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Una lettera autografa del Cavalieri

Nell’aprile del 1532, dopo essermi occupato delle fortificazioni fiorentine, mi recai a Roma con l’intenzione di rimetter mano alla Tomba di Giulio II che oramai mi trascinavi dietro da troppi anni.

Grazie all’intermediazione di Clemente VII riuscii a stipulare un nuovo accordo col Duca d’Urbino in cui per quattro mesi all’anno sarei rimasto a disposizione dei voleri del papa in carica.

Con questo foglio in tasca tornai a Firenze per rimettermi al lavoro sulle Sepolture Medicee. Passati quei famosi quattro mesi in cui potevo rimanere a disposizione del papa, me ne tornai a Roma. Era l’agosto del 1532 e ci rimasi più tempo del previsto.

Fu in quel frangente che molto probabilmente ebbi modo di conoscere quello che fu e sarà in eterno l’amore della mia vita: Tommaso de’ Cavalieri. Era un giovane gentiluomo dai modi garbati, colto e bello come un Apollo. Scrisse il Varchi su Tommaso: “M.Tommaso Cavalieri, giovane romano nobilissimo nel quale io conobbi già in Roma (oltre l’incomparabile bellezza del corpo) tanta leggiadria di costumi, e così eccellente ingegno e graziosa maniera, che ben meritò, e merita ancora, che più l’amasse chi maggiormente il conosceva”

Ci scambiammo meravigliose lettere che ancora conservo con cura… non è dato sapere se alcune ne bruciai nei roghi che feci alla fine della mia esistenza terrena. Questa che vedete a seguire è una sua lettera nella quale mi ringraziava per due disegno che gli avevo fatto avere. Si premura di dirmi che si prende il piacere quotidiano di contemplarli almeno due ore al giorno. La lettera appartene agli archivi di Casa Buonarroti, Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti e amori infiniti… prima di salutarvi vi riporto il testo integrale.

Roma, 1 gennaio 1533

Ho recevuta una vostra littera, quanto più non sperata da me, tanto più grata non sperata, dico, reputandomi io indegno che un vostro pari si degnasse scrivermi. Circa di quello che Pier Antonio in mia laude vi à detto e quelle opre mie che con vostri occhi havete viste, per le quali monstrate di mostrarmi non poca affectione, vi rispondo che non erano bastanti fare che u[n] huomo eccellentissimo come voi e senza secondo, nonché senza pari, in terra, desiderasse scrivere a un giovane appena nato al mondo e, per questo, quanto si può essere ingnorante.

Né voglio anchora dire che voi siate bugiardo. Penso bene, anzi son certo che de la affettione che mi portate la causa sia questa, che, essendo voi virtuosissimo, o per dir meglio essa virtù, sete forzato amar coloro che di essa son seguaci e che l’amano, tra li quali son io – et in questo, secondo le mie forze, non cedo a molti. Vi prometto bene che da me ne recevete uguale e forse magior cambio, ché mai portai amore ad huomo più che ad voi, né mai desiderai amicitia più che la vostra; e se non in altro, almanco in questo ò benissimo iuditio. E ne vedreste lo effetto, se non che la fortuna, in questo solo a me contraria, vuole che hora che mi potrei godere di voi stia poco sano.

Spero bene, se ella non mi vuole di nuovo cominciare a tormentare, tra pochi giorni esser guarito et venire a fare il mio debito in visitarvi, se a quella piacerà. In questo mezo mi pigliarò almanco doi hore del giorno piacere in contemplare doi vostri desegni che Pier Antonio me à portati, quali quanto più li miro, tanto più mi piacciono, et appag[h]erò in gran parte il mio male pensando alla speranza che ‘1 detto Pier Antonio mi à data di farmi vedere altre cose delle vostre.

Per non esser fastidioso non scriverò più a lungo solo vi ricordo, accascando, vi serviate di me. Et ad voi di continuo mi ricomando. Di Vostra Signoria affettionatissimo servo Thomao Cavaliere.

An autograph letter from the Cavalieri

In April 1532, after taking care of the Florentine fortifications, I went to Rome with the intention of putting my hand back to the Tomb of Julius II, which I had been dragging behind for too many years.

Thanks to the mediation of Clement VII I managed to enter into a new agreement with the Duke of Urbino in which for four months of the year I would remain at the disposal of the will of the pope in office.

With this sheet in my pocket I went back to Florence to get back to work on the Medici Tombs. After those famous four months in which I could remain at the Pope’s disposal, I returned to Rome. It was August 1532 and I stayed longer than expected.

It was at this juncture that I probably got to know what was and will always be the love of my life: Tommaso de ‘Cavalieri. He was a young gentleman with a polite manner, cultured and beautiful like an Apollo. The Varchi wrote about Tommaso: “M.Tommaso Cavalieri, a very noble Roman youth in whom I already met in Rome (beyond the incomparable beauty of the body) so much prettiness of costumes, and so excellent ingenuity and gracious manner, that he deserved well, and deserves again, that the more he loved it the more he knew it “

We exchanged wonderful letters that I still keep carefully … it is not known if some burned in the bonfires that I did at the end of my earthly existence. What you see below is a letter from him in which he thanked me for two drawings I had given him. It takes care to tell me that you take the daily pleasure of contemplating them at least two hours a day. The letter belongs to the archives of Casa Buonarroti, Florence.

Your always Michelangelo Buonarroti with his stories and endless loves…before saying goodbye, I bring you the full text in Italian

Roma, 1 gennaio 1533

Ho recevuta una vostra littera, quanto più non sperata da me, tanto più grata non sperata, dico, reputandomi io indegno che un vostro pari si degnasse scrivermi. Circa di quello che Pier Antonio in mia laude vi à detto e quelle opre mie che con vostri occhi havete viste, per le quali monstrate di mostrarmi non poca affectione, vi rispondo che non erano bastanti fare che u[n] huomo eccellentissimo come voi e senza secondo, nonché senza pari, in terra, desiderasse scrivere a un giovane appena nato al mondo e, per questo, quanto si può essere ingnorante. Né voglio anchora dire che voi siate bugiardo.

Penso bene, anzi son certo che de la affettione che mi portate la causa sia questa, che, essendo voi virtuosissimo, o per dir meglio essa virtù, sete forzato amar coloro che di essa son seguaci e che l’amano, tra li quali son io – et in questo, secondo le mie forze, non cedo a molti. Vi prometto bene che da me ne recevete uguale e forse magior cambio, ché mai portai amore ad huomo più che ad voi, né mai desiderai amicitia più che la vostra; e se non in altro, almanco in questo ò benissimo iuditio. E ne vedreste lo effetto, se non che la fortuna, in questo solo a me contraria, vuole che hora che mi potrei godere di voi stia poco sano.

Spero bene, se ella non mi vuole di nuovo cominciare a tormentare, tra pochi giorni esser guarito et venire a fare il mio debito in visitarvi, se a quella piacerà. In questo mezo mi pigliarò almanco doi hore del giorno piacere in contemplare doi vostri desegni che Pier Antonio me à portati, quali quanto più li miro, tanto più mi piacciono, et appag[h]erò in gran parte il mio male pensando alla speranza che ‘1 detto Pier Antonio mi à data di farmi vedere altre cose delle vostre.

Per non esser fastidioso non scriverò più a lungo solo vi ricordo, accascando, vi serviate di me. Et ad voi di continuo mi ricomando. Di Vostra Signoria affettionatissimo servo Thomao Cavaliere.

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