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La rocambolesca fuga da Roma…da morto

Il 18 febbraio del 1564 me ne andai dal vostro mondo. Quando la morte mi colse ero a casa mia a Macel de’ Corviassieme ai miei collaboratori e agli amici più cari che avessi.

Le mie spoglie mortali vennero portate il giorno seguente nella Basilica dei Santi Apostoli, nel cuore del rione Trevi, e lì tumulate. Fu papa Pio IV che avrebbe voluto che lì rimanessi per il resto dell’eternità ma in quel luogo sarei rimasto per poco.

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Cosimo I che non era riuscito a farmi tornare da vivo in quel di Firenze non si sarebbe arreso così facilmente. Vero è che non fu lui materialmente a trafugare le mie spoglie ma gatta ci cova: il suo zampino c’è eccome o perlomeno la sua complicità fu totale nell’appoggiare nell’impresa il mi nipote Lionardo.

Per viaggiare da Firenze a Roma ci voleva tempo: ci si spostava a cavallo e per coprire una tratta simile si impiegavano giorni. Così Lionardo arrivò a Roma il 24 Febbraio e tre giorni dopo raccolse le mie carte e la mia cassa di danari per portarle a Firenze.

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All’arrivo del mi nipote Leonardo si iniziò a pensare anche a una strategia sicura per farmi rientrare a Firenze da morto. Il 7 marzo, il corriere che era solito portarmi i doni e quanto acquistavo a Firenze tramite Lionardo, mi caricò sopra una cassa rivestita di piombo. Per nascondermi da occhiate indiscrete ero stato avvolto perbenino in una di quelle balle che si usavano per trasportare le mercanzie e potevo sembrare nient’altro che una settantina di chili di grano.

Se riuscii a tornare a Firenze, in parte lo devo proprio al fattorino Simone da Berna.

Lionardo «Aveva con prestezza, e perciò con resoluzione cautamente cavato il corpo di Roma e, come fussi alcuna mercanzia, inviatolo verso Firenze in una balla» scrisse il mio caro amico Giorgio Vasari

Photo credit Aurelio Amendola
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Arrivai a Firenze alle otto di sera del 10 di Marzo come venne annotato puntualmente nelle anonime Memorie Fiorentine. Portavo un bel cappello ampio di seta nera, un mantello damascato anch’esso nero e un paio di stivali con tanto di sproni lucenti. In vita mia non ero mai stato così tanto elegante come in quel momento.

Ad accogliermi c’era quasi tutta l’Accademia del Disegno, il Vasari, l’Ammannati, il Cellini, Agnolo Bronzino e qualche curioso.

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I funerali ufficiali, quelli in pompa magna con tanto di carro trainato dai buoi e un mucchio di gente, furono celebrati nella Basilica di San Lorenzo il 14 Luglio de 1564.

Su richiesta di Cosimo I, Benedetto Varchi scrisse una voluminosa orazione funebre di 63 pagine che lesse una dopo l’altra durante le esequie .

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Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta ricordandovi che se volete portare un fiore sulla mia tomba, la trovate nella chiesa di Santa Croce a Firenze.

The daring escape from Rome … dead

On February 18, 1564, I left your world. When death overtook me I was at my home in Macel de ‘Corvi, together with my collaborators and the closest friends I had.

My mortal remains were taken the following day to the Basilica of the Holy Apostles, in the heart of the Trevi district, and buried there. It was Pope Pius IV who would have wanted me to stay there for the rest of eternity but in that place I would have stayed for a short time.

Cosimo I, who had not managed to get me back alive in Florence, would not have given up so easily. It is true that it was not he who physically stole my remains but the cat hatches us: his hand is there, or at least his complicity was total in supporting my nephew Lionardo in the enterprise.

To travel from Florence to Rome it took time: we traveled on horseback and to cover a similar route took days. So Lionardo arrived in Rome on February 24th and three days later he collected my papers and my chest of money to take them to Florence.

When my grandson Leonardo arrived, they also began to think of a safe strategy to get me back to Florence after death. On 7 March, the courier who used to bring me the gifts and what I bought in Florence through Lionardo loaded me onto a lead-lined crate. To hide from indiscreet glances, I was neatly wrapped in one of those bales that were used to transport merchandise and I could look like nothing more than seventy kilos of wheat.

If I managed to return to Florence, I owe it in part to the bellboy Simone from Bern.

I arrived in Florence at eight o’clock in the evening of March 10, as was duly noted in the anonymous Florentine Memoirs. I wore a nice wide black silk hat, a black damask cloak and a pair of boots complete with shiny spurs. I had never in my life been so elegant as at that time.

Almost the entire Academy of Design was there to welcome me, Vasari, Ammannati, Cellini, Agnolo Bronzino and a few onlookers.

The official funeral, those with great pomp complete with a cart pulled by oxen and a lot of people, were celebrated in the Basilica of San Lorenzo on July 14, 1564.

At the request of Cosimo I, Benedetto Varchi wrote a voluminous 63-page funeral oration which he read one after another during the funeral.

For the moment your Michelangelo Buonarroti greets you reminding you that if you want to bring a flower to my tomb, you can find it in the church of Santa Croce in Florence.

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