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A bottega dai maestri, quelli veri

Quando entrai a imparare il mestiere a bottega dei fratelli Ghirlandaio, era una delle più floride e importanti botteghe di tutta Firenze. Da poco avevano ricevuto l’incarico di realizzare il superbo ciclo di affreschi della Cappella Tornabuoni in Santa Maria Novella e, per quella commissione, si erano portati a casa ben 1100 fiorini. Una cifra notevole che aveva contribuito a rimpinguare le casse di famiglia.

Gli artisti fino a quel momento non erano molto tenuti in considerazione. Appartenevano a un basso ceto sociale e non avevano in alcun modo accesso alle cariche pubbliche. I Ghirlandaio però facevano eccezione già che avevano già un nome di famiglia. In anni successivi ebbero l’onore di essere insigniti di importanti cariche istituzionali.

Chissà, forse il mi babbo acconsentì a mandarmi a studiare proprio da loro per non abbassare troppo il livello sociale della famiglia.

Non vi crediate che la vita di bottega fosse tutta una passeggiata. Anche se eravamo poco più che bambini c’era da lavorar sodo da mattina a sera al fianco degli artisti. Come sempre venivamo iniziati all’arte con i lavori più umili ma comunque indispensabili. Si macinavano i colori e si iniziava a prendere un po’ più di dimestichezza con le malte di calce ma anche con le mestiche di preparazione per i dipinti.

Era tutto un macinare e impastare. Di tempo per apprendere a disegnare o a dipingere ne rimaneva ben poco a fine giornata. Imparavano tanti segreti ma lo scotto da pagare era salatissimo. Solo nei ritagli di tempo ci veniva concessa l’opportunità di apprendere a disegnare e per il resto lavoro e nient’altro che lavoro. In fondo però, da queste dure palestre per il corpo e per la mente, sono usciti fuori artisti che si sarebbero rivelati geniali con le loro opere più uniche che rare.

I ragazzi di bottega che da più tempo erano lì potevano metter mano a porzioni secondarie di affreschi o di dipinti ai quali lavoravano principalmente i maestri. La cosa più bella che ci poteva capitare durante il nostro apprendistato era quella di avere accesso ai disegni, ai cartoni originali e ai modelli eseguiti dai Ghirlandaio perché solo studiandoli a distanza ravvicinata si poteva imparare. La gerarchia all’interno della bottega dei Ghirlandaio ma anche nelle altre era rigidissima e quelli appena arrivati avevano uno sporadico accesso alla carta per disegnare. La carta era un bene molto costoso e veniva fornita ai ragazzi con estrema parsimonia.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti e le sue continue divagazioni.

Vi lascio in compagnia di uno degli affreschi dei Ghirlandaio realizzati in Santa Maria Novella, a Firenze

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