Antonio Raggi: il talento nascosto della Roma barocca
Quando si parla di scultura barocca a Roma, il pensiero corre subito a Gian Lorenzo Bernini, alle sue opere spettacolari e a quelle figure di marmo che sembrano sul punto di muoversi. Nella Roma del Seicento però, lavoravano anche altri scultori di grande talento, artisti che contribuirono in modo decisivo a rendere la città uno dei centri artistici più importanti d’Europa.
Tra questi c’è Antonio Raggi, uno scultore che forse non ha la stessa notorietà del suo celebre maestro, ma che merita di essere conosciuto meglio. Il suo lavoro si incontra ancora oggi passeggiando per Roma, nelle piazze, sui ponti e all’interno delle chiese.
La sua è una storia interessante anche per un altro motivo: Raggi riuscì a costruire una carriera importante lavorando accanto a Bernini. Partecipò a cantieri prestigiosi e realizzò opere nelle quali si riconoscono una sensibilità personale e una notevole capacità tecnica.
Chi era Antonio Raggi, lo scultore arrivato a Roma dal Canton Ticino
Antonio Raggi nacque nel 1624 a Vico Morcote, nel Canton Ticino, e morì a Roma nel 1686. Arrivò nella capitale pontificia quando la città era attraversata da una straordinaria stagione artistica.
Erano gli anni in cui papi, cardinali e grandi famiglie commissionavano nuove chiese, cappelle, fontane e monumenti. Roma stava cambiando volto e gli scultori erano chiamati a lavorare a progetti sempre più ambiziosi, nei quali la scultura non aveva soltanto una funzione decorativa, ma contribuiva a raccontare storie e a suscitare emozioni.
Raggi si formò nell’ambiente artistico romano e si avvicinò inizialmente alla cerchia di Alessandro Algardi, uno dei principali scultori del Seicento. In seguito entrò in contatto con Gian Lorenzo Bernini, destinato a diventare il riferimento più importante della sua carriera.
La collaborazione con Bernini iniziò intorno al 1647 e gli offrì la possibilità di confrontarsi con opere monumentali e commissioni di grande prestigio. Era un’occasione preziosa per un giovane scultore, ma anche una sfida: lavorare accanto a una personalità tanto forte significava trovare il modo di distinguersi senza perdere la propria identità artistica.
Raggi ci riuscì grazie alla sua abilità nel modellare le figure, alla cura dei particolari e alla capacità di rendere naturali anche le pose più elaborate.
Antonio Raggi e Bernini: una collaborazione importante
Per comprendere il ruolo di Antonio Raggi bisogna considerare come funzionavano le grandi botteghe del Seicento. Un progetto importante coinvolgeva spesso più artisti, ciascuno con un compito preciso. Il maestro elaborava l’idea generale, seguiva il lavoro e affidava ai collaboratori la realizzazione di singole figure o parti della composizione.
Era una pratica normale, ma non significava che tutti avessero lo stesso livello di responsabilità o di capacità. Per ricevere incarichi importanti occorreva dimostrare di saper lavorare con autonomia e di possedere una solida preparazione tecnica.
Raggi fu uno dei collaboratori più apprezzati di Bernini e seppe conquistarsi uno spazio significativo nella scena artistica romana. Nel 1657 entrò nell’Accademia di San Luca, riconoscimento che conferma il prestigio raggiunto in quegli anni.
Osservando le sue opere si nota una particolare attenzione ai movimenti del corpo e alla resa dei tessuti. Le vesti non sono mai semplici superfici che coprono le figure: si piegano, si allargano e seguono il movimento, creando giochi di luce e ombra.
Il Danubio nella Fontana dei Quattro Fiumi a piazza Navona
Se c’è un luogo nel quale cercare il lavoro di Antonio Raggi, è Piazza Navona, dove si trova una delle fontane più celebri di Roma: la Fontana dei Quattro Fiumi, progettata da Bernini e realizzata tra il 1648 e il 1651.
Al centro della composizione si innalza un obelisco, attorno al quale si dispongono le personificazioni dei quattro grandi fiumi associati ai continenti allora conosciuti: il Danubio per l’Europa, il Nilo per l’Africa, il Gange per l’Asia e il Río de la Plata per le Americhe.
A Raggi venne affidata la realizzazione della figura del Danubio, una delle presenze monumentali che animano la fontana.
Il complesso è talmente ricco di particolari che, quando ci si trova davanti, si rischia di guardarlo tutto insieme senza soffermarsi sulle singole sculture. Il Danubio permette di capire quanto fosse importante il contributo dei collaboratori nei grandi progetti berniniani. L’idea generale apparteneva al maestro, ma la realizzazione delle singole figure richiedeva competenze specifiche e una notevole padronanza del marmo.
Il Noli me tangere: l’incontro tra Cristo e Maria Maddalena
Tra le opere che aiutano a conoscere meglio il linguaggio di Raggi vale la pena citare il gruppo scultoreo del Noli me tangere, conservato nella chiesa dei Santi Domenico e Sisto a Roma.
Il soggetto è tratto dal Vangelo di Giovanni e racconta l’incontro tra Cristo risorto e Maria Maddalena. La donna riconosce Gesù e cerca di avvicinarsi a lui, ma riceve un invito a non trattenerlo. Da qui deriva l’espressione latina Noli me tangere, tradizionalmente tradotta con «Non mi toccare».
È una scena che molti artisti hanno rappresentato nel corso dei secoli, me compreso, ma nella scultura il racconto deve passare soprattutto attraverso i corpi e i gesti. Non ci sono colori o sfondi dipinti a suggerire l’atmosfera: tutto dipende dalla disposizione delle figure, dai loro movimenti e dalla distanza che le separa.
Raggi affronta il tema cercando di dare alla scena una presenza concreta. Il rapporto tra Cristo e Maria Maddalena diventa il centro dell’attenzione e permette di seguire visivamente ciò che sta accadendo.
L’Angelo con la colonna sul ponte Sant’Angelo
Gli angeli che accompagnano il percorso verso Castel Sant’Angelo portano gli strumenti della Passione di Cristo e trasformano il ponte in una sorta di racconto scolpito.
Tra questi c’è l’Angelo con la colonna, realizzato da Antonio Raggi intorno al 1668-1670 nell’ambito del progetto legato a Bernini.
La colonna ricorda quella alla quale Cristo fu legato durante la flagellazione. L’angelo la sostiene mentre il corpo e le vesti contribuiscono a creare una figura dinamica, pensata per essere osservata anche da chi attraversa il ponte.
L’angelo fa parte di un percorso che accompagna il visitatore verso il castello e lo invita a ripercorrere alcuni momenti della Passione.
La scultura barocca cerca di coinvolgere chi la guarda. La posizione della figura, la direzione dello sguardo e il movimento delle vesti concorrono a creare questa impressione.
Il ponte Sant’Angelo è quindi uno dei luoghi da visitare con attenzione se si vuole conoscere meglio il lavoro di Raggi e degli altri scultori attivi nella Roma del Seicento.
La decorazione in stucco e il lavoro nelle chiese romane
Quando si pensa ad Antonio Raggi, è facile concentrarsi sulle sue opere in marmo. La sua attività, però, comprendeva anche la lavorazione dello stucco, una tecnica molto utilizzata nella decorazione delle chiese barocche.
Lo stucco permetteva di realizzare figure, ornamenti e rilievi da integrare con l’architettura. Era particolarmente adatto agli ambienti nei quali si voleva creare una decorazione ricca, capace di accompagnare lo sguardo dalle pareti alle volte.
Nella Roma del Seicento pittura, scultura e architettura lavoravano spesso insieme. Entrando in una chiesa barocca, ci si trova davanti a un insieme di elementi che dialogano tra loro: gli affreschi raccontano storie, le figure scolpite sembrano emergere dalle superfici e gli ornamenti collegano le diverse parti dello spazio.
Raggi partecipò a importanti cantieri decorativi romani, compresi quelli legati alla chiesa del Gesù. In questi lavori emerge un aspetto meno noto della sua produzione, ma utile per capire quanto fosse versatile.
La cappella Ginetti e la maturità artistica
Nel corso della sua carriera Raggi ricevette incarichi sempre più importanti. Tra i progetti da ricordare c’è la decorazione della cappella Ginetti nella chiesa di Sant’Andrea della Valle, realizzata negli anni Settanta del Seicento nell’ambito di un cantiere diretto dall’architetto Carlo Fontana.
Per questa cappella lavorò a diversi elementi scultorei, tra i quali opere destinate all’altare e al monumento funebre del cardinale Marzio Ginetti.
Si tratta di un contesto che aiuta a comprendere la posizione raggiunta dall’artista. Raggi non era più soltanto un giovane scultore inserito nella bottega di Bernini, ma un professionista affermato, capace di partecipare a commissioni complesse e di collaborare con altri protagonisti della scena romana.
Nelle sue opere si ritrovano la cura dei panneggi, l’attenzione alla composizione e la ricerca di un’eleganza che non rinuncia al movimento. Sono caratteristiche che permettono di seguire l’evoluzione di un artista cresciuto nel clima del Barocco e capace di farne proprio il linguaggio.
Antonio Raggi lavorò accanto a Bernini, imparò dal grande maestro e seppe lasciare un segno personale nella straordinaria stagione della scultura barocca romana.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
Antonio Raggi: The Hidden Talent of Baroque Rome
When discussing Baroque sculpture in Rome, one’s thoughts immediately turn to Gian Lorenzo Bernini—to his spectacular works and those marble figures that seem on the verge of movement. Yet, in seventeenth-century Rome, other highly talented sculptors were also at work—artists who played a decisive role in establishing the city as one of Europe’s most significant artistic hubs.
Among them is Antonio Raggi, a sculptor who, while perhaps lacking the renown of his celebrated master, deserves greater recognition. His work can still be encountered today while walking through Rome—in its piazzas, on its bridges, and inside its churches.
His story is compelling for another reason, too: Raggi managed to build a significant career while working alongside Bernini. He contributed to prestigious projects and created works that reveal his own distinct sensibility and remarkable technical skill.
Who was Antonio Raggi, the sculptor who arrived in Rome from the Canton of Ticino?
Antonio Raggi was born in 1624 in Vico Morcote, in the Canton of Ticino, and died in Rome in 1686. He arrived in the papal capital during a period of extraordinary artistic flourishing.
These were the years when popes, cardinals, and prominent families were commissioning new churches, chapels, fountains, and monuments. Rome was undergoing a transformation, and sculptors were called upon to work on increasingly ambitious projects—projects in which sculpture served not merely a decorative purpose, but also helped to tell stories and evoke emotions.
Raggi honed his craft within the Roman artistic milieu, initially gravitating toward the circle of Alessandro Algardi, one of the leading sculptors of the seventeenth century. Subsequently, he came into contact with Gian Lorenzo Bernini, who would become the most significant influence on his career.
His collaboration with Bernini began around 1647, offering him the opportunity to engage with monumental works and highly prestigious commissions. It was a valuable opening for a young sculptor, yet also a challenge: working alongside such a powerful personality meant finding a way to stand out without losing one’s own artistic identity.
Raggi succeeded in this, thanks to his skill in modeling figures, his meticulous attention to detail, and his ability to imbue even the most elaborate poses with a sense of naturalism.
Antonio Raggi and Bernini: A Significant Collaboration
To understand Antonio Raggi’s role, one must consider how the great workshops of the 17th century functioned. A major project often involved several artists, each with a specific task. The master would develop the overall concept, oversee the work, and entrust his collaborators with the execution of individual figures or specific parts of the composition.
While this was standard practice, it did not imply that everyone possessed the same level of responsibility or skill. Securing important assignments required demonstrating both the ability to work autonomously and a solid technical foundation.
Raggi became one of Bernini’s most highly regarded collaborators, carving out a significant place for himself within the Roman art scene. In 1657, he was admitted to the Accademia di San Luca—a recognition that underscores the prestige he had attained by that time.
A close look at his works reveals a particular focus on bodily movement and the rendering of fabrics. His drapery is never merely a surface covering the figures; rather, it folds, expands, and follows the motion, creating a dynamic interplay of light and shadow.
The Danube in the Fountain of the Four Rivers in Piazza Navona
If there is one place to look for the work of Antonio Raggi, it is Piazza Navona, home to one of Rome’s most famous fountains: the Fountain of the Four Rivers, designed by Bernini and created between 1648 and 1651.
At the center of the composition rises an obelisk, surrounded by personifications of four great rivers, each associated with one of the continents known at the time: the Danube for Europe, the Nile for Africa, the Ganges for Asia, and the Río de la Plata for the Americas.
Raggi was entrusted with the creation of the figure of the Danube—one of the monumental forms that bring the fountain to life.
The complex is so rich in detail that, when standing before it, one might easily take in the whole scene without pausing to examine the individual sculptures. The figure of the Danube serves as a reminder of just how significant the contributions of collaborators were to Bernini’s grand projects. While the overarching concept belonged to the master himself, the execution of the individual figures required specialized skills and a remarkable mastery of marble.
The Noli me tangere: The Encounter Between Christ and Mary Magdalene
Among the works that offer a deeper understanding of Raggi’s artistic language, the sculptural group Noli me tangere—housed in the Church of Santi Domenico e Sisto in Rome—is particularly noteworthy.
The subject is drawn from the Gospel of John and depicts the encounter between the risen Christ and Mary Magdalene. Upon recognizing Jesus, she attempts to draw near to Him, but is asked not to hold Him back. This gives rise to the Latin phrase Noli me tangere, traditionally translated as “Do not touch me.”
While many artists have portrayed this scene over the centuries—myself included—in sculpture, the narrative must be conveyed primarily through bodies and gestures. There are no colors or painted backgrounds to evoke the atmosphere; everything depends on the arrangement of the figures, their movements, and the distance between them.
Raggi approaches the theme by imbuing the scene with a tangible, concrete presence. The relationship between Christ and Mary Magdalene becomes the focal point, allowing the viewer to visually follow the unfolding event.
The Angel with the Column on the Ponte Sant’Angelo
The angels that line the path toward Castel Sant’Angelo carry the instruments of Christ’s Passion, transforming the bridge into a kind of sculpted narrative.
Among them is the Angel with the Column, created by Antonio Raggi between 1668 and 1670 as part of a project overseen by Bernini.
The column represents the one to which Christ was bound during the Flagellation. The angel supports it, while the positioning of the figure’s body and the folds of its garments create a dynamic composition—designed to be appreciated by those crossing the bridge.
The angel is part of a sequence that guides visitors toward the castle, inviting them to reflect upon key moments of the Passion.
Baroque sculpture seeks to engage the viewer; the figure’s posture, the direction of its gaze, and the movement of its robes all contribute to this effect.
The Ponte Sant’Angelo is, therefore, a site well worth exploring for anyone wishing to gain a deeper understanding of the work of Raggi and other sculptors active in 17th-century Rome.
Stucco Decoration and Work in Roman Churches
When thinking of Antonio Raggi, it is easy to focus on his marble works. However, his practice also encompassed the use of stucco—a technique widely employed in the decoration of Baroque churches.
Stucco allowed for the creation of figures, ornaments, and reliefs designed to be integrated into the architecture. It was particularly well-suited for spaces where a rich decorative scheme was desired—one capable of guiding the eye from the walls up toward the vaults.
In seventeenth-century Rome, painting, sculpture, and architecture frequently worked in tandem. Upon entering a Baroque church, one encounters a collection of elements in dialogue with one another: frescoes narrate stories, sculpted figures appear to emerge from the surfaces, and ornaments connect the various parts of the space.
Raggi contributed to significant decorative projects in Rome, including those at the Church of the Gesù. These works reveal a lesser-known facet of his output, yet one that underscores his remarkable versatility.
The Ginetti Chapel and Artistic Maturity
Throughout his career, Raggi received increasingly important commissions. Among the projects worth noting is the decoration of the Ginetti Chapel in the Church of Sant’Andrea della Valle, executed in the 1670s as part of a project overseen by the architect Carlo Fontana.
For this chapel, he created various sculptural elements, including works for the altar and the funerary monument of Cardinal Marzio Ginetti.
This context helps us understand the position the artist attained. Raggi was no longer merely a young sculptor working within Bernini’s studio; he had become an established professional, capable of taking on complex commissions and collaborating with other key figures on the Roman scene.
His works reveal a meticulous approach to drapery, a keen eye for composition, and a pursuit of elegance that never sacrifices a sense of movement. These traits allow us to trace the evolution of an artist who matured within the Baroque milieu and mastered its distinctive visual language.
Antonio Raggi worked alongside Bernini, learning from the great master while leaving his own personal imprint on the extraordinary era of Roman Baroque sculpture.
For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti, bids you farewell—until the next posts, and see you on social media.

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