2 Giugno: festa della Repubblica

Mettete le bandiere tricolore alla finestra: oggi si festeggia. Fra il 2 e il 3 giugno del 1946, per la prima volta nella storia italiana, venne chiesto di andare a votare sia agli uomini che alle donne per rimanere sudditi o diventare cittadini.

I risultati vennero resi pubblici il 18 giugno dopodiché la Corte di Cassazione proclamò la Repubblica Italiana. Al nord vinse in maniera eclatante mentre al sud furono molti di più quelli che votarono per la monarchia.

Non date per scontato niente e oggi festeggiate. Chi dimentica le proprie radici e il proprio passato, mette in pericolo sé stesso e gli altri. La storia niente insegna a chi non ha orecchi per ascoltare e memoria per ricordare.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che s’affretta a metter fuori le sue bandiere

25029

 

Annunci

La vostra patria è la terra, la nostra è l’idea

E chi lo sa che cos’è la scultura o l’arte in generale! Difficile riassumere in poche parole quello che l’arte suscita, spera e che fa provare a chi la crea e a chi la vive. Vi lascio una bella considerazione sull’arte e sulla differenza che intercorre fra un artista e un pensatore che ho scovato in un libro scritto da Herman Hesse, per inciso Narciso e Boccadoro, auguradomi sia di vostro gradimento.

“Le nature come la tua, dotate di sensi forti e delicati, gli ispirati, i sognatori, i poeti, gli amanti sono quasi sempre superiori a noi uomini di pensiero. La vostra origine è materna. Voi vivete nella pienezza, a voi è data la forza dell’amore e dell’esperienza viva. Noi spirituali, che pur sembriamo spesso guidarvi e dirigervi, non viviamo nella pienezza, viviamo nell’aridità.

A voi appartiene la ricchezza della vita, a voi il succo dei frutti, a voi il giardino dell’amore, il bel paese dell’arte. La vostra patria è la terra, la nostra è l’idea. Il vostro pericolo è di affogare nel mondo dei sensi, il nostro è di asfissiare nel vuoto. Tu sei un artista, io un pensatore. Tu dormi nel petto della madre, io veglio nel deserto. A me splende il sole, a te la luna e le stelle…”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi voli pindarici

1719551_m.jpg

TTG-Logo-Final white backgroundBook a Michelangelo tour and receive 5% off with Promo Code MB05AB

Predestinazione o fortuite coincidenze?

Come sapete il mio David non ha mai avuto vita tanto facile ed stato è stato da sempre fonte di discordia. Gli anni scorrono veloci, i secoli si inseguono l’un l’altro ma il David continua e continuerà a far discutere per mille e più ragioni. E’ un di quei simboli inarrivabili per tutta l’umanità, ha sempre gli occhi del mondo costantemente puntati a dosso e non sono poche le persone che arrivano a Firenze da tutto il mondo proprio per vedere almeno una volta nella vita dal vero questo gigante di marmo che scolpii parecchi anni fa.

Sapete, anche durante l’ultimo restauro, eseguito nel 2003, non furono poche le problematiche che vennero a galla. Il lavoro venne affidato in un primo momento a Agnese Parronchi. Nell’ambiente era già noto da anni che sarebbe stata lei a metter mano sul mio colosso tanto che aveva provveduto a stilare un dettagliato progetto preventivo del lavoro che avrebbe poi effettuato.

Fatto sta che poi le cose presero tutt’altra piega. Sia la allora direttrice della Galleria dell’Accademia Franca Falletti che il comitato scientifico formato da un immenso gruppo di persone provenienti da ogni angolo del pianeta, non erano d’accordo con il metodo di restauro scelto dalla Parronchi.

04_david.jpg

La restauratrice Cinzia Parnigoni che stava restaurando uno dopo l’altro tutti i miei Prigioni, chiese alla direttrice quante possibilità avesse di metter mano anche al David. “Nessuna” rispose la Falletti un po’ perplessa. Ma si sa, a volte il destino fa giri inaspettati e giochi di prestigio inimmaginabili per compiersi o chissà, forse sono coincidenze fortuite anche se a dire il vero, io alle coincidenze mica c’ho mai creduto.

Fatto sta che poco dopo venne indetta la conferenza stampa per dare l’avvio ai lavori di restauro del David e oramai sembrava che tutti i tasselli fossero andati al loro posto. In realtà le cose non stavano affatto così. La Parronchi non volle cambiare nemmeno di una virgola il suo metodo di restauro valutato non idoneo dal comitato scientifico e, a mesi di distanza, mentre i lavori tardavano a iniziare, diede le dimissioni.

La direttrice della Galleria dell’Accademia alzò la cornetta del telefono e chiamò prontamente la restauratrice Cinzia Parnigoni che oramai aveva completato il restauro dei Prigioni e del San Matteo: “Ti devo parlare del David” “Oramai sarà quasi finito il restauro” rispose la Parnigoni. “No, il restauro del David non è ancora cominciato”  “Ma cosa avete fatto in tutto questo tempo?”  “Abbiamo solo litigato. Agnese ha dato le dimissioni e io ho pensato a te”. Con questa telefonata di fatto ebbe inizio il vero e proprio restauro del David che venne portato a termine dalla Parnigoni in nove mesi tutt’altro che facili da gestire.

2566460.jpg

Come ogni restauro eseguito su un’opera importante le polemiche non possono mai mancare. Quaranta studiosi d’arte fra i quali Paola Barocchi, Ferretti, Pedretti e Jeff Beck si appellarono all’allora Ministro per i Beni Culturali Giuliano Urbani per mettere sotto accusa le modalità di intervento approvate dalla Falletti. La direttrice dal canto suo non mancò di fare sentire la sua voce: «Vorrei sapere cosa ne sanno di tecniche di restauro un gruppo di studiosi dell’arte: temo quanto io so di Caravaggio. Queste persone farebbero bene ad informarsi prima di sostenere certe cose. Personalmente non ho mai visto né sentito nessuna di queste persone. Altrimenti non avrei avuto nessun problema a spiegare il tipo d’intervento adottato. Ciò che facciamo è veramente poco più di una spolveratura. E tutti sappiamo che la polvere, anche quella che si deposita sui mobili di casa, è fatta di una parte incoerente facilmente asportabile e una coerente formata da una patina appiccicosa difficile da togliere solo con uno straccio. È necessario sfatare una volta per tutte il mito che l’intervento proposto da Parronchi sia più leggero del nostro, perché rimuovere le parti sporche con lo spazzolino produce un’azione più abrasiva di quanto non facciamo noi. Qui non si tratta di povertà dei mezzi usati, la verità è che il suo metodo è errato”.

A sostenere le tesi della Falletti, oltre al comitato scientifico, ci fu anche Antonio Paolucci, in quel frangente sovrintendete del Polo Museale Fiorentino. “Certo che sono d’accordo. È stata una decisione meditata e ponderata a lungo che ha coinvolto un comitato scientifico di prim’ordine. Cosa vuole, questa storia mi sembra curiosa, è un po’ come se un medico prescrivesse una terapia e poi un infermiere decidesse di farne un’altra. Inviterò tutti questi signori, molti dei quali poi sono miei amici, a venire a vedere il restauro e darò loro tutte le spiegazioni”.

Dopo un mare di dibattiti, contese e peripezie varie, il David venne restaurato magistralmente da Cinzia Parnigoni adoperando acqua distillata applicata  con differenti metodi. In alcune parti è stata applicata mediante impacchi mentre in altre zone è stata usata interponendo carta giapponese e piccoli tamponi di cotone idrofilo. Un metodo poco invasivo ma che ha restituito dignità a un’opera che se la merita tutta.

Se volete leggere la relazione completa del restauro redatta dalla Parnigoni, cliccate qui

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

576999

 

Cinzia Parnigoni, la restauratrice del mio David

E in cenere mi riduce poco a poco

Qual meraviglia è, se prossim’al foco
mi strussi e arsi, se or ch’egli è spento
di fuor, m’affligge e mi consuma drento,
e ‘n cener mi riduce a poco a poco?
    Vedea ardendo sì lucente il loco
onde pendea il mio greve tormento,
che sol la vista mi facea contento,
e morte e strazi m’eran festa e gioco.
    Ma po’ che del gran foco lo splendore
che m’ardeva e nutriva, il ciel m’invola,
un carbon resto acceso e ricoperto.
    E s’altre legne non mi porge amore
che lievin fiamma, una favilla sola
non fie di me, sì ‘n cener mi converto.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi versi appassionati

12303944624_9b5f914ca4_b

La Caduta di Fetonte

La Caduta di Fetonte è uno dei disegni che realizzai per il mio amato Tommaso de’ Cavalieri. Per lui creavo disegni pregevoli affinché li copiasse per imparare a destreggiarsi con carboncino e sanguigna. Questa era la ragione ufficiale ma in realtà era un po’ una velata scusa. Mi piaceva il fatto che potesse avere fra le mani qualcosa di mio così personale come un disegno appositamente ideato per lui.

Sono diversi gli studi che feci prima di considerare conclusa la Caduta di Fetonte. Ogni schizzo lo mostravo al Cavalieri chiedendogli un’opinione in merito. A nessun altro avrei mai permesso di opinare sui miei disegni ma Tommaso era Tommaso.

“Messer Tommaso, se questo schizzo non vi piace ditelo a Urbino acciò che io abbi tempo di averne fatto un altro doman da-ssera come vi promessi e se vi piace e vogliate che io lo finisca rimandatemelo”.

 Non ricordo se poi fu il Cavalieri a chiedermi di cambiare il disegno o fui io alla fine a volergli dare un aspetto assai diverso. Fatto sta che La Caduta di Fetonte definitiva che elaborai per Tommaso aveva un aspetto un po’ diverso dalla precedente.

Nella prima versione conservata oggi al British Museum c’è la rappresentazione di Fetonte, il bellissimo figliolo di Apollo che ottenne dal padre l’autorizzazione per condurre la quadriga del Sole. Dato che era tanto bello quanto incapace, Fetonte condusse i cavalli troppo in alto facendo gelare la terra e poi troppo in basso strinandola. Zeus, che non era certo noto per aver modi gentili, lo fece precipitare nel Po. Sulle sponde del fiume le sorelle Eliadi si disperarono e piansero così tanto fino a diventare dei pioppi.

Se nella prima versione compare un cigno appena abbozzato, nella seconda la presenza del pennuto è lampante. Che c’entra il cigno? Ebbene, nelle Metamorfosi di Ovidio è il figlio di Stenelo, amico ma soprattutto amante di Fetonte. Fu proprio lui a buttarsi nel fiume per cercare il corpo del giovane fatto cadere da Giove e gli dei, impietositi, lo trasformarono appunto in uno splendido cigno.

La Caduta di Fetonte che tanto piacque a Tommaso, è quella che attualmente si trova presso il Castello di Windsor. Le tre sorelle disperate non presentano alcun riferimento alla metamorfosi e il gruppo dei cavalli che precipita è assai più compatto rispetto alle precedenti versioni.

Nel tempo in cui regalavo al Cavalieri questi e molti altri disegni come il Baccanale dei Putti, c’erano intere schiere di nobili e altri prelati che avrebbero pagato in sonante oro zecchino anche un solo tratto mio di carboncino su carta ma per loro non avevo né tempo né voglia di creare.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Michelangelo,_Fall_of_Phaeton_01La versione definitiva della Caduta di Fetonte

Michelangelo,_caduta_di_fetonteLa prima versione della Caduta di Fetonte per Tommaso che riporta la dicitura che vi ho citato precedentemente

Lo Schiavo Morente

Lo Schiavo Morente è forse una delle figure più sensuali alle quali ho dato vita. Vero, non è finita, ma chi si trova dinnanzi a quell’opera non può non avere un attimo di smarrimento o una profonda inquietudine. Rimanere indifferenti non è possibile, ve lo garantisco.

Questa scultura faceva parte del secondo progetto ideato per la monumentale Tomba di Giulio II. La seconda versione era assai ridimensionata rispetto alla prima ma comunque manteneva un aspetto a dir poco grandioso.

Con i suoi 2 metri e 15 cm lo Schiavo Morente avrebbe dovuto essere collocato al ridosso di uno dei pilastri attigui alle Vittorie. “Una figura di marmo, ritta alta quattro braccia, che à le mani dietro” annotai in una lettera facendo riferimento all’opera che vide in realizzazione Luca Signorelli quando venne a trovarmi a casa mia a Roma.

I lacci stringono il petto e il polso sinistro dello Schiavo mentre sembra voler sostenere il peso della testa con il braccio alzato. Se l’avessi sistemato dinnanzi al pilastro, l’effetto ottico sarebbe quello di un lento scivolamento verso il basso del corpo non più sostenuto dalla forza vitale.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per oggi vi saluta e evita di passare da Piazza della Signoria per non vedere quel tartarugone luccicante di Jan Fabre

 

5048481809_828da7f91d_b

Frutta, formaggi e vino da Firenze a Roma

Quando ero a Roma, spesso mi facevo inviare da Firenze robe da mangiare e vino di buona qualità. il mi’ nipote Lionardo faceva da tramite e organizzava il trasporto di formaggi, mele, pere o altre prelibatezze di produzione locale. Il cibo che potevo acquistare a Roma era assai buono ma quello che veniva prodotto sulle terre attigue a Firenze non solo aveva un sapore migliore, ma era anche più economico. 

Dei prodotti che ricevevo spesso ne regalavo grandi quantità agli amici serbandone per me solo una minima parte. Di questa mia pratica vi potrebbe raccontare qualcosa papa Paolo III al quale diverse volte portai pere e formaggi deliziosi.

 

vi riporto uno stralcio della lettera che scrissi a Lionardo in una di quelle occasioni di scambi di prodotti: 

Roma, 2 maggio del 1548

Lionardo, io ebbi il caratello delle pere, che furono octanta sei; manda’ne trenta tre al Papa: parv’gli belle e ebele molto care. Del caratello del cacio, la Dogana dice che quel vecturale è un tristo e che in Dogana non lo portò; in modo che, com’io posso sapere che e’ sia a Roma, io gli farò quello che merita, non per conto dl cacio, ma per insegnargli far poca stima degl’uomini…

Michelagnolo Buonarroti in Roma

Michelangelo,_lunetta,_Jacob_-_Joseph_05