Firenze: restaurata la Madonna del Latte di Matteo di Pacino
La Chiesa di Sant’Ambrogio a Firenze torna a mostrare la Madonna del Latte completamente restaurata. È stato infatti presenta l’intervento eseguito sulla Madonna del Latte con Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Bartolomeo, un affresco fondamentale del Trecento fiorentino.
L’intervento, reso possibile dal sostegno di Friends of Florence, ha riportato alla luce i dettagli e la varietà cromatica di un’opera attribuita al Maestro della Cappella Rinuccini, figura chiave oggi identificata con il pittore Matteo di Pacino.
Chi Era Matteo di Pacino? Il Maestro del Trecento
L’affresco, datato tra il 1365 e il 1370, è stato a lungo oggetto di dibattito attributivo, avvicinato in passato a giganti come Giotto e l’Orcagna. Fu Luciano Bellosi, nel 1973, a identificare il nome convenzionale di “Maestro della Cappella Rinuccini” (dalle opere in Santa Croce) con Matteo di Pacino, pittore attivo tra il 1359 e il 1374 e formatosi nell’orbita dell’Orcagna.
Il recente restauro, curato da Cristina Napolitano, non ha solo ripulito il dipinto, ma ha anche offerto nuove prove a sostegno di questa attribuzione. La maggiore leggibilità delle figure e l’analisi della tecnica esecutiva hanno permesso un confronto più puntuale con altre tavole di Matteo di Pacino, come il San Michele Arcangelo conservato alla Galleria dell’Accademia, confermando la paternità stilistica dell’artista.
Iconografia e Significato Teologico
L’opera raffigura la Vergine in trono nell’atto di allattare Gesù, affiancata dai santi patroni e, in un riquadro inferiore, da Sant’Ambrogio.
L’iconografia della Madonna del Latte (Virgo Lactans) è estremamente potente. Secondo Don Daniele Rossi, parroco della chiesa, l’immagine va oltre la semplice devozione tardogotica: è una vera sintesi visiva e teologica. Rappresenta l’Incarnazione nella sua concretezza, il mistero reso tangibile dal nutrimento materno. Il “latte spirituale” era inoltre un forte richiamo all’interpretazione eucaristica e spirituale del messaggio cristiano.
Le Ipotesi sulla Committenza e il Quartiere
Il restauro ha riacceso l’interesse sulle possibili origini del dipinto. Lo storico Claudio Paolini suggerisce che la scelta dei santi laterali potrebbe essere una chiave per comprendere la committenza.
I Conciatori: La presenza di San Bartolomeo (martirizzato per scorticamento e quindi patrono dei conciatori e dei lavoratori delle pelli) e di San Giovanni Battista (anch’egli protettore dei conciatori) suggerisce un possibile legame con le fiorenti attività artigianali del quartiere di Sant’Ambrogio, noto per le sue concerie e pelletterie (come testimoniato dall’antico nome di Via de’ Macci, detta Via dei Bucciai).
La Famiglia Macci: Un’ipotesi alternativa collega l’opera alla potente famiglia Macci, che aveva proprietà e fondò un ospedale nella zona. Questa famiglia era legata a un’antica chiesa in città intitolata a San Bartolomeo.
Il Restauro
Dopo essere stata ricoperta e riscoperta, l’opera fu strappata dal muro intorno al 1960 e trasferita su un supporto mobile.
L’affresco ha subito danni cromatici causati da puliture corrosive passate e dalla presenza di materiali estranei. In particolare, il pigmento blu azzurrite del manto della Vergine era alterato da depositi di ossalato di calcio, che lo avevano fatto virare verso il blu-verde.
Cristina Napolitano ha rimosso il particellato solido e le patine filmogene sintetiche e inorganiche. Per l’integrazione delle lacune, si è fatto ricorso al metodo dell’abbassamento di tono a velatura nelle abrasioni e della selezione cromatica sulle nuove stuccature.
Questa meticolosa opera ha permesso di stabilizzare il supporto e di restituire la corretta percezione cromatica e la leggibilità ai volti, ai panneggi e ai dettagli architettonici, esaltando la maestria esecutiva di Matteo di Pacino.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonaroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
Florence: Matteo di Pacino’s Madonna del Latte Restored
The Church of Sant’Ambrogio in Florence once again showcases its fully restored Madonna del Latte. The restoration was unveiled on the Madonna del Latte with Child between Saints John the Baptist and Bartholomew, a key fresco of 14th-century Florence.
The restoration, made possible by the support of Friends of Florence, brought to light the details and chromatic variety of a work attributed to the Master of the Rinuccini Chapel, a key figure now identified as the painter Matteo di Pacino.
Who Was Matteo di Pacino? The Master of the 14th Century
The fresco, dated between 1365 and 1370, has long been the subject of debate regarding its attribution, having been linked in the past to giants such as Giotto and Orcagna. In 1973, Luciano Bellosi identified the conventional name “Master of the Rinuccini Chapel” (from the works in Santa Croce) with Matteo di Pacino, a painter active between 1359 and 1374 and trained under Orcagna.
The recent restoration, overseen by Cristina Napolitano, not only cleaned the painting but also provided new evidence supporting this attribution. The greater legibility of the figures and analysis of the execution technique allowed for a more detailed comparison with other panels by Matteo di Pacino, such as the Saint Michael the Archangel in the Galleria dell’Accademia, confirming the artist’s stylistic authorship.
Iconography and Theological Significance
The work depicts the Virgin enthroned in the act of breastfeeding Jesus, flanked by patron saints and, in a lower panel, Saint Ambrose.
The iconography of the Madonna del Latte (Virgo Lactans) is extremely powerful. According to Don Daniele Rossi, the parish priest of the church, the image goes beyond simple late Gothic devotion: it is a true visual and theological synthesis. It represents the Incarnation in its concreteness, the mystery made tangible by maternal nourishment. The “spiritual milk” was also a strong reference to the Eucharistic and spiritual interpretation of the Christian message.
Hypotheses on the Patronage and the Neighborhood
The restoration has rekindled interest in the painting’s possible origins. Historian Claudio Paolini suggests that the choice of the lateral saints may be a key to understanding the patronage.
The Tanners: The presence of Saint Bartholomew (martyred by flaying and thus patron saint of tanners and leather workers) and Saint John the Baptist (also patron saint of tanners) suggests a possible connection with the thriving artisanal activities of the Sant’Ambrogio neighborhood, known for its tanneries and leather goods (as evidenced by the ancient name of Via de’ Macci, also known as Via dei Bucciai).
The Macci Family: An alternative hypothesis links the work to the powerful Macci family, who owned property and founded a hospital in the area. This family was associated with an ancient church in the city dedicated to Saint Bartholomew.
The Restoration
After being covered and rediscovered, the work was removed from the wall around 1960 and transferred to a mobile support.
The fresco suffered color damage from past corrosive cleaning and the presence of foreign materials. In particular, the azurite blue pigment of the Virgin’s cloak was altered by calcium oxalate deposits, which had caused it to shift toward a blue-green.
Cristina Napolitano removed the solid particles and the synthetic and inorganic film-forming patinas. To fill in the gaps, she used the method of lowering the tone of the abrasions by glazing and selecting colors on the new filler.
This meticulous work allowed the support to be stabilized and restored the correct color perception and legibility of the faces, draperies, and architectural details, highlighting Matteo di Pacino’s mastery of execution.
For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids you farewell and looks forward to seeing you in future posts and on social media.

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