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Lavorare a testa in su

Quanta fatica mi costò il dipingere la volta della Sistina? Assai. Non so se fosse più la fatica fisica o quella mentale a lasciarmi acciaccato al termine di ogni giornata di lavoro. Iniziavo all’alba ancora stanco del giorno prima e terminavo solo dopo che il sole era calato da parecchio.

Mi ritrovavo spesso a dipingere ritto in piedi e con il capo rivolto verso. Rimanevo così tanto in quella posizione che mi capitava di non capire più quale fosse il basso e quale fosse l’alto. I capogiri erano all’ordine del giorno e spesso perdevo in senso dell’orientamento.

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“Fu condotta questa opera con suo grandissimo disagio dello stare a lavorare col capo allinsù, e talmente aveva guasto la vista, che non poteva legger lettere, nè guardar disegni se non allinsù: che gli durò poi parecchi mesi. Ed io ne posso fare fede, che avendo lavorato cinque stanze in volta per le camere grandi del palazzo del duca Cosimo, se io non avessi fatto una sedia che s’appoggiava la testa e si stava a giacere lavorando, non le conducevo mai; che mi ha rovinato la vista ed indebolito la testa di maniera, che me ne sento ancora; e stupisco che Michelangiolo regessi tanto a quel disagio. Imperò acceso ogni dì più dal desiderio del fare, ed allo acquisto e miglioramento che fece, non sentiva fatica né curava disagio”, così scrisse il Vasari nelle Vite.

Nella foto il restauratore Gianluigi Colalucci al lavoro sul volto della Sibilla Cumana
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Anche il Condivi riporta più o meno la stessa cosa nella mia biografia raccontando che “Alla fine del lavoro, Michelangelo, che era stato tanto tempo in posizione malcomoda, con gli occhi alzati verso la volta. non riusciva più a vedere guardando all’ingiù, e per leggere uno scritto un po’ minuto doveva tenerlo sollevato con le braccia sopra il capo”.

Vi sarà sicuramente sentito dire che dipinsi sdraiato ma è una diceria senza fondamento. Non lo feci perché non avevo motivo di permanere in quella posizione così scomoda che rende praticamente impossibile la produzione di qualcosa di bello. Vi ho raccontato per filo e per segno come probabilmente è nata quella diceria e come è stata diffusa QUA.

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Senza sforzi concreti è assai difficile raggiungere risultati apprezzabili. Lo so, io in questo ero un tantino esagerato ma resto del parere che averci rimesso pure la salute dopotutto a qualcosa è servito se ancora oggi quella volta riesce a creare stupore e meraviglia negli occhi di chi ha la buona sorte di vederla di persona.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti.

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