Firenze, a Santo Spirito la Pietà imitata: la copia della Vaticana firmata da Nanni di Baccio Bigio
Nella basilica di Santo Spirito a Firenze è custodita una copia della mia Pietà Vaticana di Michelangelo, realizzata da Nanni di Baccio Bigio a metà del Cinquecento.
Non è una copia esatta ma una riproduzione con qualche variante interpretativa che mette in luce l’intento di emulazione nei miei confronti.
L’insieme appare più tozzo, meno slanciato. Il collo della Madonna appare nella copia più possente e i lineamenti del Suo volto sono meno affilati, più robusti.
Sparisce completamente la leggerezza e la precisione dei passaggi anatomici che caratterizzano la mia Pietà lasciando spazio a un’opera più pesante, meno eterea. Immaginatevi all’epoca cosa abbia significato per un artista confrontarsi con un mio lavoro conosciuto ovunque: un’impresa che avrebbe messo alla prova chiunque in un confronto sicuramente impari.
Un progetto nato a Roma: la commissione del 1532
Nanni di Baccio Bigio aveva già lavorato a una copia della Pietà nel 1532, subentrando a Lorenzetto, che aveva ricevuto la commissione da Johan Schuetz di Boemia. Quest’ultimo aveva destinato l’opera alla chiesa della nazione germanica a Roma, Santa Maria dell’Anima.
Anche in quel caso, come per la versione fiorentina, Nanni non si limitò a copiarmi, ma reinterpretò il modello, inserendosi consapevolmente nel dibattito artistico sull’imitazione e sul superamento dei grandi maestri, senza riuscirci a mio avviso.
La firma che sfida il modello
Un elemento particolarmente significativo è l’iscrizione sulla cintola della Madonna, che sostituisce quella originale. In lettere maiuscole si legge:
IO LIPPUS STAT(UARIUS) EX IMITATIONE FACIEBAT
Una dichiarazione esplicita: lo scultore afferma il proprio ruolo di autore e rivendica l’atto dell’imitazione come gesto creativo, non subordinato.
Le cappelle Del Riccio e il legame con Michelangelo
La collocazione della Pietà a Santo Spirito si lega alla committenza della famiglia Del Riccio, che negli anni Quaranta del Cinquecento acquistò due cappelle contrapposte nelle navate laterali della chiesa. Per questi spazi commissionò due copie di opere romane mie: la Pietà Vaticana a Nanni di Baccio Bigio e un Cristo Portacroce a Taddeo Landini, con un panneggio marmoreo interamente inventato.
All’epoca, sull’altare maggiore di Santo Spirito si trovava ancora il mio Crocifisso ligneo, rendendo il dialogo tra originali e copie ancora più intenso e simbolico.
Chi erano i Del Riccio?
I committenti, Guglielmo e Luigi del Riccio, erano figure ben inserite nei circuiti economici e politici del tempo. In particolare Luigi del Riccio, procuratore del banco romano degli Strozzi, intratteneva rapporti stretti con i fiorentini residenti a Roma e con Cosimo I de’ Medici.
La scelta di commissionare copie di Michelangelo non fu dunque casuale: era un modo per affermare prestigio, cultura e vicinanza al linguaggio artistico più autorevole del tempo.
Se vi capita di andare a Firenze, vi raccomando di visitare la straordinaria Basilica di Santo Spirito ma vi avviso: non è consentito fare foto al suo interno, purtroppo. Quest’anno era presente un bellissimo presepe al centro della navata ma purtroppo non l’ho potuto documentare per raccontarvelo a tutto tondo.
Un grande abbraccio dal sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti.
Florence, the Imitated Pietà in Santo Spirito: the Vatican copy signed by Nanni di Baccio Bigio
The Basilica of Santo Spirito in Florence houses a copy of my Vatican Pietà by Michelangelo, created by Nanni di Baccio Bigio in the mid-16th century.
It is not an exact copy, but a reproduction with some interpretative variations that highlight the intent to emulate me.
The overall appearance appears stockier, less slender. The Madonna’s neck appears more powerful in the copy, and the features of her face are less sharp, more robust.
The lightness and precision of the anatomical transitions that characterize my Pietà completely disappear, giving way to a heavier, less ethereal work. Imagine what it must have meant for an artist at the time to confront my world-renowned work: a feat that would have challenged anyone in an undoubtedly unequal comparison.
A project born in Rome: the 1532 commission
Nanni di Baccio Bigio had already worked on a copy of the Pietà in 1532, taking over from Lorenzetto, who had received the commission from Johann Schuetz of Bohemia. The latter had intended the work for the church of the German nation in Rome, Santa Maria dell’Anima.
In that case too, as with the Florentine version, Nanni didn’t simply copy me, but reinterpreted the model, consciously entering the artistic debate on imitation and surpassing the great masters, unsuccessfully, in my opinion.
The signature that challenges the model
A particularly significant element is the inscription on the Madonna’s belt, which replaces the original. In capital letters, it reads:
IO LIPPUS STAT(UARIUS) EX IMITATIONE FACIEBAT
An explicit declaration: the sculptor asserts his role as author and claims the act of imitation as a creative, not subordinate, gesture.
The Del Riccio Chapels and the Connection with Michelangelo
The placement of the Pietà in Santo Spirito is linked to the patronage of the Del Riccio family, who in the 1540s purchased two opposing chapels in the church’s side aisles. For these spaces, they commissioned two copies of my Roman works: the Vatican Pietà from Nanni di Baccio Bigio and a Christ Carrying the Cross from Taddeo Landini, with entirely invented marble drapery.
At the time, my wooden Crucifix still stood on the high altar of Santo Spirito, making the dialogue between the originals and the copies even more intense and symbolic.
Who were the Del Riccios?
The patrons, Guglielmo and Luigi del Riccio, were well-connected figures in the economic and political circles of the time. In particular, Luigi del Riccio, procurator of the Roman Strozzi bank, maintained close relationships with the Florentines residing in Rome and with Cosimo I de’ Medici.
The decision to commission Michelangelo’s copies was therefore no coincidence: it was a way to assert prestige, culture, and affinity with the most influential artistic language of the time.
If you happen to go to Florence, I recommend visiting the extraordinary Basilica of Santo Spirito, but I warn you: unfortunately, photography is not permitted inside. This year, there was a beautiful nativity scene in the center of the nave, but unfortunately, I wasn’t able to document it to tell you about it in detail.
A big hug from your ever-loving Michelangelo Buonarroti and his stories.

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