Predestinazione o fortuite coincidenze?

Come sapete il mio David non ha mai avuto vita tanto facile ed stato è stato da sempre fonte di discordia. Gli anni scorrono veloci, i secoli si inseguono l’un l’altro ma il David continua e continuerà a far discutere per mille e più ragioni. E’ un di quei simboli inarrivabili per tutta l’umanità, ha sempre gli occhi del mondo costantemente puntati a dosso e non sono poche le persone che arrivano a Firenze da tutto il mondo proprio per vedere almeno una volta nella vita dal vero questo gigante di marmo che scolpii parecchi anni fa.

Sapete, anche durante l’ultimo restauro, eseguito nel 2003, non furono poche le problematiche che vennero a galla. Il lavoro venne affidato in un primo momento a Agnese Parronchi. Nell’ambiente era già noto da anni che sarebbe stata lei a metter mano sul mio colosso tanto che aveva provveduto a stilare un dettagliato progetto preventivo del lavoro che avrebbe poi effettuato.

Fatto sta che poi le cose presero tutt’altra piega. Sia la allora direttrice della Galleria dell’Accademia Franca Falletti che il comitato scientifico formato da un immenso gruppo di persone provenienti da ogni angolo del pianeta, non erano d’accordo con il metodo di restauro scelto dalla Parronchi.

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La restauratrice Cinzia Parnigoni che stava restaurando uno dopo l’altro tutti i miei Prigioni, chiese alla direttrice quante possibilità avesse di metter mano anche al David. “Nessuna” rispose la Falletti un po’ perplessa. Ma si sa, a volte il destino fa giri inaspettati e giochi di prestigio inimmaginabili per compiersi o chissà, forse sono coincidenze fortuite anche se a dire il vero, io alle coincidenze mica c’ho mai creduto.

Fatto sta che poco dopo venne indetta la conferenza stampa per dare l’avvio ai lavori di restauro del David e oramai sembrava che tutti i tasselli fossero andati al loro posto. In realtà le cose non stavano affatto così. La Parronchi non volle cambiare nemmeno di una virgola il suo metodo di restauro valutato non idoneo dal comitato scientifico e, a mesi di distanza, mentre i lavori tardavano a iniziare, diede le dimissioni.

La direttrice della Galleria dell’Accademia alzò la cornetta del telefono e chiamò prontamente la restauratrice Cinzia Parnigoni che oramai aveva completato il restauro dei Prigioni e del San Matteo: “Ti devo parlare del David” “Oramai sarà quasi finito il restauro” rispose la Parnigoni. “No, il restauro del David non è ancora cominciato”  “Ma cosa avete fatto in tutto questo tempo?”  “Abbiamo solo litigato. Agnese ha dato le dimissioni e io ho pensato a te”. Con questa telefonata di fatto ebbe inizio il vero e proprio restauro del David che venne portato a termine dalla Parnigoni in nove mesi tutt’altro che facili da gestire.

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Come ogni restauro eseguito su un’opera importante le polemiche non possono mai mancare. Quaranta studiosi d’arte fra i quali Paola Barocchi, Ferretti, Pedretti e Jeff Beck si appellarono all’allora Ministro per i Beni Culturali Giuliano Urbani per mettere sotto accusa le modalità di intervento approvate dalla Falletti. La direttrice dal canto suo non mancò di fare sentire la sua voce: «Vorrei sapere cosa ne sanno di tecniche di restauro un gruppo di studiosi dell’arte: temo quanto io so di Caravaggio. Queste persone farebbero bene ad informarsi prima di sostenere certe cose. Personalmente non ho mai visto né sentito nessuna di queste persone. Altrimenti non avrei avuto nessun problema a spiegare il tipo d’intervento adottato. Ciò che facciamo è veramente poco più di una spolveratura. E tutti sappiamo che la polvere, anche quella che si deposita sui mobili di casa, è fatta di una parte incoerente facilmente asportabile e una coerente formata da una patina appiccicosa difficile da togliere solo con uno straccio. È necessario sfatare una volta per tutte il mito che l’intervento proposto da Parronchi sia più leggero del nostro, perché rimuovere le parti sporche con lo spazzolino produce un’azione più abrasiva di quanto non facciamo noi. Qui non si tratta di povertà dei mezzi usati, la verità è che il suo metodo è errato”.

A sostenere le tesi della Falletti, oltre al comitato scientifico, ci fu anche Antonio Paolucci, in quel frangente sovrintendete del Polo Museale Fiorentino. “Certo che sono d’accordo. È stata una decisione meditata e ponderata a lungo che ha coinvolto un comitato scientifico di prim’ordine. Cosa vuole, questa storia mi sembra curiosa, è un po’ come se un medico prescrivesse una terapia e poi un infermiere decidesse di farne un’altra. Inviterò tutti questi signori, molti dei quali poi sono miei amici, a venire a vedere il restauro e darò loro tutte le spiegazioni”.

Dopo un mare di dibattiti, contese e peripezie varie, il David venne restaurato magistralmente da Cinzia Parnigoni adoperando acqua distillata applicata  con differenti metodi. In alcune parti è stata applicata mediante impacchi mentre in altre zone è stata usata interponendo carta giapponese e piccoli tamponi di cotone idrofilo. Un metodo poco invasivo ma che ha restituito dignità a un’opera che se la merita tutta.

Se volete leggere la relazione completa del restauro redatta dalla Parnigoni, cliccate qui

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Cinzia Parnigoni, la restauratrice del mio David

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