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Disegni lontani e vicini

Dopo una serata caratterizzata da un cielo livido che prometteva burrasca, la mia Firenze stamani s’è svegliata col sole. Son contento così non dovrò bagnarmi come un pulcino per andare a mescolarmi assieme ai turisti. Mio nipote non avrebbe potuto sceglier posto migliore per seppellirmi. Sicuramente farmi arrivare fin qua da Roma gli è costato tempo e fatica ma lo devo sentitamente ringraziare. Che ci volete fare, ci sono affezionato alla mia Firenze.

Penso proprio che oggi me ne andrò a Casa Buonarroti per conoscere di persona tutti coloro che avranno voglia di avventurarsi per le stanze di questa dimora di famiglia.

È stato Michelangelo Buonarroti i giovane a voler mettere in piedi questo museo e per l’occasione, Cosimo II de’ Medici, gli restituì non solo la Madonna della Scala ma anche un buon numero di disegni che si aggiunsero a al nucleo che già era di pertinenza della famiglia.

Alcuni disegni furono rilegati all’interno di volumi mentre altri, dopo essere stati accuratamente incorniciati, vennero esposti. I disegni esposti alla luce però, iniziarono a deteriorarsi assai rapidamente e nel 1960 la direzione decise di toglierli da quella precaria sistemazione. In un primo momento furono inviati al gabinetto dei disegni e delle stampe degli Uffizi per essere restaurati e solo nel 1975 ritornarono a Casa Buonarroti. Da allora si decise di esporne solo alcuni per volta a rotazione.

La collezione dei disegni presente a Casa Buonarroti, continua ad essere la più grande del mondo nonostante nel corso del tempo alcuni furono venduti dai miei eredi. Alla fine del Settecento Filippo Buonarroti ne vendette una parte al collezionista Jean-Baptiste Wicar e nel 1859 un’altra parte di disegni se ne volò al British Museum “grazie” al cavalier Michelangelo Buonarroti, un mio omonimo  che avrei volentieri preso a randellate sul groppone.

Fra i disegni volati all’estero che mi manca di più c’è sicuramente il ritratto che feci alla mia carissima amica Vittoria Colonna. I critici l’hanno ribattezzato “La Marchesa di Pescara” e vorrei proprio poterlo riavere all’interno della collezione della casa di famiglia. Tutte le volte per vederlo mi tocca andare fino a Londra al British Museum e accedere al gabinetto delle stampe attraverso travestimenti degni di Brachetti.

 

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