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La Scultura del giorno: la Diana di Gabi attribuita a Prassitele rinvenuta in Italia e finita al Louvre

La scultura del giorno che vi propongo oggi è la Diana di Gabi attribuita a Prassitele, un tempo appartenente alla collezione Borghese mentre oggi fa bella mostra di sé al Museo del Louvre, a Parigi.

La scultura fu ritrovata da Gavin Hamilton nel 1792 all’interno delle proprietà di Marcantonio IV Borghese, vicino Roma, dove un tempo sorgeva l’antica città di Gabi. Fu immediatamente acquisita dal principe e inserita nelle proprie collezioni.

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Accadde però nel 1807 che, a causa di gravi difficoltà finanziarie, il principe Camillo Borghese, figlio di Marcantonio, si vide obbligato da parte di Napoleone a vendere alla Francia addirittura 344 opere della collezione di famiglia.

Ecco perché la Diana di Gabi, dal 1820, oggi si trova oltralpe.

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Diana o Artemide che dir si voglia, è scolpita nel marmo a grandezza maggiore di quella naturale. A sorreggere il peso dell’opera è la gamba destra che, come potete osservare, aumenta la superficie d’appoggio grazie al broncone d’albero.

La dea indossa un chitone caratterizzato da maniche ampie, tipico attributo della dea Artemide.

Il chitone è legato da cinturini: uno è nascosto mentre l’altro è ben visibile all’altezza della vita. La donna è immortalata nel momento in cui sistema la spilla al mantello e quel suo movimento le fa scivolare l’abito dalla spalla sinistra.

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La scultura è ricca di dettagli condotti con eccellente maestria: osservate per esempio i sandali allacciati ai piedi che sfoggia la dea.

Secondo quanto scritto da Pausania, Prassitele scolpì Atemide per l’Acropoli di Atene. Gli inventari del tempio datati fra il 347 e il 346 avanti Cristo, citano una scultura delicata avvolta i un chitone che sta indossando il dono dei suoi devoti.

La testa di Diana molto ricorda quella dell’Apollo sauroctono e di Afrodite cnidia, entrambe opere attribuite a Prassitele.

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Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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Sculpture of the day: Diana of Gabi attributed to Praxiteles found in Italy and ended up in the Louvre

The sculpture of the day that I propose to you today is the Diana of Gabi attributed to Praxiteles, once belonging to the Borghese collection while today it is on display at the Louvre Museum in Paris.

The sculpture was found by Gavin Hamilton in 1792 within the properties of Marcantonio IV Borghese, near Rome, where the ancient city of Gabi once stood. The work was immediately acquired by the prince and included in his collections.

However, it happened in 1807 that due to serious financial difficulties, Prince Camillo Borghese, son of Marcantonio, was forced by Napoleon to sell as many as 344 works from the family collection to France. This is why the Diana of Gabi, from 1820, is now located beyond the Alps.

Diana or Artemis, whatever you want, is sculpted in marble at a larger size than her natural size. The weight of the work is supported by the right leg which, as you can see, increases the support surface thanks to the tree stub.

The goddess wears a chiton characterized by wide sleeves, a typical attribute of the goddess Artemis. The chiton is tied by straps: one is hidden while the other is clearly visible at waist level. The woman is immortalized in the moment in which she places the brooch on her cloak and that movement makes her dress slip from her left shoulder.

The sculpture is full of details carried out with excellent craftsmanship: look for example at the sandals tied to her feet that the goddess shows off.

According to what Pausanias wrote, Praxiteles sculpted Athemis for the Acropolis of Athens. The inventories of the temple dated between 347 and 346 BC, mention a delicate sculpture wrapped in a chiton that is wearing the gift of her devotees.

Diana’s head is very reminiscent of that of the Sauroctonian Apollo and Cnidian Aphrodite, both works attributed to Praxiteles.

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you and will meet you in future posts and on social media.

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