or per concluder questa mia diceria, dico che a me pare che nella pittura e scultura la natura a Michelagnolo sia stata larga e liberale di tutte le sue ricchezze; sicché non son da essere ripreso, se ho detto le sue figure essere quasi inimitabili.“
Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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