Pettirossi, cince e papaveri di ferro: l’intervista a Ennio Donà incontrato a Murabilia 2026
Ci sono meravigliosi giardini nei quali basta uno sguardo per capire che chi li cura li ama con passione e dedica loro corpo e anima. Ci sono però anche giardini come il mio dove le piante facilmente si arrendono a caldo e siccità.
Ecco perchè quando a Murabilia 2026 a Lucca ho visto le creazioni di Ennio Donà, ho pensato immediatamente che forse avevo finalmente trovato la soluzione ai miei problemi botanici: animali e fiori di metallo capaci di portare colore e vita negli spazi verdi senza chiedere acqua, concime, potature o particolari attenzioni.
Quelli realizzati da Ennio Donà sono vere e proprie chicche di artigianato, nate dalla trasformazione del ferro e, soprattutto, dal recupero di materiali che avrebbero potuto finire in discarica senza seconde possibilità.
Ad attrarre la mia attenzione sono stati soprattutto gli uccellini. Pettirossi, cince, passerotti e altri piccoli abitanti dei nostri giardini, realizzati con una cura sorprendente per forme, proporzioni e dettagli: Ci sono anche specie più grandi come gli aironi e poi i pesci, insieme a una coloratissima collezione di fiori e insetti grandi e piccini.
I papaveri, soprattutto, abbinati ai fiordalisi, riescono a creare un piccolo angolo di primavera anche laddove la primavera non arriverebbe mai.
Quegli uccellini sarebbero stati perfetti per decorare il mio giardino spennacchiato. Spennacchiato perché, come vi ho raccontato in altre occasioni, non sono dotato di pollice verde e ormai mi sento un po’ come Medusa: quel che guardo non si trasforma in pietra, ma secca.
Ho avuto modo di incontrare Ennio Donà a Murabilia 2026 e di chiedergli qualcosa in più sul suo lavoro, sulla nascita delle sue creazioni e sul lungo lavoro che si nasconde dietro questi piccoli animali e fiori di ferro.
Dal ferro riciclato nascono animali e fiori
- Da quali materiali nascono le sue creazioni?
“Tutto ferro riciclato, in pratica. È un recupero di materiali che può partire da un bidone, da una lamiera, da una carrozzeria, da una lavatrice. Quei galli bianchi che vedete là in fondo, per esempio, sono realizzati recuperando ferro originale, non è colorato. La differenza di colore si vede dalla saldatura, cioè dalla bruciatura che fa quella macchia nera. Il ferro è proprio quello originale della lavatrice.
Poi ci sono i pezzi colorati, come alcuni animali e altre creazioni, mentre questo è ferro naturale nero e quello invece è colorato“.
- Quindi anche il materiale di recupero diventa parte integrante dell’opera?
“Sì, certo. Il recupero del materiale è alla base del lavoro. Si prende qualcosa che aveva un’altra funzione e lo si trasforma completamente, dandogli una nuova vita”.
Prima i fiori, poi gli uccellini
– Quando le è venuta in mente questa idea? È una tecnica che ha imparato oppure è nata da una sua intuizione?
“No, no. Siamo partiti dai fiori, poi sono arrivati gli uccellini e poi, come si dice, cosa nasce cosa. Da una creazione ne è arrivata un’altra e il lavoro si è sviluppato progressivamente”.
Ed è proprio guardando le sue opere che si capisce quanto questa evoluzione abbia portato a una collezione estremamente varia.
Quanto tempo serve per realizzare un uccellino di ferro?
- E quanto tempo impiega, per esempio, per realizzare un uccellino piccolo come una cincia?
“Ore, ore di lavoro”.
– Parliamo di un ordine di grandezza?
“Per fare una cosa del genere, come minimo ci sono oltre tre ore di lavoro. Un uccellino di questo tipo può essere venduto, per esempio, a circa 60 euro, ma dietro ci sono molte ore di lavoro e poi bisogna anche colorarlo”.
– La colorazione la fa lei?
“No, io non faccio la colorazione perché non ho la mano per colorare. E comunque ci vuole tempo, tanto tempo. Se dovessimo mettere veramente in conto tutte le ore di lavoro, i prezzi che vedete dovrebbero essere molto più alti“.
Dietro a un oggetto che può sembrare semplice ci sono progettazione, taglio, lavorazione, saldatura, rifinitura e, quando necessario, colorazione.
Gli animali di ferro possono stare all’aperto?
– Queste creazioni sono pensate per essere collocate anche all’esterno oppure sono più adatte agli ambienti interni?
“Sono da esterno. Non si rovinano. Sì. Sono trattati con un prodotto specifico. Questo, per esempio, è un convertitore di ruggine trasparente che protegge il colore. Se lo si dà su un ferro già rugginoso, praticamente la ruggine viene bloccata e non va avanti”.
– Quindi il trattamento serve anche per mantenere nel tempo il materiale?
“Sì. Va dato una volta all’anno sul prodotto, in modo da mantenerlo protetto. Una manutenzione decisamente più semplice rispetto a quella che richiederebbe un vero giardino pieno di piante”.
Un giardino che non appassisce mai
I papaveri di ferro di Ennio Donà, magari accostati ai fiordalisi, mi sembrano una soluzione quasi geniale per arricchire gli spazi esterni. Portano colore, ricordano la natura e soprattutto non hanno bisogno che io mi ricordi di annaffiarli.
Le creazioni di Didona raccontano un modo particolare di intendere l’artigianato, nel quale il recupero dei materiali incontra la manualità e la fantasia. Un bidone, una lamiera o persino una parte di una vecchia lavatrice possono diventare un animale, un fiore o un elemento decorativo capace di trovare una nuova vita.
Prendere qualcosa che sembrava avere ormai esaurito la propria funzione e riuscire a trasformarlo in qualcosa che ci fa venire voglia di portarlo a casa.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
Robins, tits, and iron poppies: an interview with Ennio Donà at Murabilia 2026
There are wonderful gardens where just one look is enough to understand that those who tend them love them passionately and dedicate themselves body and soul. But there are also gardens like mine where plants easily succumb to heat and drought.
That’s why, when I saw Ennio Donà’s creations at Murabilia 2026 in Lucca, I immediately thought that perhaps I had finally found the solution to my botanical problems: metal animals and flowers capable of bringing color and life to green spaces without requiring water, fertilizer, pruning, or special attention.
Ennio Didona’s creations are true gems of craftsmanship, born from the transformation of iron and, above all, from the recovery of materials that would otherwise have ended up in landfill.
What particularly caught my attention were the birds. Robins, tits, sparrows, and other small inhabitants of our gardens, crafted with astonishing attention to shape, proportion, and detail. There are also larger species like herons and fish, along with a colorful collection of flowers and insects large and small.
The poppies, especially, paired with cornflowers, manage to create a little corner of spring even where spring would never arrive.
Those little birds would have been perfect for decorating my sparse garden. Severely sparse because, as I’ve told you on other occasions, I don’t have a green thumb and now I feel a bit like Medusa: what I look at doesn’t turn to stone, but to dryness.
I had the opportunity to meet Ennio Donà at Murabilia 2026 and ask him more about his work, the birth of his creations, and the painstaking labor behind these small iron animals and flowers.
Animals and flowers are born from recycled iron
- What materials do his creations come from?
“Basically, it’s all recycled iron. It’s a recovery of materials that can start from a bin, a sheet of metal, a bodywork, or a washing machine. Those white roosters you see over there, for example, are made using recycled original iron; it’s not colored. The difference in color can be seen from the welding, that is, from the burn that creates that black spot. The iron is the original iron from the washing machine.
Then there are the colored pieces, like some animals and other creations, while this is natural black iron and that is colored.”
- So the recycled material also becomes an integral part of the work?
“Yes, of course. Recycling the material is the foundation of the work. You take something that had a different function and completely transform it, giving it a new life.”
First the flowers, then the birds
- When did this idea come to you? Was it a technique you learned or was it born from an intuition?
“No, no. We started with flowers, then came the birds, and then, as they say, one thing led to another. From one creation came another, and the work developed progressively.”
And it’s precisely by looking at your works that you understand how this evolution has led to an extremely varied collection.
– How long does it take to make a little iron bird? And how long does it take, for example, to make a bird as small as a titmouse?
“Hours, hours of work.”
- Are we talking about an order of magnitude?
“To make something like that, it takes at least over three hours of work. A little bird like this can sell, for example, for around 60 euros, but there are many hours of work behind it, and then you also have to color it.”
- Do you do the coloring yourself?
“No, I don’t do the coloring because I don’t have the skill to do it. And anyway, it takes time, a lot of time. If we were to truly factor in all the hours of work, the prices you see would be much higher.”
Behind what may seem like a simple object are design, cutting, machining, welding, finishing, and, when necessary, coloring.
Can iron animals be kept outdoors?
- Are these creations designed to be placed outside, or are they more suitable for indoors?
“They’re for outdoors. They don’t get ruined. Yes. They’re treated with a specific product. This, for example, is a transparent rust converter that protects the color. If you apply it to iron that’s already rusty, the rust is essentially blocked and doesn’t progress.”
- So the treatment also helps maintain the material over time?
“Yes. It should be applied once a year to the product to keep it protected. Maintenance is definitely easier than what a real garden full of plants would require.”
A garden that never fades
Ennio Didona’s iron poppies, perhaps paired with cornflowers, seem like an almost ingenious way to enrich outdoor spaces. They bring color, recall nature, and above all, they don’t they need me to remember to water them.
Didona’s creations express a unique approach to craftsmanship, where recycled materials meet manual skill and imagination. A trash can, a sheet of metal, or even a part of an old washing machine can become an animal, a flower, or a decorative element capable of finding a new life.
Taking something that seemed to have outlived its usefulness and transforming it into something that makes us want to take it home.
For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids you farewell and says he’ll see you in future posts and on social media.

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