Gli errori si pagano

Stamani mi pare il diluvio universale. Piove a tutto spiano, fulmini e saette m’han fatto staccare più di una volta la connessione a internet e il salvavita qui dentro la Chiesa di Santa Croce, oltre a far andar via la corrente, ha fatto saltare i nervi a Galileo. A quello gli basta nulla per andare su tutte le furie e a sopportarlo mi ci vole tutta la mì pazienza.

Visto che tanto non posso andare da nessuna parte per il momento senza zupparmi tutto fino alle ossa, vi voglio raccontare dii quando iniziai ad affrescare la volta della Cappella Sistina su richiesta di Giulio II.

All’inizio per aiutarmi nel lavoro, mi scelsi una piccola ma fidata squadra di aiutanti fiorentini composta da Francesco Granacci, Giuliano Bugiardini, Aristotile da Sangallo e Agnolo di Donnino. Avevo la testa così piena di disegni progetti e idee che lì per lì non mi resi conto dell’errore fatto. Alcuni di loro avevano già lavorato ad alcuni affreschi e conoscevano bene la tecnica mentre io ancora non avevo avuto a che fare con questo sistema del tutto particolare di dipingere. Il problema è che non avevano alcuna esperienza con i materiali che si trovavano a Roma come la pozzolana o il travertino e il disastro completo si compì di lì a poco.

Iniziammo il lavoro partendo dalla scena del Diluvio Universale e il lavoro andava a rilento. Trasportammo i cartoni sull’affresco mediante la tecnica dello spolvero: la più accurata ma anche la più laboriosa. Pretesi che venissero trasportati sulla volta anche dettagli trascurabili come quelli del paesaggio…errore che mi costò molto tempo e fatica in più.

Le giornate del’intonaco erano così piccole che addirittura per completare l’intero soggetto, ebbi bisogno di 30 giornate. La tecnica di esecuzione non fu veramente l’affresco perché eseguii una serie di velature a secco tanto per complicarmi la vita.

Inoltre adoperai colori poco adatti ad essere applicati sulla calce. Infatti la calce ha il potere di corrodere alcuni pigmenti come ad esempio il cinabro e il minio ma anche il resinato di rame utilizzato per il verde.

Insomma, appena terminai di dipingere la scena fui costretto a demolirne quasi la totalità per una serie di errori che però mi furono utili per comprendere quali fossero le modifiche da effettuare prima di procedere oltre.

Giuliano da Sangallo si accorse dell’errore che feci nelle mescole di base per l’intonaco e mi aiutò indicandomi quali fossero le giuste proporzioni fra pozzolana e travertino da adoperare.

Che ci volete fare: a Firenze si adoperava la calce marnosa e la sabbia dell’Arno per gli intonaci ma si comportavano in maniera de tutto diversa dalla pozzolana e il travertino.

 

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il vostro Michelangelo Buonarroti

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2 thoughts on “Gli errori si pagano

  1. Come tutti i grandi, non hai avuto timore di esplorare sapendo che dagli errori si impara e ci si evolve.

    Sale il mio indice di gradimento nei confronti del tuo carattere : non ti facevo così modesto 😉
    Per le opere l’indice di gradimento era già al massimo 🙂

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    • Ti ringrazio Helios. Non sono stato mai presuntuoso ma più che altro ho avuto da sempre la consapevolezza del valore di quello che facevo.
      Errori ne ho commessi ma li ho fatto per una sorta di mania della perfezione che a volte mi ha portato leggermente, e sottolineo il termine leggermente, fuori strada.

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