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Keith Haring, a Lucca la versione integrale di Tuttomondo

C’è un capitolo della storia di Tuttomondo, il celebre murale realizzato da Keith Haring a Pisa nel 1989, che per oltre trent’anni è rimasto nascosto negli archivi. Sono disegni e animazioni digitali che restituiscono un’immagine meno conosciuta dell’artista americano e del suo interesse per le nuove tecnologie creative negli ultimi mesi della sua vita.

Questo materiale sarà presentato per la prima volta al pubblico nella versione integrale del documentario Tuttomondo, prodotto da Andrea De Gioia per Interferenze, poi diventata Young, e diretto da Andrea Soldani. L’appuntamento è fissato per giovedì 1° ottobre 2026, alle ore 18.00, presso l’Auditorium Vincenzo da Massa Carrara del Complesso di San Micheletto a Lucca, nell’ambito della rassegna “Arte e Musica sul Grande Schermo” del Lucca Film Festival 2026.

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Il documentario permette di tornare al momento in cui Tuttomondo prendeva forma, quando l’artista dipingeva davanti agli occhi dei cittadini pisani e trasformava una parete nel cuore della città in un messaggio universale di pace, uguaglianza e fratellanza.

L’appuntamento a Lucca: la prima mondiale della versione integrale

La nuova versione del documentario sarà accompagnata da un incontro moderato da Alessandro Romanini e co-organizzato con Lucia Maffei. Parteciperanno Massimo Marsili, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Paolo Bolpagni, direttore della Fondazione Ragghianti Lucca, il produttore Andrea De Gioia, il regista Andrea Soldani e Piergiorgio Castellani, protagonista dell’incontro che rese possibile l’arrivo di Keith Haring in Toscana.

La proiezione si inserisce nel programma del Lucca Film Festival 2026, all’interno della rassegna dedicata al rapporto fra arte, cinema e musica. L’ingresso è libero, previa prenotazione sul sito ufficiale del festival.

Quando: giovedì 1° ottobre 2026, ore 18.00.

Dove: Auditorium Vincenzo da Massa Carrara, Complesso di San Micheletto, Lucca.

Prenotazioni: luccafilmfestival.it.

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Settanta disegni e animazioni digitali: la scoperta negli archivi

La novità più significativa della versione integrale riguarda il recupero di un corpus di settanta disegni e animazioni digitali realizzati da Keith Haring per il progetto audiovisivo legato a Tuttomondo. Il materiale è stato ritrovato nel 2023, durante il lavoro di ricostruzione degli archivi originali.

Questi documenti ampliano la conoscenza dell’attività dell’artista negli ultimi mesi della sua vita. Haring, infatti, non si limitava a utilizzare il disegno tradizionale e la pittura murale, ma sperimentava anche nuovi strumenti e linguaggi digitali, esplorando possibilità espressive che oggi appaiono particolarmente interessanti per comprendere la sua ricerca.

Il recupero consente dunque di osservare un aspetto meno noto della sua produzione: il rapporto fra il segno immediato, riconoscibile e dinamico che caratterizza le sue opere e le tecnologie digitali disponibili alla fine degli anni Ottanta.

Prima della presentazione pubblica a Lucca, una proiezione privata del documentario era stata organizzata nel 2025 a New York, presso The Center, storico punto di riferimento della comunità LGBTQ+. La nuova versione integrale porta ora questo materiale all’attenzione del pubblico internazionale.

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Come nacque Tuttomondo: l’incontro casuale a New York

La storia del grande murale pisano comincia nell’inverno del 1987, nel Greenwich Village di New York. È qui che Roberto e Piergiorgio Castellani, padre e figlio e imprenditori di Pontedera, incontrano casualmente Keith Haring.

I due gli propongono di realizzare un grande dipinto murale in Toscana. L’artista accoglie immediatamente l’idea. Il primo progetto guarda a Firenze, ma non trova seguito. Sarà Pisa, in seguito, a offrire lo spazio per un intervento destinato a diventare una delle testimonianze più note dell’arte pubblica contemporanea.

La parete individuata è quella laterale del convento di Sant’Antonio Abate, nel centro della città, a poca distanza dalla stazione ferroviaria. Il priore del convento, padre Luciano Masetti, accetta con apertura la proposta, riconoscendo il valore di un incontro inaspettato fra il linguaggio urbano di un artista internazionale e il muro di un edificio religioso.

La scelta del luogo non è secondaria. Haring porta il proprio vocabolario di figure essenziali, linee energiche e simboli immediatamente riconoscibili in uno spazio che appartiene alla vita quotidiana della città. La parete del convento diventa così il punto di incontro fra arte contemporanea, comunità e spazio pubblico.

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Giugno 1989: Keith Haring dipinge davanti alla città

Nel giugno del 1989 Keith Haring arriva a Pisa per realizzare Tuttomondo, senza ricevere alcun compenso. Ha appena trentun anni, ma è già una figura di primo piano della scena artistica internazionale.

Nel corso della sua breve ma intensa carriera ha partecipato a importanti manifestazioni e rassegne, tra cui Documenta di Kassel, la Biennale del Whitney e la Biennale di Venezia. Ha inoltre realizzato interventi di forte valore simbolico, come il dipinto sul Muro di Berlino.

A Pisa, però, il rapporto con il pubblico assume una dimensione particolare. Per quattro giorni Haring lavora alla parete del convento, mentre cittadini, curiosi e visitatori si radunano intorno al cantiere per osservare la nascita dell’opera.

Non ci sono smartphone, social network o piattaforme digitali a documentare in tempo reale ogni passaggio. Ci sono la curiosità delle persone, il dialogo diretto con l’artista e una partecipazione spontanea che trasforma la realizzazione del murale in un vero happening collettivo.

Il film segue proprio questo processo: il gesto pittorico di Haring, il ritmo del lavoro, le reazioni dei passanti e il rapporto fra l’artista e una città che lo accoglie con entusiasmo.

Il significato di Tuttomondo: un messaggio oltre ogni barriera

Il murale pisano è composto da numerose figure dai contorni neri e dai colori vivaci, disposte in una composizione dinamica. I personaggi si intrecciano, si sostengono e sembrano partecipare a un movimento comune.

Il titolo stesso, Tuttomondo, richiama l’idea di un’umanità unita, senza divisioni. L’opera è stata interpretata come un messaggio contro le barriere che separano le persone per origine, religione, orientamento sessuale o condizione sociale.

Il linguaggio di Haring è immediato, ma non per questo privo di complessità. La ripetizione dei segni, il movimento delle figure e il rapporto fra i colori costruiscono una sorta di racconto visivo in cui l’individuo non appare isolato, ma parte di una comunità più ampia.

Alessandro Romanini, curatore della rassegna, sottolinea il valore di questa dimensione universale e accosta l’ultima stagione creativa di Haring alla volontà di lasciare ai posteri un messaggio di unione e fratellanza. Secondo Romanini, Tuttomondo testimonia anche la capacità dell’artista di interpretare lo spirito del proprio tempo.

Il documentario nato con Keith Haring

A seguire la realizzazione del murale sono tre giovani filmmaker pisani: Andrea De Gioia, Roberto Burchielli e Andrea Soldani, fondatori dell’allora Interferenze.

La loro intuizione è quella di utilizzare la macchina da presa per raccontare in presa diretta ogni fase del lavoro. Il risultato è una testimonianza particolarmente preziosa, perché documenta la nascita di un’opera pubblica mentre l’artista è ancora al lavoro e il progetto si sta sviluppando davanti alla comunità.

Il documentario nasce inoltre come progetto condiviso con lo stesso Haring, che aveva seguito e sostenuto il racconto cinematografico di Tuttomondo. L’artista avrebbe dovuto vedere il film una volta completato, ma la sua morte, avvenuta nel febbraio del 1990, pochi mesi dopo la realizzazione del murale, gli impedì di assistere al risultato finale.

Il recupero degli archivi e la ricostruzione integrale del materiale permettono oggi di restituire al progetto una parte importante della sua storia, comprese le opere digitali rimaste invisibili per decenni.

Un patrimonio digitale che riemerge dopo oltre trent’anni

La riscoperta dei disegni e delle animazioni digitali legati a Tuttomondo aggiunge un nuovo elemento alla lettura dell’opera e della personalità artistica di Haring.

Il corpus è stato recuperato grazie al lavoro condotto negli ultimi anni sugli archivi originali e al contributo di Adrian Wilson, curatore di una delle più importanti collezioni di opere digitali realizzate negli anni Ottanta al Paintbox, fra cui lavori di David Hockney, Larry Rivers e Jennifer Bartlett.

Il Paintbox era uno strumento avanzato per l’elaborazione e la manipolazione digitale delle immagini. L’interesse di Haring per queste possibilità dimostra come la sua ricerca non fosse confinata alla pittura, alla grafica e agli interventi nello spazio urbano, ma si aprisse anche a forme di sperimentazione tecnologica.

Il documentario diventa così un doppio racconto: da una parte, la nascita di Tuttomondo, uno dei murali più celebri del Novecento; dall’altra, la riscoperta di un patrimonio digitale che contribuisce a delineare con maggiore precisione gli interessi dell’artista nella fase finale della sua vita.

Un’opera nata a Pisa che continua a parlare al presente

A trentasette anni dalla realizzazione di Tuttomondo, il documentario torna sulle immagini di quei giorni del giugno 1989 e riporta l’attenzione su un’opera che continua a essere parte integrante del paesaggio urbano di Pisa.

La prima mondiale della versione integrale a Lucca è anche l’opportunità di riscoprire il metodo di lavoro di Keith Haring, il rapporto diretto con il pubblico e la sua curiosità verso linguaggi che, alla fine degli anni Ottanta, erano ancora in una fase pionieristica.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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Keith Haring: The complete version of Tuttomondo in Lucca

There is a chapter in the history of Tuttomondo—the famous mural created by Keith Haring in Pisa in 1989—that has remained hidden in archives for over thirty years. It consists of drawings and digital animations that reveal a lesser-known side of the American artist and his interest in new creative technologies during the final months of his life.

This material will be presented to the public for the first time in the full-length version of the documentary Tuttomondo, produced by Andrea De Gioia for Interferenze (later renamed Young) and directed by Andrea Soldani. The screening is scheduled for Thursday, October 1, 2026, at 6:00 PM at the Vincenzo da Massa Carrara Auditorium within the San Micheletto Complex in Lucca, as part of the “Art and Music on the Big Screen” series at the 2026 Lucca Film Festival.

The documentary offers a chance to revisit the moment Tuttomondo was taking shape—when the artist painted before the eyes of the citizens of Pisa, transforming a wall in the heart of the city into a universal message of peace, equality, and brotherhood.

The event in Lucca: world premiere of the full-length version

The new version of the documentary will be accompanied by a discussion moderated by Alessandro Romanini and co-organized with Lucia Maffei. Participants will include Massimo Marsili (President of the Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca), Paolo Bolpagni (Director of the Fondazione Ragghianti Lucca), producer Andrea De Gioia, director Andrea Soldani, and Piergiorgio Castellani—a key figure in the meeting that made Keith Haring’s arrival in Tuscany possible.

The screening is part of the 2026 Lucca Film Festival program, within the series dedicated to the relationship between art, cinema, and music. Admission is free, subject to reservation via the festival’s official website.

When: Thursday, October 1, 2026, at 6:00 PM. Venue: Vincenzo da Massa Carrara Auditorium, San Micheletto Complex, Lucca.

Reservations: luccafilmfestival.it.

Seventy drawings and digital animations: a discovery in the archives

The most significant new feature of the complete version is the recovery of a body of seventy drawings and digital animations created by Keith Haring for the audiovisual project linked to Tuttomondo. The material was rediscovered in 2023 during the reconstruction of the original archives.

These documents broaden our understanding of the artist’s work during the final months of his life. Haring did not limit himself to traditional drawing and mural painting; he also experimented with new digital tools and languages, exploring expressive possibilities that appear particularly interesting today for understanding his artistic inquiry.

This recovery allows us to observe a lesser-known aspect of his output: the relationship between the immediate, recognizable, and dynamic line that characterizes his work and the digital technologies available in the late 1980s.

Prior to the public presentation in Lucca, a private screening of the documentary was held in New York at The Center, a historic landmark for the LGBTQ+ community. The new complete version now brings this material to the attention of an international audience.

How Tuttomondo came to be: a chance encounter in New York

The story of the large mural in Pisa begins in the winter of 1987 in New York’s Greenwich Village. It was there that Roberto and Piergiorgio Castellani—father and son entrepreneurs from Pontedera—happened to meet Keith Haring.

The two proposed that he create a large mural in Tuscany. The artist immediately embraced the idea. The initial plan focused on Florence but did not come to fruition. It was Pisa that eventually offered the space for a project destined to become one of the most renowned examples of contemporary public art. The chosen wall is the side wall of the Convent of Sant’Antonio Abate, located in the city center just a short distance from the train station. The convent’s prior, Father Luciano Masetti, readily accepts the proposal, recognizing the value of an unexpected encounter between the urban visual language of an international artist and the wall of a religious building.

The choice of location is significant. Haring brings his vocabulary of essential figures, energetic lines, and instantly recognizable symbols into a space that is part of the city’s daily life. The convent wall thus becomes a meeting point for contemporary art, the community, and public space.

June 1989: Keith Haring paints before the city

In June 1989, Keith Haring arrives in Pisa to create Tuttomondo, receiving no payment for the work. He is just thirty-one years old, yet already a leading figure on the international art scene.

Over the course of his brief but intense career, he has participated in major events and exhibitions, including Documenta in Kassel, the Whitney Biennial, and the Venice Biennale. He has also carried out works of great symbolic significance, such as the painting on the Berlin Wall.

In Pisa, however, the relationship with the public took on a unique dimension. Haring worked on the convent wall for four days, while locals, curious onlookers, and visitors gathered around the site to watch the artwork take shape.

There were no smartphones, social networks, or digital platforms to document every step in real time. Instead, there was human curiosity, direct dialogue with the artist, and a spontaneous participation that transformed the creation of the mural into a genuine collective happening.

The film follows this very process: Haring’s painting gestures, the rhythm of the work, the reactions of passersby, and the relationship between the artist and a city that welcomed him with enthusiasm.

The meaning of Tuttomondo: a message transcending all barriers

The mural in Pisa consists of numerous figures with black outlines and vibrant colors, arranged in a dynamic composition. The characters intertwine and support one another, appearing to participate in a shared movement.

The title itself, Tuttomondo (“All World”), evokes the idea of ​​a united humanity, free from divisions. The work has been interpreted as a message against the barriers that separate people based on origin, religion, sexual orientation, or social status.

Haring’s visual language is immediate, yet far from simple. The repetition of marks, the movement of the figures, and the interplay of colors create a kind of visual narrative in which the individual does not appear isolated, but rather part of a broader community.

Alessandro Romanini, the exhibition’s curator, highlights the importance of this universal dimension, linking Haring’s final creative period to a desire to leave a message of unity and brotherhood for posterity. According to Romanini, Tuttomondo also bears witness to the artist’s ability to capture the spirit of his times. The documentary born with Keith Haring
Three young filmmakers from Pisa—Andrea De Gioia, Roberto Burchielli, and Andrea Soldani, founders of the group then known as Interferenze—followed the creation of the mural.

Their idea was to use the camera to capture every stage of the work as it unfolded. The result is a particularly valuable record, documenting the birth of a public artwork while the artist was still at work and the project was developing before the eyes of the community.

The documentary also originated as a collaborative project with Haring himself, who had followed and supported the filming of Tuttomondo. The artist was meant to see the completed film, but his death in February 1990—just months after the mural’s creation—prevented him from witnessing the final result.

Recovering the archives and fully reconstructing the material has now made it possible to restore a significant part of the project’s history, including digital works that had remained unseen for decades.

A digital legacy re-emerging after more than thirty years

The rediscovery of the digital drawings and animations linked to Tuttomondo adds a new dimension to our understanding of the artwork and Haring’s artistic persona.

This body of work was recovered thanks to recent efforts to process the original archives and the contribution of Adrian Wilson, curator of one of the most important collections of digital art created in the 1980s using the Paintbox system—a collection that includes works by David Hockney, Larry Rivers, and Jennifer Bartlett.

The Paintbox was an advanced tool for digital image processing and manipulation. Haring’s interest in these possibilities demonstrates that his artistic exploration was not confined to painting, graphic art, and urban interventions, but also embraced forms of technological experimentation.

Thus, the documentary becomes a dual narrative: on one hand, the creation of Tuttomondo, one of the most celebrated murals of the 20th century; …and, on the other hand, the rediscovery of a digital archive that helps to define, with greater precision, the artist’s interests during the final phase of his life.

A work created in Pisa that continues to speak to the present

Thirty-seven years after the creation of Tuttomondo, the documentary revisits footage from those days in June 1989, refocusing attention on a work that remains an integral part of Pisa’s urban landscape.

The world premiere of the full-length version in Lucca also offers an opportunity to rediscover Keith Haring’s working method, his direct relationship with the public, and his curiosity regarding forms of expression that, in the late 1980s, were still in their pioneering stages.

For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti, bids you farewell and looks forward to seeing you in future posts and on social media.

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