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Una colonna di marmo che feci cavare si trova a Seravezza: ecco le evidenze storiche

Per voi che vi apprestate a leggere sarà forse una sorpresa ma per me che quelle zone frequento da lungi la sorpresa è un’altra e ve la racconto dal principio. Sedetevi comodi: è lunga.

Nel giardino di Villa Bernard Sancholle Henraux, fatto edificare a partire dal 1897 dall’omonimo discendente del un generale di Napoleone Bonaparte che si dedicò all’estrazione marmifera delle cave dell’Altissimo, è possibile vedere la porzione di una colonna.

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Leggenda narra che sia un frammento di quella citata nella lettera che scrissi il 20 aprile del 1519 da Seravezza a Pietro Urbano: “Pietro, le chose sono andate molto male e questo è che sabato mactina io mi messi a fare chollare una cholonna chon grande ordine, e non manchava chosa nessuna; e poi che io l’ebbi chollata forse cinquanta braccia, si rupe uno anello dell’ulivella che era alla cholonna, e lla cholonna se n’andò nel fiume in cento pezzi

Cosa era accaduto? Stavo lavorando all’estrazione dei marmi per la facciata della Basilica di San Lorenzo. Papa Leone X de’ Medici di fatto m’aveva obbligato a estrarre i marmi nelle pertinenze di Seravezza fra le cave di Ceragiola, Cappella, Trambiserra e l’Altissimo.

Ero impegnato con l’estrazione delle colonne più grandi ma una in particolare, quella citata nella lettera, sfuggì al controllo dei lizzatori per un problema tecnico serio. Quando fu fatta scendere di una cinquantina di braccia fiorentine, cioè poco più di 29 metri, si ruppe un ulivella di metallo e precipitò nel fiume Serra.

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Fino al momento si pensava fosse una leggenda: leggenda non la caduta rovinosa della colonna, ma l’attribuzione di quel moncone a me, tirato su dal fiume nel 1821 dalla famiglia Henraux durante il ripristino della via attigua e collocato nel giardino della villa.

Tempo fa l’imprenditore Nino Verona che ha acquistato un complesso attiguo a quello in cui risiedono le suore, mi ha contattato per andare a vedere la colonna di cui vi sto narrando nel tentativo di riuscire a capirne un po’ di più.

Annerita da anni di esposizione alle intemperie e con fratture evidenti, rivela però una buona qualità del marmo sottostante. Metro alla mano, ha un diametro di 72 centimetri nella parte più alta e un diametro leggermente maggiore alla base per un’altezza fuori terra di 125 centimetri.

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Una scritta divenuta indecifrabile è stata scalpellata a colpi di subbia su un lato mentre sulla sommità, la scritta ottocentesca così sostiene Michelangelo Buonarroti dal Monte Altissimo, ardito lavoratore, ai primi di maggio del 1514, una grossa colonna discese, che con rottura d’attrezzi, con grave pericolo per gli astanti a valle precipitando s’infranse. Questo rinvenuto frammento oggi a noi attesta l’accaduto“.

La data riportata che fa riferimento al 1514 è errata: in quel frangente nemmeno ero stato costretto ad andare in quelle zone dal pontefice. Non è corretto nemmeno il luogo di estrazione citato perchè le cave dell’Altissimo ancora non erano collegate con una via abbastanza larga per fare passare un carico simile: lo sarebbero state successivamente, quando già me n’ero andato per tornare a estrarre marmi in quel di Carrara.

Oltretutto facendo due conti, se la colonna cadde nel fiume dopo averla calata 29 metri, le cave di estrazione non potevano essere che quelle di Trambiserra, più prossime al letto del fiume.

Chi ha scalpellato quella scritta evidentemente poco conosceva la storia mia in quelle zone.

Non solo.

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Proprio nell’atto notarile che venne rogato a Pietrasanta da ser Giovanni di Paolo Badessi e che io stesso sottoscrissi, venne definito con precisione in quale luogo avrei dovuto far estrarre quelle colonne: le cave di Trambiserra dirimpetto alla cava Cappella, chiamate all’epoca alternativamente Transvaserra e Finocchiaia.

…come de sopra, a cavare et sbozare nella montagna et iurisdictione della terra de Petra Santa del Stato del magnifico et excelso Populo et Dominio florentino, in loco decto Finochiaia sive Transvaserra o veramente
altro più veriore nome se appellasse: nel quale loco, dove sono decti marmi et déssi cavare decto marmo; et dirimpetto et riscontro in loco detto alla Cappella, iurisdictione et vicinanza di Pietra Sancta. In dello quale loco decte due parte confessano in presentia di me notaro et testimoni…”.

In totale avrei dovuto far estrarre dodici colonne alte 11 braccia, senza contare base e capitello.

Il diametro alla base avrebbe dovuto essere di un braccio e mezzo mentre alla testa di un braccio e un terzo. Considerando l’equivalenza della misura metrica di un braccio che è di 0,583 si arriva proprio a un diametro di 0,72 centimetri: lo stesso identico che ha la parte più alta della colonna presente a Seravezza.

E’ assai improbabile che nella stessa zona venissero estratte colonne delle medesime dimensioni di quelle che avevo fatto estrarre io per la facciata della Basilica di San Lorenzo e, se fossero state fatte estrarre, perlomeno esisterebbe una documentazione relativa.

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E’ cosa nota che fui io a riattivare quelle cave preesistenti e nelle mie lettere scrivo che in quelle zone non erano abituati a lavorare con marmi di grandi dimensioni. Sarebbe strana anche la coincidenza che una colonna di identiche dimensioni finisse nel fiume andando in pezzi per un problema affine a quello che ebbi io, non vi pare?

L’imprenditore di Seravezza Nino Verona dell’azienda VNE, visto l’importanza di quel frammento di colonna come testimonianza storica, ha deciso farla restaurare e di metterla sotto protezione creando una teca appositamente studiata dalla medesima ditta.

Manca ancora la conferma ma vi anticipo che forse a mettere mano su quella colonna sarà un restauratore non proprio sconosciuto che ho avuto il piacere di contattare.

Vi terrò aggiornati.

Per il momento il sempre vostro michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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One of the columns that I had quarried is found in Seravezza, in a private garden

For you who are preparing to read it will perhaps be a surprise but for me who frequent those areas from afar it will be another surprise and I will tell you about it from the beginning. Sit comfortably: it’s long.

In the garden of Villa Bernard Sancholle Henraux, built starting in 1897 by the descendant of a general of Napoleon Bonaparte who dedicated himself to the extraction of marble from the Altissimo quarries, it is possible to see the portion of a column.

Legend has it that it is a fragment of the one quoted in the letter I wrote on 20 April 1519 from Seravezza to Pietro Urbano: “Pietro, le chose sono andate molto male e questo è che sabato mactina io mi messi a fare chollare una cholonna chon grande ordine, e non manchava chosa nessuna; e poi che io l’ebbi chollata forse cinquanta braccia, si rupe uno anello dell’ulivella che era alla cholonna, e lla cholonna se n’andò nel fiume in cento pezzi…

What had happened? I was working on the extraction of marble for the facade of the Basilica of San Lorenzo. Pope Leo

I was busy with the extraction of the largest columns but one in particular, the one mentioned in the letter, escaped the control of the lizers due to a serious technical problem. When it was lowered about fifty Florentine arms, i.e. just over 29 metres, a metal olive tree broke and it fell into the Serra river.

Until then it was thought to be a legend: a legend not the ruinous fall of the column, but the attribution of that stump to me, pulled up from the river in 1821 by the Henraux family during the restoration of the adjacent street.

Some time ago the entrepreneur Nino Verona who purchased a complex adjacent to the one where the nuns live contacted me to go and see the column I am telling you about.

Blackened by years of exposure to the elements and with fractures, it however reveals a good quality of the underlying marble. Meter in hand, it has a diameter of 72 centimeters at the highest part and a slightly larger diameter at the base for a height above ground of 125 centimetres.

An inscription that has become indecipherable has been chiselled with a slat on one side while on the top, the nineteenth-century inscription states “Michelangelo Buonarroti dal Monte Altissimo, ardito lavoratore, ai primi di maggio del 1514, una grossa colonna discese, che con rottura d’attrezzi, con grave pericolo per gli astanti a valle precipitando s’infranse. Questo rinvenuto frammento oggi a noi attesta l’accaduto“.

The date reported, which refers to 1514, is incorrect: at that time I had not even been forced to go to those areas by the pontiff. Not even the place of extraction mentioned is correct because the quarries of the Altissimo were not yet connected with a road wide enough to pass a similar load: they would have been connected later, when I had already left to go back to extracting marbles in that of Carrara. Furthermore, doing the math, if the column fell into the river after having lowered it 29 metres, the extraction quarries could only have been those of Trambiserra, closer to the river bed.

Not only.

Precisely in the notarial deed which was drawn up in Pietrasanta by Ser Giovanni di Paolo Badessi and which I myself signed, it was precisely defined in which place I would have to have those columns extracted: the Trambiserra quarries opposite the Cappella quarry, alternatively called at the time Transvaserra and Finocchiaia.

…come de sopra, a cavare et sbozare nella montagna et iurisdictione della terra de Petra Santa del Stato del magnifico et excelso Populo et Dominio florentino, in loco decto Finochiaia sive Transvaserra o veramente
altro più veriore nome se appellasse: nel quale loco, dove sono decti marmi et déssi cavare decto marmo; et dirimpetto et riscontro in loco detto alla Cappella, iurisdictione et vicinanza di Pietra Sancta. In dello quale loco decte due parte confessano in presentia di me notaro et testimoni…”.

In total I would have had to have twelve columns 11 arms high, not counting the base and capital. The diameter at the base should have been one and a half fathoms while at the head one and a third fathoms. Considering the equivalence of the metric measurement of an arm which is 0.583 we arrive at a diameter of 0.72 centimetres: the exact same as the highest part of the column present in Seravezza.

It is very unlikely that columns of the same dimensions as those I had extracted for the façade of the Basilica of San Lorenzo were extracted in the same area and, if they had been extracted, at least relevant documentation would exist.

It is known that I was the one who reactivated those pre-existing quarries and in my letters I write that in those areas they were not used to working with large marbles. Even the coincidence that a column of identical dimensions ended up in the river and fell apart due to a problem similar to the one I had would be strange, wouldn’t it?

The Seravezza entrepreneur Nino Verona of the VNE company, given the importance of that column fragment as historical evidence, decided to have it restored and put it under protection by creating a display case specially designed by the same company.

Confirmation is still missing but I can tell you that perhaps the person who will put his hand on that column will be a not exactly unknown restorer who I had the pleasure of contacting.

For the moment your always Michelangelo Buonarroti greets you and will meet you in the next posts and on social media.

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