La mia ineguagliata e ineguagliabile maniera di lavorare il marmo

Se volete avvicinarvi alla mia scultura ma soprattutto al mio modo inusuale di approcciarmi alla materia prima osservate con attenzione lo Schiavo Atlante da ogni angolazione. Proprio quell’opera incompiuta può rivelarvi meglio delle altre quale sia stata la mia tecnica esecutiva, originale e diversa da tutte quelle adottate dagli altri artisti passati, presenti e futuri.

Il braccio sinistro e il corpo sono quasi portati a termine mentre il capo, l’altro braccio e la schiena ancora devono essere tirati fuori dal blocco che li imprigiona.

Chi avrebbe osato tanto? Operando in questo modo si rischia di arrivare a lavorare gli altri arti del corpo con poco marmo a disposizione per dar forma alle parti rimanenti.

Certo, un rischio elevato per chi come me non ha la capacità di vedere nello spazio l’opera già terminata ancor prima di intaccare la pietra con la prima scalpellata.

Potrà sembrarvi strano ma questo modo di trattare il marmo invece era una gran risorsa per me. Avevo modo di cambiare all’ultimo momento le posizioni di alcune parti del corpo dell’opera ogni qualvolta desiderassi farlo. Invece con la classica sbozzatura avrei dovuto improntare già dall’inizio una posa ben precisa ad ogni parte del corpo.

Proprio osservando l’Atlante noterete che la testa e il braccio ancora imprigionati nel marmo avrebbero potuto assumere diverse posizioni, tutte compatibili con la materia ancora a disposizione.

Volete sapere un’altra particolarità tutta mia? Beh, l’utilizzo dei ferri del mestiere. Adoperavo lo scalpello e talvolta la subbia fino ad arrivare alla pelle delle opere. Non avevo bisogno di raspe e altre robe più sottili per rimuovere gli ultimi residui: sapevo ben calibrare la forza e non rischiavo certo di assestare un colpo dato male rovinando così parte dell’opera.

Nessuno aveva mai osato tanto.

Lavorando in questo modo ottenevo passaggi rapidi dal concavo al convesso e cambi di volumi repentini. Tutti dettagli che hanno contribuito a rendere le mie opere vive, vibranti d’emozione e mai statiche.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, che ha trasformato un mestiere nella sua vita.

atlante

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