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6 marzo 1475: la mia nascita raccontata dal Vasari

In questa giornata dedicata al ricordo della mia nascita, vi voglio proporre come il Vasari la racconta nella seconda edizione delle Vite.

Ecco qua: “Nacque dunque un figliuolo sotto fatale e felice stella nel Casentino, di onesta e nobile donna, l‘anno 1474 (anno fiorentino) a Lodovico di Lionardo Buonarruoti Simoni, disceso, secondo che si dice, della nobilissima et antichissima famiglia de’ Conti di Canossa.

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Al quale Lodovico, essendo podestà quell’anno del castello di Chiusi e Caprese, vicino al sasso della Vernia, dove san Francesco ricevé le stìmate, diocesi aretina, nacque, dico, un figliuolo il sesto dì di marzo, la domenica, intorno all’otto ore di notte, al quale pose nome Michelagnolo, perché, non pensando più oltre, spirato da un che di sopra, volse inferire costui essere cosa celeste e divina oltre all’uso mortale, come si vidde poi nelle figure della natività sua, avendo Mercurio e Venere in seconda nella casa di Giove con aspetto benigno riceuto: il che mostrava che si doveva vedere ne’ fatti di costui, per arte di mano e d’ingegno, opere maravigliose e stupende.

Finito l’ufizio della podesteria, Lodovico se ne tornò a Fiorenza enella villa di Settignano, vicino alla città tre miglia, dove egli aveva un podere de’ suoi passati; il qual luogo è copioso di sassi e per tutto pieno di cave di macigni, che son lavorati di continovo da scarpellini e scultori che nascono in quel luogo la maggior parte.

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Fu dato da Lodovico Michelagnolo a balia in quella villa alla moglie d’uno scarpellino. Onde Michelagnolo, ragionando col Vasari, una volta per ischerzo disse: “Giorgio, s’i’ ho nulla di buono nell’ingegno, egli è venuto dal nascere nella sottilità dell’aria del vostro paese d’Arezzo; così come anche tirai dal latte della mia balia gli scarpegli e ‘l mazzuolo con che io fo le figure”.

Crebbe col tempo in figliuoli assai Lodovico, et essendo male agiato e con poche entrate, andò accomodando all’arte della lana e seta i figliuoli, e Michelagnolo, che era già cresciuto, fu posto con maestro Francesco da Urbino alla scuola di gramatica; e perché l’ingegno suo lo tirava al dilettarsi del disegno, tutto il tempo che poteva mettere di nascoso lo consumava nel disegnare, essendo per ciò e dal padre e da’ suoi maggiori gridato e talvolta battuto, stimando forse che lo attendere a quella virtù, non conosciuta da loro, fussi cosa bassa e non degna della antica casa loro. 

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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