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La palla dorata del Duomo di Firenze: la storia

La palla d’oro in cima alla cupola del Brunelleschi ha attraversato nei secoli numerose disavventure ma è sempre lì a fare bella mostra di sé. Fu l’orafo e artista Andrea del Verrocchio a progettarla prima e a realizzarla poi a partire dal 1468.

Per coronare la lanterna, il Verrocchio pensò a una sfera di due metri e mezzo di diametro in rame coperta d’oro. Erano quasi 20 tonnellate di rame quelle che furono issate sulla lucerna della cupola il 27 maggio del 147 ma avevano fatto i conti senza l’oste. Tutto quel metallo lassù in alto sarebbe stato un perfetto attira-fulmini.

Se ne resero ben presto conto. Il 5 aprile del 1492 un fulmine la colpì rovinando un terzo della lanterna e provocando il crollo a terra di tegole in almeno cinque punti diversi della cupola. Un danno molto grande che fu quantificato in 5mila fiorini. L’Opera del Duomo pensò di rifare la lucerna per interno visto quanto era rovinata ma poi optarono per sistemare quella rimasta e reintegrare le porzioni mancanti.

Quel fulmine fu interpretato come segno di sciagura, quasi annunciasse la morte del Magnifico che sarebbe avvenuta solo tre giorni dopo.

Da quell’evento in poi furono circa una trentina i fulmini che colpirono la palla e il lucernario. Alcune saette provocarono importanti disastri, altre invece causarono danni minori.

Fra i fulmini peggiori ricordati c’è quello del 1600. La notte fra il 26 e il 27 gennaio del 1600 la palla del Verrocchio fu colpita con una tale violenza che cadde a terra, sul lastricato di Piazza del Duomo.

Se vi capita di transitare nei pressi del duomo fateci caso. Dal lato dove c’è la Gabbia per Grilli, come la definii io, noterete sulla pavimentazione un disco bianco di marmo: ecco, quello è il punto in cui cadde la sfera dorata.

C’è uno scritto assai dettagliato di questo evento che ci ha lasciato in eredità Fernando Leopoldo del Migliore. Racconta che a cadere, oltre la palla, furono anche un gran numero di schegge di marmo fatte schizzare via con tanta fora che arrivarono anche in via de’ Servi.

La palla in quell’occasione fu fortemente danneggiata ma con un laborioso e lungo restauro con tanto di integrazioni, il Manetti la rimise in sesto.

La palla dorata del Verrocchio si raggiunge dopo 463 scalini e domina Firenze dall’alto, a 116 metri da terra. Mentre il pubblico può arrivare fino alla base della lanterna, Carlo Tacconi tre volte all’anno si affaccia sul vuoto entrando dentro quella sfera così preziosa e aprendo lo sportello per controllare che anche la croce che c’è sopra non mostri segni di cedimento. Tacconi è il coordinatore dell’Edilizia dell’Opera di Santa Maria del Fiore che si fa carico tutto l’anno della manutenzione del Duomo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

Photo credit Gabriele Galimberti

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