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Quando il mi babbo s’inventò che l’avevo cacciato di casa

Ci fu un momento in cui il mi babbo andava in giro dicendo ai quattro venti che l’avevo cacciato di casa. In quel frangente mi trovavo a Roma e non avevo notizia di quella sua bizzarria che aveva inventato. Mi resi presto conto che qualcosa non tornava quando rientrai a Firenze e non lo trovai in casa.

Cercai di capire quello che stava succedendo e qualcuno a me vicino mi disse che il mi babbo Lodovico si lamentava con tutti dicendo ai quattro venti che l’avevo buttato fori dall’uscio di casa. Le cose però mica stavano così: come poteva andar narrando fandonie quando mi stavo levando la pelle di dosso pur di dare una vita agiata a lui e ai miei fratello? La vita è davvero strana e quasi mai giusta.

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Vi riporto la lettera integrale che spedii al mi babbo per cercare di capire cosa stesse facendo.

Firenze, 30 novembre del 1521

Charissimo padre, io mi maravigliai molto de’ chasi vostri, l’altro dì, quand’io non vi trovai in chasa, e adesso, sentendo che voi vi dolete di me e dite che io v’ò chacciato via, mi maraviglio più assai, perché io so certo che mai, dal dì che io naqui per insino adesso, fu nell’animo mio di far chosa, né pichola né grande, che fussi chontra di voi, e sempre, tucte le fatiche che io ò soportate, l’ò soportate per vostro amore, e poi che io sono tornato da rRoma in Firenze, sapete che io l’ò sempre presa per voi, e sapete che io v’ò rafermo ciò che io ò; e non è però molti dì, quande voi avevi male, che io vi dissi e promessi di non vi manchar mai chon tucte le mia forze, i’ mentre che io vivo, e chosì vi rafermo.

Ora, mi maraviglio che voi abiate sì presto dimentichato ogni cosa. Voi m’avete pure sperimentato già trenta anni, voi e ‘ vostri figl[i]uoli, e sapete che io ò ssempre pensato e factovi, quand’io ò potucto, del bene. Chome andate voi dicendo che io v’ò chacciato via?

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Non vedete voi fama che voi mi date, che e’ si dicha che io v’ò chacciato via? Non mi mancha altro, oltra gli afanni che io ò dell’altre chose! e ctucti gli ò per vostro amore. Voi me ne rendete buon merito!

Ora, sia la chosa chome si vuole, io voglio darmi ad intendere d’avervi chacciato e d’avervi facto sempre vergognia e danno; e chosì, chome se io l’avessi facto, io vi chieggo perdonanza. Fate chonto di perdonare a un vostro figl[i]uolo che sia sempre vissuto male e che v’abi facti tucti e’ mali che si possono fare in questo mondo. E chosì, di nuovo vi prego che voi mi perdoniate, chome a un tristo che io sono, e non vogliate darmi chostassù questa fama che io v’abbi chacciato via, perché la m’importa più che voi non credete.

Io son pur vostro figl[i]uolo!

L’aportatore di questa sarà Rafaello da Gagliano. Io vi prego, per l’amore di Dio e non per mio, che voi vegniate insino a Firenze, perché ò andar via, e òvi a dire chosa che importa assai e non posso venire chostassù.

E perché io ò inteso, di Pietro che sta mecho, per le sua parole propie, certe chose che non mi piacciono, io lo mando stamani a Pistoia e non tornerà più dove me, perché io non voglio che e’ sia la rovina di chasa nostra. E voi tucti, che sapevi che io non sapevo e’ sua portamenti, dovevi più tempo fa avisarmi, e non sarebe nato tanto schandolo.Io son solleccitato d’andar via, e non son per partirmi se io non vi parlo e non vi lascio qui in cha[sa]. Io vi prego che voi lasiate andar tucte le passione e che voi vegniate. Vostro Michelagniolo in Firenze. A Lodovicho a sSectigniano.

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Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti e le sue lettere.

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