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Il Re senza riccioli

Caterina de’ Medici, moglie del re di Francia Enrico II, voleva che realizzassi per il consorte oramai deceduto una grandiosa scultura equestre in bronzo che ne celebrasse la sua grandezza. Il re aveva espresso questo desiderio in vita e Caterina de’ Medici non voleva disattendere alla sua volontà.

Mi mancò il tempo per realizzarlo anche se tracciai per sommi capi come avrebbe dovuto essere.

A dir che Caterina fosse esigente è poca cosa. Di committenti noiosi e pretenziosi ne ebbi tanti e lei fu forse quella più puntigliosa. Prima mi scrisse lei in persona dicendomi per sommi capi come avrebbe voluto che fosse quell’opera.

Poco dopo mi fece scrivere da Bartolomeo del Bene specificando che il re a cavallo avrebbe dovuto essere senza riccioli, proprio come era in vita Enrico II. Probabilmente sentì l’esigenza di specificare la questione della capigliatura per un motivo assai evidente: le mie teste scolpite son quasi tutte ricciolute.

Ancora non era contenta però. In una successiva lettera mi fece scrivere che la postura così come i finimenti del cavallo avrebbero dovuto essere in linea con le mode di quel momento storico. Oimmena, meno male che ero a Roma e non in Francia. Sarebbe stata capace pure di irrompere nel mio studio per guardare se i disegni preparatori fossero all’altezza delle sue aspettative.

A seguire vi riporto la lettera che Caterina de’ Medici mi fece scrivere da Bartolomeo del Bene nella quale puntualizzava sulla faccenda dei riccioli.

Orléans, 30 novembre del 1560

Molto magnifico et mio osservandissimo,

dipoi che questa mattina la Maiestà della Regina madre hebbe sottoscritta la lettera ch’ella li scrive, mi comandò di farvi intendere che vuole che voi ordiniate che la testa della statua del Re sia fatta senza ricci, et più simile al ritratto che sia possibile.

Vuole l’armatura di qualche bella foggia alla moderna, et il fornimento del cavallo similmente. Hammi per due repliche imposto per la presente di pregarvi di haver l’occhio che la testa somigli più il detto signore che sia possibile; del resto si rimette in tutto in voi, sendo sicurissima ch’el suo perfettissimo giuditio et amorevoleza accomplirà del tutto il suo ardentissimo desiderio, con maraviglia et stupore di questa et della futura etade; di che io in particulare (come humilissimo et affettionatissimo servitore di Sua Maestà et ferventissimo amatore della rarissima virtù vostra) ne sentirò grandissimo contento, et mi riputerò a non piccolo favore d’essere stato adoperato per mezo (così debile e scuro come io sono) a dar principio a così illustre et degna opera.

Et senza più, con tutto il cuore mi vi raccomando et offero paratissimo a farvi servitio.Da Orléans, alli XXX di ottobre del 1560. A’ servitii vostri Bartolomeo del Bene. Al molto magnifico et mio osservandissimo messer Michelagnolo Buonarruoti. A Roma.

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