Il giovinetto Cecchino Bracci

Cecchino Bracci era un giovinetto dalle buone maniere, assai bravo che venne a imparar da me l’arte della scultura. Aveva solo sedici anni quando morì all’improvviso e lasciò vuota la mia casa.

Morì nel periodo in cui ero parecchio indaffarato con la progettazione della Piazza del Campidoglio. Suo zio Luigi del Riccio mi pregò di realizzare una bella tomba per il ragazzo e così ne disegnai una assai semplice ma raffinata. L’esecuzione però la affidai poi con tutta probabilità all’Urbino e se volete vederla potete andare direttamente nella chiesa dell’Aracoeli a Roma.

Scrissi per Cecchino Bracci una cinquantina di versi o meglio, degli epitaffi in rima. Luigi del Riccio s’era messo in testa di pubblicare questi miei scritti unendoli a quelli di altri poeti come il Grazzini e il Giannotti ma mi opposi con tutte le forze. Solo molti anni dopo dopo la mia morte i versi per il Bracci vennero resi pubblici con la pubblicazione di tutte le poesie mie.

 

 – Se qui cent’anni t’han tolto due ore,
un lustro è forza che l’etterno inganni.
    – No: che ‘n un giorno è vissuto cent’anni
colui che ‘n quello il tutto impara e muore.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi discorsi quasi quotidiani

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