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Orfeo ed Euridice alla Villa Romana di Bocca di Magra: arte in movimento per cuore e intelletto

Orfeo ed Euridice, andato in scena il 6 agosto al calar del buio alla Villa Romana di Bocca di Magra, ha messo assieme con poesia immagini, parole, musiche che evocano storie lontane ma sempre contemporanee. Un incontro di arti differenti, capaci di dialogare senza prevaricarsi.

Ho avuto modo di assistere alla rappresentazione che ha accompagnato per mano il pubblico dentro una delle storie d’amore più celebri e struggenti della cultura occidentale.

Spettacoli realizzati con così tanta cura e passione, sono una manna per il cuore e per l’intelletto. Perché la tecnica senza quella scintilla che tutto muove, rimane fredda e distante da chi osserva in religioso silenzio. ‘Orfeo e Euridice’ parla a un pubblico ampio, anche a chi non frequenta abitualmente il teatro musicale o la danza contemporanea, ma non rinuncia alla profondità, alla ricerca e alla complessità.

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Il mito di Orfeo ed Euridice: la storia d’amore che sfidò persino la morte

La vicenda di Orfeo ed Euridice è uno dei miti più potenti dell’antichità. Orfeo, musicista e poeta ama profondamente Euridice. Ma la loro felicità dura pochissimo: Euridice muore morsa da un serpente e Orfeo, incapace di accettare la sua perdita, decide di scendere nel regno dei morti per riportarla con sé.

La sua musica riesce a commuovere persino gli abitanti dell’Ade e le divinità degli Inferi. A Orfeo viene concessa una possibilità: potrà condurre Euridice nuovamente nel mondo dei vivi, ma a una condizione. Durante il cammino non dovrà voltarsi a guardarla fino a quando entrambi non saranno tornati alla luce.

Orfeo procede, con Euridice alle sue spalle, ma proprio quando la salvezza sembra ormai vicina il dubbio, la paura e l’amore diventano più forti della ragione. Si volta e in quell’istante Euridice gli viene sottratta per sempre.

È il dramma dell’amore che non riesce a fidarsi, della perdita, del desiderio di trattenere ciò che inevitabilmente sfugge.

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Da Ovidio, Metamorfosi: la poesia che diventa spettacolo

La rappresentazione si è ispirata dunque al celeberrimo racconto delle Metamorfosi di Ovidio, uno dei passaggi più intensi dell’intero poema ovidiano.

A partire da quelle parole è nato un recital che ha dato vita alla storia con la voce, il corpo, suoni e immagini.

L’ideazione e la regia sono di Beppe Mecconi, mentre i testi sono stati scritti da Sonia Vatteroni. Le musiche sono state composte da Oliviero Lacagnina, Egildo Simeone e Livio Bernardini, in un intreccio sonoro che ha contribuito a costruire l’atmosfera sospesa della serata.

Il risultato è stato quello di un’opera capace di muoversi continuamente fra passato e presente, fra il mito antico e la sensibilità contemporanea.

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Musica, danza, immagini e parole per attraversare il tempo

La musica dal vivo ha avuto un ruolo fondamentale nel costruire il racconto. Le note hanno accompagnato le parole e i movimenti, creando un fitto tessuto emotivo sul quale si sono inserite le immagini che scorrevano alle spalle degli artisti, realizzate da Beppe Mecconi ed Egildo Simeone e la danza.

In scena erano presenti Cristina Alioto, Livio Bernardini, Oliviero Lacagnina, Marco Montanelli e Silvio Rosi, mentre le voci narranti erano quelle di Beppe Mecconi e Sonia Vatteroni.

Le parti cantate hanno visto protagonisti Cristina Alioto, Livio Bernardini, Anna Menchinelli e Silvio Rosi, mentre Elisa Reniero ha interpretato Euridice.

La presenza del corpo, attraverso la danza contemporanea, ad aver aggiunto un ulteriore livello di lettura alla vicenda. Il mito non veniva soltanto raccontato ma fisicamente attraversato. Il dolore di Orfeo, l’assenza di Euridice, il desiderio, la paura e la perdita hanno trovato così una dimensione visiva e corporea.

Lo spettacolo è stato dedicato alla memoria di Egildo Simeone, scomparso lo scorso anno mentre stava lavorando proprio a questo progetto.

La Villa Romana di Bocca di Magra, il luogo ideale per incontrare il mito

Il luogo ha avuto un ruolo importante nella riuscita della serata. Portare Orfeo ed Euridice alla Villa Romana di Bocca di Magra ha significato mettere in relazione un racconto appartenente all’immaginario antico con uno spazio che porta ancora con sé le tracce della storia.

Sul far della sera, mentre la luce naturale cominciava a venire meno, il mito di Ovidio sembrava trovare una collocazione quasi naturale.

Alla fine resta una domanda, quella che forse accompagna da sempre la storia di Orfeo: quanto siamo disposti a fidarci dell’amore quando non possiamo più vedere ciò che amiamo?

In quella storia, così lontana nel tempo, continuiamo ostinatamente a riconoscere noi stessi.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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